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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Verso la fine dell’Europa

JeroenDijsselbloem

In nome di miseri interessi di parte si stanno uccidendo gli ideali dell’Europa unita. Cipro è stato il set della puntata pilota della fiction che ora stravolgerà l’Euro accelerando il nuovo declino del Vecchio continente

Oggi per il nono giorno consecutivo le banche di un paese europeo resteranno chiuse mentre una misura “dittatoriale” impedisce ai cittadini di prelevare più di cento euro al giorno dai bancomat. Questo più di ogni altra cosa rappresenta l’evidente fallimento delle politiche europee, e per fortuna questa volta i mercati stanno letteralmente “stroncando”.

Come mai questa netta inversione di tendenza rispetto a ieri? Le cose apparentemente potrebbero essere due: i mercati hanno la memoria corta oppure dispongono di un cervellino della stessa misura di quello dei “pesciolini rossi”? Che sia un problema di memoria oppure l’impossibilità dei mercati ad elaborare due concetti in parallelo, una cosa resta certa: i mercati stanno attraversando un periodo estremamente complesso, vivono ormai da tempo uno stato psicologico che ha superato il confine della Sindrome da burnout.

Probabilmente un simile esito patologico di un così lungo processo stressogeno era inevitabile ed ha portato su larga scala quella sindrome che generalmente colpisce persone che esercitano professioni particolari ed emerge quando queste non riescono a rispondere in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.

Ma individuare nei mercati la responsabilità di quello che sta avvenendo in Europa non è solo superficiale ma sarebbe assolutamente falso e tendenzioso. Esattamente come il richiamare da parte del Partito Democratico alla responsabilità di non riuscire a formare un governo il Movimento Cinque Stelle. Sarebbe una menzogna pronunciata di chi è perfettamente consapevole di mentire.

Ma lasciamo stare le patologie della psicologia umana e veniamo ai fatti. Il primo fatto che potrebbe apparire evidente è che Bruxelles non è mai stata così inefficace, inefficiente, inconcludente e inaffidabile come in questo ultimo periodo. Le autorità cipriote hanno infatti sollevato il loro problema finanziario nello scorso mese di giugno, ma l’interesse europeo e soprattutto gli incontri decisivi per trovare una soluzione sono arrivati quando i nodi al pettine erano già profondamente intrecciati e inestricabili. E quando è stata finalmente affrontata, la cosiddetta “crisi cipriota”, abbiamo subito appreso che il governo dell’isola mediterranea e la troika volevano risolverla, chi più chi meno, mettendo mano ai depositi bancari dei clienti di quel piccolo paese. La stampa internazionale ignora che una cosa simile è già avvenuta negli anni ’90 in Italia grazie al Governo Amato e parla di una primizia assoluta, di una misura che viene adottata per la prima volta in un luogo chiamato “democratico”.

La prima decisione presa a Bruxelles infatti colpiva indiscriminatamente tutti i cittadini: si sarebbe prelevato il 6,75% dai conti correnti fino a 100mila euro e il 9,9% da quelli superiori. Il Parlamento cipriota aveva bocciato la misura ed è quindi partito il balletto delle responsabilità. A leggere le dichiarazioni sembrava che quella decisione fosse stata presa sulla Luna e da alieni e non a Bruxelles e dai leader dei più grandi paesi. In testa la cancelliera Angela Merkel, che per prima aveva salutato quell’accordo come soddisfacente.

Poi si è cercata una soluzione che non è certo una via di mezzo, ma sicuramente è più popolare: per salvare le banche si è deciso di prendere molto dai ricchi e nulla dai poveri. In questo modo la coscienza è salva e non solo perché non si colpiscono le fasce più deboli ma anche e soprattutto perché i ricchi depositi a Cipro sono soprattutto di stranieri, in particolare dei russi.

I tedeschi su questo punto hanno battuto a lungo, la soluzione infatti aggrediva soprattutto gli interessi russi e quelli degli inglesi che sono presenti a diverse migliaia sull’isola. Forse perché abbagliati da questo, dal poter finalmente ridare uno schiaffo sonoro a Londra e Mosca, hanno trascurato il rischio di un effetto contagio al resto d’Europa?

Assolutamente no, i tedeschi ne erano perfettamente consapevoli, anzi sono stati proprio il Capo della Bundesbank ed esponenti della Commerzbank ad aprire il contagio, additando quella della rapina legalizzata come soluzione valida ed utile anche per l’Italia. Un prelievo forzoso dal 15 al 20% dei conti correnti di italiani e spagnoli avrebbe permesso di sistemare immediatamente il problema del rapporto deficit/Pil. Sono numeri e in Germania lo sappiamo, i numeri vengono prima delle persone. Un concetto che ho ascoltato con le mie orecchie, quando in visita a Villa Madama la Merkel ha detto: «Prima abbiamo pensato ai bilanci, ora possiamo pensare alla crescita, al lavoro e alle persone»”

Ma torniamo a Cipro. Tutto quello che è successo, badate bene, si fonda su un intervento finanziario quasi ridicolo, stiamo parlando infatti di 10 miliardi di euro, una somma che per esempio una società privata come la Apple potrebbe liquidare in contanti per ben 15 volte e senza alcuna conseguenza. Dall’inizio della crisi, dal 2008 al 2012 l’Europa ha stanziato non 10, 50, 100 o 500 ma ben 5mila miliardi di euro per sostenere il sistema bancario. Non esistono scuse di sorta, la questione di Cipro è stata affrontata per stabilire una precisa volontà politica, quella della Germania e dei suoi alleati.

Sarebbe davvero un errore pensare che Bruxelles è diventata improvvisamente piena di fannulloni incapaci. Bisogna aprire gli ecco e comprendere che se un piccolo problema da 10 miliardi di euro da giugno del 2012 si sia arrivati ad affrontarlo solo nel marzo del 2013 è solo perché questa è stata una precisa volontà politica, frutto di una strategia che vuole affermare e consolidare gli interessi tedeschi prima in Europa e poi nel mondo.

E per affermare questa egemonia che non si colpiscono gli azionisti delle banche o i detentori di loro obbligazioni, quindi persone o società che hanno deciso di assumersi consapevolmente dei rischi e che non potrebbero piangere più di tanto. Perché non si è imposto a Cipro di nazionalizzare le banche, di azzerare le azioni degli istituti coinvolti e di usare i 10 miliardi di euro riformare l’intero sistema bancario cipriota e amministrarlo nell’interesse pubblico?

Non ci hanno nemmeno pensato, invece hanno addirittura deciso di punire i piccoli risparmiatori, come quella bambina di 11 anni che intervistata dalle televisioni spiegava che metteva da parte la sua paghetta mensile con l’obiettivo di farsi un piercing a 15 anni. Si volevano appropriare del 6,75% del suo risparmio, pur di non punire gli interessi dei manager e degli azionisti delle banche che sono in realtà i veri protagonisti e responsabili di questa drammatica situazione.

Ora i risparmi della piccola non saranno toccati, ma questa resta una rivoluzione che riguarda tutti gli europei, che colpevolmente sono rimasti a guardare e proprio come era successo per la Grecia, invece di intervenire e fare pressioni per cambiare radicalmente il modo di approcciare questi problemi nel solco della solidarietà, trovano addirittura giovamento nel sentirsi migliori rispetto ai greci e ai ciprioti.

L’angoscia era comunque palpabile, per qualche giorno si è temuto che Cipro avesse finito per “saltare” divenendo la prima crepa nella diga dell’Euro, il primo Paese a sbattere la porta, dicendo a Bruxelles: “I tuoi euro, sai dove li puoi andare a metterli???“.

E invece no, miracolosamente, domenica sera, il giorno preferito da tutti i miracolanti della finanza, i tecnocrati europei hanno trovato la formula magica e salvato Cipro dal fallimento. Convinti di punire solo l’oligarchia e gli imprenditori russi, accusati per altro di riciclare i loro soldi sporchi della mafia russa, frutto della tratta delle bianche, del traffico di armi e della vendita di testate nucleari. Senza pudore e con la stessa identica arroganza che ha portato l’Europa nella seconda guerra mondiali, politici e stampa rendono noto che nessun russo possa essersi guadagnato onestamente i propri soldi, quindi si lavano le mani senza provare alcun senso di colpa.

L’alba di lunedì mattina ha registrato un’ondata di positivismo sulle borse. Fino a quel momento la situazione era rimasta in sospeso, nessuno voleva prendere parte al rally del secolo. Ma ora che il fallimento di Cipro era stato evitato i mercati si buttavano a celebrare il suo salvataggio. Grazie alla memoria corta o all’incapacità di elaborare contemporaneamente due concetti il mercato si era infatti ripreso e si registrava quindi un lunedì positivo.

Ma a far presente quali altri erano i rischi di questa operazione ci ha pensato martedì sera l’olandese Jeroen Dijsselbloem, il Capo dell’Eurogruppo, di tutti i ministri delle Finanze europei, che ha segnato uno straordinario goal alla Van Persie, dichiarando che il piano di salvataggio applicato per Cipro potrebbe essere un piano applicabile anche al resto d’Europa. Ha letteralmente gelato la platea dei giornalisti. Un drammatico silenzio in cui lo sguardo di tutti i presenti si è rivolto ai suoi occhi e gli ha fatto perdere il filo: «ehm …. abbiamo completamente dimenticato il punto 2 della crisi! Andiamo avanti».

Il Capo dell’Eurogruppo ha lasciato cadere la sua frase e solo dopo qualche ora è stato persino costretto a rimangiarsela. Ha fatto un passo indietro definendo quello cipriota: «un caso limite e specifico che presentava sfide eccezionali».

Ma i mercati, come abbiamo visto non riescono ad elaborare due diversi concetti allo stesso tempo, hanno subito abbandonato il problema del fallimento di Cipro e grazie al suo intervento lo hanno immediatamente sostituito con il rischio di una replica della soluzione Cipro. Magari proprio a partire dall’Italia, ora anello ancora più debole, visto la mancanza di una maggioranza e la possibilità di un governo non proprio di continuità rispetto all’ossequioso Mario Monti, grande difensore delle banche e convinto sostenitore della priorità degli interessi del mondo della finanza rispetto ad ogni altra esigenza. Ieri in Parlamento il Senatore a vita ha tentato di continuare a propinare le ricette della sue fallimentari teorie, ma senza alcun successo, anzi l’applauso è stato poco convinto persino nella sua sparuta pattuglia di senatori.

Infatti, anche la piccola mente di un pesciolino rosso è in grado di far affiorare una semplice visione, l’immagine di centinaia di migliaia di persone che armate di forconi e lance prendono d’assalto le banche per recuperare i loro risparmi prima che il governo venga a mungerli con la sua forzosa trattenuta fiscale. L’Europa ha deciso di governare i suoi sudditi esattamente come lo sceriffo di Nottingham. Proprio come aveva fatto l’emulo italico che è però fortunatamente stato bocciato alle elezioni da ben 9 italiani su 10.

Ma la stessa identica filosofia dell’economia sociale di mercato, quella che unisce nel profondo dell’animo Monti e Merkel, quella che ha sempre legiferato negli interessi di pochi a scapito dei molti – quella che ha anche portato l’Europa ad infischiarsene dei vitelli, delle mucche, dei maiali, non importa quello che si mette nelle lasagne, l’importante è che si vendano, poi si vedrà – non è stata assolutamente battuta in Europa, anzi è vegeta e forte più che mai. Non contano le persone, contano i numeri. Ognuno è causa del suo male e pianga se stesso. Non esistono problemi comuni, ognuno deve pagare i suoi propri conti. Non è giusto che i ricchi e i forti debbano aiutare i poveri e i deboli.

L’Europa a trazione tedesca, insomma, quella che ancora una volta se ne infischia di donne, bambini, anziani, vuole andare avanti nella strada della Über Alles. Deutschland, Deutschland über alles, über alles in der Welt: «Germania, Germania, al di sopra di tutto, al di sopra di tutto nel mondo. Donne tedesche, fedeltà tedesca, vino tedesco e canto tedesco, devono mantenere nel mondo il loro antico, bel suono. Che ci ispirino a nobili azioni lungo tutta la nostra vita. Donne tedesche, fedeltà tedesca, vino tedesco e canto tedesco».

Non sono parole tratte da manuali, testi o canzoni nazional-socialisti, sono le parole dell’ancora attuale inno ufficiale tedesco, che persino reclama l’unità dell’Adige con la patria teutonica. E infatti le borse e gli interessi del debito pubblico tedesco sono usciti rafforzati dal salvataggio di Cipro. Sempre e comunque sono i Paesi del Sud a pagare le scelte dell’Europa germanocentrica.

I mercati si sono quindi resi conto che Cipro è stato il piccolo set dove si è girata la puntata pilota della fiction che ora andrà in onda e travolgerà l’Europa. Ora si potranno aprire le porte e tutte le finestre per lanciare la crisi della nuova primavera, che questa volta sarà molto più complicata del previsto. Le prossime puntate del thrilling saranno all’insegna di una suspence crescente, e speriamo che il finale non rispetterà il copione.

A parte i tedeschi e i loro alleati, Wall Street e le borse orientali hanno impiegato qualche giorno, ma ora sono convinte che il salvataggio di Cipro non risolve nulla, anzi al contrario, apre scenari ancora peggiori per la tenuta dell’Eurozona.

Nelle notizie di oggi, si nota come il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble sia in cerca di amicizia in Europa, ma purtroppo non appare consapevole della situazione e continua a lagnare che il suo Paese: «è vittima di critiche dall’estero perché ognuno è geloso del successo della Germania. Ma io vi dico, che l’Europa non è vinta».

Ma di quale Europa parla Schäuble? Di quella dominata dall’economia sociale di mercato che destina 5mila miliardi di euro al sistema bancario e trasforma le democrazie in “protettorati” imponendo a governi fantoccio di eseguire gli ordini e gettare nella povertà e disperazione i loro popoli?

Ha ragione, questa Europa non è stata ancora sconfitta, anzi la vittoria è vicina. Ora basterà ripetere il modello cipriota anche in Italia e Spagna. I conti saranno in ordine, i popoli avranno finalmente compreso che gli unici valori morali e l’unico sistema sociale ed economico è quello professato da Berlino. Saranno queste le armi segrete che permetteranno questa volta ai leader di Berlino di non suicidarsi nel bunker, di non finire invasi e divisi in due per cinquant’anni, ma di imporre la loro volontà e finalmente realizzare in terra una società migliore a loro immagine e somiglianza?

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