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Vaticano sempre più trasparente

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Lo IOR annuncia: da quest’anno pubblicheremo il bilancio e i documenti sulle nostre attività online

Lo IOR, la banca vaticana spesso accusata di opacità, pubblicherà il suo stato patrimoniale ed altri documenti su internet. Lo ha annunciato Ernst von Freyberg, il suo presidente: «L’apertura di questo sito web garantirà una maggiore trasparenza e apertura verso l’esterno». L’industriale e aristocratico tedesco che era stato nominato da Papa Benedetto XVI, compie quindi un nuovo importante passo nella politica di riforma portata avanti dal Vaticano sull’Istituto per le Opere di Religione, sospettato in passato di essere coinvolto in operazioni opache e persino accusato di riciclaggio di denaro sporco.

Accuse che non sono mai state provate, ma che spesso, proprio per la mancanza di trasparenza, pur in assenza di ogni riscontro tangibile sono rimbalzate con forza sui giornali, come avvenuto nel clamoroso scandalo del 1982 legato alla loggia massonica P2. Da diversi giornalisti lo IOR è stato nel tempo accostato in contesti legati ad operazioni nascoste della CIA e talvolta persino alla mafia. L’extraterritorialità di questo istituto finanziario è stata quindi fino ad oggi un’arma a doppio taglio, nella stessa identica maniera in cui non era possibile dimostrare le sue responsabilità non era nemmeno possibile certificare l’estraneità ai fatti contestati, cronaca e fantasia si sono quindi accavallate senza freni e l’immagine dell’istituto ne è risultata decisamente compromessa.

L’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, era stato sollevato a maggio del 2012 dalla gestione dello Ior, che aveva guidato dal 2009 senza mai riuscire ad adeguare la cosidetta “Banca del Papa” alle normative antiriciclaggio internazionali. A luglio dello scorso anno il rapporto del Moneyval, il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa che si occupa del riciclaggio di denaro, ha ritenuto che le autorità vaticane hanno percorso una lunga strada in un tempo molto breve, ma che molto lavoro restava ancora da fare.

La prossima relazione del Moneyval sugli sforzi compiuti dal Vaticano nella lotta contro il riciclaggio è attesa per il prossimo dicembre. Tra i problemi sollevati dal gruppo di esperti europei il fatto che lo Ior, che ha 33.404 conti, era molto indietro con l’attuazione delle normative sul database dei suoi clienti, gli esperti richiedevano inoltre un controllo indipendente e sollevavano dubbi circa i reali poteri dell’Autorità per l’Informazione Finanziaria, la struttura fondata nel dicembre 2010 su iniziativa di Papa Benedetto XVI che aveva posto alla sua guida René Brülhart, il famoso esperto svizzero nella lotta contro il riciclaggio.

Quest’ultimo ha portato avanti un impegnativo lavoro, sarebbe ormai in procinto di firmare accordi con diversi paesi occidentali, mentre ha già formalizzato l’accordo con l’autorità competente del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Fondata nel 1942 da Papa Pio XII, lo Ior ha un patrimonio stimato in circa cinque miliardi di euro e gestisce i conti di migliaia di ordini religiosi e di associazioni cattoliche sparse in tutto nel mondo. La sua gestione è un tema sensibile per il Vaticano, al centro dell’attenzione prima e durante l’ultimo Conclave. Nei documenti rubati dalla scrivania di Papa Benedetto XVI e rivelati dallo scandalo Vatileaks vi erano infatti diversi denunce sulle disfunzioni di questo importante istituto finanziario che ora sembra aver imboccato decisamente la strada della trasparenza.

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