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USA: evitato il Fiscal Cliff

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Il compromesso dell’ultimora segna per Obama una vittoria solo parziale. Ora restano due mesi per risolvere il problema legale per poter aumentare il debito sovrano

Il Congresso degli Stati Uniti ha finalmente approvato la legge che evita agli Stati Uniti l’aumento automatico e generalizzato delle tasse ed imponenti tagli alla spesa, il cosiddetto “Fiscal Cliff”. Una vittoria che però è solo parziale per Barack Obama, visto che alcune questioni spinose restano sul tavolo e dovranno essere superate in accordo con i repubblicani nelle prossime settimane.

«Uno dei pilastri della mia campagna elettorale è stato quello di modificare le normative fiscali che sono state troppo a lungo favorevoli ai ricchi a scapito della classe media – ha dichiarato il presidente democratico durante un discorso alla Casa Bianca poco prima 23:30 (le 04:30 di questa notte ora italiana) – Questa sera lo abbiamo realizzato con il voto al Congresso dei democratici e dei repubblicani» ha dichiarato Obama, 20 minuti dopo che la Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, aveva seguito l’esempio del Senato, dominato dai democratici, approvando la legge che tra l’altro, stabilisce l’aumento dell’aliquota fiscale per le famiglie con redditi al di sopra dei 450.000 dollari l’anno.

I repubblicani si sono divisi, ed una parte di loro alla fine, pur ribadendo il netto rifiuto al principio di un aumento della pressione fiscale, e per evitare il “Fiscal Cliff” ha deciso di votare a favore del dispositivo di legge, che è stato quindi approvato quando in Italia erano le 4.00 del mattino con 257 favorevoli e 167 contrari.

Il Senato, che per la prima volta negli ultimi 40 anni, si era riunito nella notte di Capodanno, aveva dato il via libera con una maggioranza schiacciante, 89 voti contro 8, grazie ad un compromesso frutto del negoziato condotto dal vice presidente Joe Biden con il leader della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell.

Obama, che subito dopo Natale aveva interrotto le sue vacanze nelle native Hawaii per tornare a Washington e gestire direttamente la crisi con i repubblicani al Congresso, è quindi risalito sul suo Air Force One, per raggiungere la famiglia che era rimasta nei pressi della capitale Honolulu. Ma prima di partire, Obama ha messo in guardia i repubblicani dalla tentazione di vendicarsi nelle prossime importanti scadenze sul bilancio che si profilano all’orizzonte, in particolare rispetto al necessario aumento del limite legale del debito, una questione che dovrà essere risolta e superata entro la fine del primo trimestre di quest’anno.

«Sono pronto e disponibile a negoziare su molte cose, ma non voglio ancora discutere con il Congresso sulla necessità di saldare gli impegni economici stabiliti dalle leggi già approvate» ha tuonato Obama, che pur senza citarlo ha voluto ricordare l’episodio avvenuto nell’estate del 2011, quando le tensioni del dibattito erano costate agli Stati Uniti un declassamento del loro debito sovrano da parte di Standard and Poor’s.

In sostanza la legge approvata risolve il “fiscal Cliff” solo per quanto riguarda l’aumento automatico e generalizzato delle tasse, portando l’aliquota dal 35% al ​​39,6% per le famiglie con un reddito superiore ai 450.000 dollari l’anno, mentre rimanda di due mesi il termine per i tagli alla spesa pubblica, un orizzonte che promette una nuova e tesa battaglia tra la Casa Bianca e i conservatori repubblicani. Obama incassa quindi una vittoria solo parziale, tassando i ricchi e salvaguardando i ceti più poveri ha certamente ottenuto una inversione di tendenza rispetto all’amministrazione del suo predecessore George W.Bush, ma molti democratici non nascondono la loro delusione, visto che durante la campagna elettorale Obama aveva parlato di una soglia di 250mila dollari, andando poi invece a chiudere la trattativa a 450mila dollari, a fronte dei repubblicani che volevano porre la soglia dell’aumento dell’aliquota ad un milione di dollari.

Ad ogni modo, la soluzione della crisi è arrivata in tempo utile ad evitare il baratro, che poteva generare una possibile ed immediata crisi dei mercati finanziari, in particolare di Wall Street, che dopo essere rimasta praticamente in stallo da mesi per seguire con ansia le trattative, potrà riaprire ora all’insegna dell’ottimismo. L’accordo raggiunto a Washington ha dato subito vigore anche ai mercati azionari asiatici che hanno aperto oggi tutti al rialzo. Ad Hong Kong, l’indice Hang Seng, che ha aperto con il +1% è passato rapidamente al +2,89%, Seoul segna +1,71%. Sydney +1,23%.

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