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Unione bancaria frenata da Berlino

shauble

Malgrado il tour de force notturno i ministri delle Finanze dell’Unione Europea chiudono con il negoziato con un nulla di fatto

C’erano tutti i ministri del 28 paesi membri ma non sono riusciti a mettersi d’accordo su tutti i punti e si riuniranno nuovamente la prossima settimana per cercare di sigillare un accordo finale. «Hanno fatto progressi decisivi stasera», ha annunciato poco prima della mezzanotte Michel Barnier, il Commissario europeo per i servizi finanziari.

Le dichiarazioni ufficiali sono tese a presentare progressi che tuttavia, non hanno permesso di portare a termine le difficili trattative relative al meccanismo di risoluzione. In realtà la situazione è ben diversa, in parole povere non c’è accordo sul chi, come e quando debba intervenire per risolvere il destino delle banche in difficoltà nella zona euro. Una questione non da poco, visto che stiamo parlando di chi debba intervenire in ultima istanza per evitare il fallimento di una banca.

Su questo fondamentale tema, tralasciando le parole di circostanza, il progresso sembra andare di fatto nella direzione del caos: c’è chi dice che i fondi di salvaguardia devono essere comuni, chi invece vuole che ogni singolo paese si faccia carico dell’intervento, tutti sembrano d’accordo solo sul fatto che occorre intervenire evitando il più possibile di utilizzare il denaro pubblico.

Un recinto che verrà costruito quando i buoi sono già da tempo fuggiti. Infatti, non solo i tecnocrati ma anche i media evitano di sottolineare un dato che dovrebbe essere recitato ogni mattina, proprio come una preghiera: dall’inizio della crisi, precisamente dal 2008 al 2012, l’Europa ha destinato ben 5mila miliardi di euro in favore delle banche e del sistema finanziario. E questo avveniva mentre austerità e rigore venivano imposte alle nazioni per ricadere sulla testa di interi popoli, gettando milioni di cittadini nella povertà.

Il prossimo incontro dovrebbero svolgersi mercoledì 18, alla vigilia del vertice UE, «probabilmente un lungo incontro nella notte» ha già avvertito il ministro francese Pierre Moscovici che pur registrando “un grande passo avanti” ha confermato che rimane “molto lavoro da fare“, in particolare sul fronte tecnico e giuridico.

«Abbiamo percorso una lunga strada» ha risposto il ministro tedesco Wolfgang Schäuble che ha sottolineato l’importanza di raggiungere l’accordo quest’anno: «I ministri devono trovare un compromesso entro la fine dell’anno, in modo che il testo possa essere definitivamente adottato prima delle elezioni europee del maggio 2014».

Ancora una volta la Germania è trasparente, non nasconde che proprio grazie al sistema intergovernativo ha potuto imporre la sua volontà in Europa e dimostra per l’ennesima volta di avere “paura” della democrazia. Sono d’altronde ben comprensibili le ragioni storiche che portano i leader tedeschi a diffidare dell’espressione della volontà popolare, come il terrore per l’inflazione sono entrambe paure che affondano le loro radici nel disastro finanziario della Repubblica di Weimar e nella elezione democratica di Hitler, investito indiscutibilmente dalla sovranità popolare.

Ma torniamo ai molti problemi attuali da risolvere, cominciando con il meccanismo del processo decisionale. A decidere sul destino delle banche dovrebbe essere un Consiglio in cui saranno rappresentati gli Stati. Ma quando per motivi giuridici si arriva alla conclusione che la decisione formale deve tornare ad una istituzione europea, e la Commissione si propone di svolgere questo ruolo, ecco che invece la Germania si oppone.

Insomma, per la Germania va tutto bene quando si impongono alle altre nazioni principi e sistemi compatibili con gli interessi tedeschi, ma quando si tratta di cedere una piccola parte della propria sovranità alle istituzioni europee, allora ecco che la Germania si oppone.

Un altro tema delicato è il campo di applicazione del meccanismo. Anche qui assistiamo ad una partita Germania contro tutti: i tedeschi vogliono escludere le banche dei loro Lander, Berlino si batte perché questo meccanismo riguardi solo le 130 grandi banche della zona euro, mentre la Francia vuole ovviamente che siano invece sottoposte al meccanismo tutte le 6.000 banche dell’Unione monetaria. E l’Italia che posizione prende?

Anche per quanto riguarda il fondo unico di salvaguardia, la sua creazione è fortemente ostacolata da Berlino, che è contro ogni tipo di condivisione dei rischi nella zona euro. I tedeschi chiedono quindi di operare con “compartimenti stagni”, ogni Stato dovrebbe alimentare il suo fondo di salvaguardia e solo con questo potrebbe intervenire.

Ma allora a cosa servirebbe il meccanismo comune? A nulla, solo chiacchiere per alimentare il fumo che non deve lasciar trasparire la realtà delle cose. L’unico obiettivo è limitare i danni in vista delle prossime elezioni europee, continuare nella direzione favorevole esclusivamente ai propri interessi, invece di andare avanti verso una maggiore unita, si continua con la guerra economica e con i protettorati germanocentrici.

E le banche ora si apprestano a battere ulteriormente cassa: secondo Standard & Poor le 50 maggiori banche europee hanno infatti bisogno di altri 110 miliardi di euro, e il 39% di questo pesa sulle banche dei cosiddetti PIGS, Portogallo, Italia, Irlanda, Spagna e Grecia. Per la PricewaterhouseCoopers la stima sale a ben 280 miliardi di euro di nuovo capitale per sopperire alle necessità di tutte le banche europee nel 2014, che senza questa linfa non sarebbero in grado di soddisfare i requisiti normativi e le valutazioni della Banca centrale europea.

Siamo alle solite, se i cittadini non riescono a lavorare che si arrangino, se non hanno soldi per fare la spesa il problema resta loro, se non riescono a pagare l’affitto vanno sfrattati e se non pagano il mutuo gli viene tolta la casa. Se non hanno soldi per pagare le cartelle esattoriali gli si pignorano i beni, se gli imprenditori non hanno credito e falliscono pazienza, ma se le banche non sono in grado di soddisfare i requisiti normativi ecco che i soldi (pubblici) arrivano in loro soccorso.

Non mi stancherò mai di ribadirlo, dall’inizio della crisi l’Europa ha stanziato ben 5mila miliardi in favore del settore bancario, proprio mentre imponeva solo ai popoli le sue assurde e nocive misure di rigore e austerità. Questo circolo vizioso va spezzato al più presto.

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