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Una storica telefonata

rohani

Per la prima volta dopo quasi 35 anni i leader di Stati Uniti e Iran tornano a parlarsi

Per vedere una fotografia in cui appaiono insieme occorrerà ancora attendere, ma intanto Obama e Rohani si sono parlati. Lo hanno fatto al telefono e sembra che a chiamare sia stata proprio la Casa Bianca, forse anche un modo per ristabilire coerenza all’immagine del premio Nobel per la pace, decisamente offuscata dalle dichiarazioni interventiste del presidente americano sulla Siria.

Solo qualche settimana fa Barack Obama aveva infatti dichiarato che il fatto che non erano intervenuti in Siria non significava che gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti in Iran. Ora la Casa Bianca sembra voler giocare in anticipo la carta dell’azione diplomatica, la speranza è quindi alta e concreta, ma non è assolutamente detto che sarà risolutiva.

Intanto a fare i conti con questa nuova impostazione è il presidente iraniano. Due persone sono state arrestate dopo l’incidente avvenuto sabato scorso all’arrivo a Teheran di Hassan Rohani, quando gruppi islamisti avevano scandito slogan e lanciato una scarpa verso l’auto del presidente. I manifestanti hanno espresso così la loro rabbia, criticando il presidente iraniano proprio per il fatto che venerdì aveva parlato al telefono con Obama.«Due manifestanti sono stati arrestati e un’indagine è stata aperta – ha dichiarato ieri un funzionario di polizia citato dalla agenzia di stampa Isna – ma non possiamo ancora rivelare l’identità degli arrestati». Anche se in molti hanno evidenziato questo episodio non bisogna stravolgere la realtà, di fatto all’aeroporto era decisamente più numeroso l’altro gruppo di manifestanti che era venuto a salutare il gesto di mano del presidente iraniano, erano infatti a centinaia quelli che gridavano “Rohani grazie”.

La conversazione telefonica tra il presidente Obama e Rohani al termine della visita del presidente iraniano a New York resta in ogni caso un fatto storico, è infatti la prima volta che i vertici di queste due nazioni si parlano direttamente dopo quasi 35 anni di assenza di relazioni diplomatiche interrotte nel mese di aprile del 1980, durante la lunga presa di ostaggi seguita all’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran.

La maggior parte dei giornali e dei politici iraniani hanno sostenuto l’atto del presidente Rohani, ad eccezione del quotidiano ultraconservatore “Kayhan” che ha invece criticato questa storica azione.

Il capo della diplomazia iranian, Mohammad Javad Zarif, che è ancora a New York, ha difeso sulla sua pagina Facebook quella conversazione definendola «una spina nel fianco di coloro che vogliono fare del male all’Iran e all’Islam». Ma nello stesso tempo Zarif ha ribadito il diritto non negoziabile dell’Iran di arricchire l’uranio, senza mancare di accusare Israele di mentire sulle reali intenzioni di Teheran .

«L’Iran è pronto a negoziare, lo vogliamo e tutti gli aspetti del programma di arricchimento nucleare dell’Iran sono sul tavolo» ha assicurato il ministro degli esteri iraniano in una intervista rilasciata alla rete televisiva americana ABC.

Da tempo i Paesi occidentali e sorattutto Israele accusano l’Iran di voler costruire armi nucleari sotto la copertura del suo programma nucleare civile, Tehera ha sempre negato, ed ora non solo vuole riprendere i negoziati con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ma il presidente Rohani durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New ha ribadito la sua disponibilità al dialogo con Washington per risolvere la crisi nucleare, un cambiamento radicale della politica iraniana che è stato molto apprezzato.

Ora però sarà il turno di Netanyahu, che oggi incontrerà il presidente Obama e cercherà di convincere gli Stati Uniti e il mondo che la minaccia nucleare iraniana non è affatto diminuita: «Ho intenzione di ristabilire la verità di fronte alla retorica offensiva e ai sorrisi» ha dichiarato il premier israeliano prima di salire sull’aereo.

«Dal 1991 Netanyahu ed i suoi colleghi dicono che all’Iran mancano sei mesi per produrre un’arma nucleare. SOno passati 22 anni e si continua a dire che ci mancano sei mesi per farlo» ha sottolineato Zarif accusando Israele di aver ucciso impunemente diversi scienziati iraniani: «Non cerchiamo di produrre armi nucleari, non le vogliamo e pensiamo che minerebbero la nostra stessa sicurezza. L’Iran, nelle sue attività nucleari, non ha mai avuto un obiettivo militare e siamo pronti a discutere apertamente di questo. Dopo 34 anni di diffidenza reciproca, dobbiamo lavorare insieme per farla cessare, con gesti reciproci che ogni parte dovrà adottare» ha ribadito il ministro iraniano.

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