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Un giovane si immola nel centro di Tunisi

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Un ventenne venditore ambulante si da fuoco per protesta nello stesso giorno in cui il nuovo governo deve ottenere la fiducia dall’Assemblea Costituente

Immolandosi per protesta, un uomo è rimasto gravemente ustionato questa mattina nella Avenue Habib Bourguiba, nel pieno centro di Tunisi, un gesto altamente simbolico come quello che aveva innescato la rivoluzione tunisina del 2011.

Secondo le prime testimonianze si tratterebbe di un giovane che vende sigarette, testimoni l’hanno sentito gridare contro la la disoccupazione prima di darsi fuoco davanti il palazzo del teatro comunale. Gli astanti si sono subito precipitati sul giovane e sono riusciti a spegnere le fiamme, ma purtroppo tutta la pelle del giovane ventenne è rimasta bruciata e questo lascia temere il peggio sulle sue possibilità di sopravvivere.

Era perfettamente cosciente ma incapace di muoversi quando i servizi di emergenza lo hanno trasferito all’ospedale di Ben Arous Burn, alla periferia di Tunisi. Gli agenti di polizia e i vigili del fuoco presenti hanno rifiutato di dare informazioni sulla identità della vittima e sul suo stato di salute. L’Avenue Habib Bourguiba, è stata la “Mecca” della rivoluzione del 2011, rappresenta l’asse centrale di Tunisi, i cui marciapiedi sono arredati da terrazze dove molti tunisini si guadagnano da vivere con la vendita di sigarette sciolte.

Sono numerosi i casi di auto-immolazione che hanno avuto luogo in Tunisia durante e dopo la rivoluzione del gennaio 2011, scatenata il 17 dicembre del 2010, quando appunto il giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi, si era immolato a Sidi Bouzid disperato per la povertà e le vessazioni della polizia.

Le difficoltà economiche e sociali sono la principale causa della rivolta che ha fatto crollare il regime di Zine El Abidine Ben Ali. Ma due anni dopo, la disoccupazione e la povertà continuano ad affliggere la Tunisia. Scioperi e proteste si sono moltiplicati negli ultimi mesi, regolarmente degenerati nella violenza. A fine novembre, circa 300 persone sono rimaste ferite in una settimana di scontri con la polizia a Mpumalanga, nel Nord-ovest del Paese.

Ora, a peggiorare la situazione, anche lo stallo politico, aggravato profondamente dall’assassinio dell’oppositore Chokri Belaid, la cui uccisione lo scorso 6 febbraio ha portato alla caduta del governo guidato dal partito islamico Ennahda.

Proprio oggi pomeriggio, il nuovo primo ministro, l’islamista Larayedh Ali e il suo governo devono ottenere la fiducia dei membri dell’Assemblea Nazionale Costituente.

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