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Turchia: sull’ENI è rappresaglia

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Ennesima sconfitta per l’Italia: Ankara esclude la nostra compagnia petrolifera da ogni progetto energetico per rappresaglia alla sua collaborazione con Cipro

Un governo ormai scaduto da mesi che con le dimissioni del ministro degli Affari Esteri è perfino “marcito”, il Fondo Monetario Internazionale ha parlato ieri sera del rischio Italia e dopo gli schiaffi indiani ora arrivano anche quelli turchi.

Infatti, il ministro turco dell’energia Taner Yildiz ha appena annunciato ufficialmente che il suo Paese ha deciso di sospendere tutti i progetti con la nostra compagnia petrolifera, l’ENI, come rappresaglia per la sua partecipazione alle campagne sull’esplorazione petrolifera e alla ricerca di giacimenti di gas al largo di Cipro, operazioni ampiamente e apertamente contestate da Ankara.

«Abbiamo assunto la decisione di non più lavorare con l’ENI e di sospensione tutti i suoi progetti in Turchia ha dichiarato Yildiz all’agenzia di stampa Anatolia. Il ministro, che ad Ankara ha anche risposto alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza ha sottolineato che: «la decisione è stata presa a causa della perseveranza dell’ENI nel condurre attività di esplorazione nelle acque internazionali nel Mediterraneo di fronte a Cipro nonostante i ripetuti avvertimenti provenienti dalla Turchia».

Dal 1974 l’isola di Cipro è divisa praticamente a metà, dopo che la Turchia portò a termine una invasione armata nel nord a seguito di un colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti che volevano annettere l’isola alla Grecia. La questione è quindi considerata ancora e del tutto aperta per Ankara, malgrado l’altra parte dell’isola sia entrata nell’Unione europea, proprio quello Stato abitato da circa un milione di persone che è stato oggetto della crisi finanziaria che ha monopolizzato l’attenzione del mondo.

Il colosso energetico italiano aveva annunciato alla fine di gennaio di aver firmato con il governo di Cipro degli accordi di ripartizione per l’esplorazione e la produzione di tre piattaforme al largo della costa di Cipro, in una zona che probabilmente ospita nutrite riserve di gas.

ENI di fatto è l’operatore leader di questa operazione, detiene infatti l’80% del Consorzio mentre il restante 20% è detenuto da Kogas, un gruppo coreano. I contratti sono stati assegnati dopo una gara internazionale che è stata assegnata nel maggio 2012. La Turchia si è sempre opposta fermamente definendo illegali queste esplorazioni intraprese dal governo cipriota

Ankara ha a lungo minacciato di applicare ritorsioni ed escludere da progetti energetici futuri le compagnie petrolifere che avessero intrapreso l’esplorazione a largo di Cipro. Ora Ankara dagli avvertimenti è passata ai fatti, però questi fatti per ora riguardano solo l’Italia.

La società statunitense Noble Energy, licenziataria di un blocco, aveva infatti annunciato già nel 2011 di aver scoperto un giacimento di gas che stimava in almeno 226,5 miliardi di metri cubi per un valore complessivo di circa 100 miliardi di euro. Anche la compagnia petrolifera francese Total aveva firmato un accordo con Nicosia e solo ai primi di febbraio di quest’anno e per altri due blocchi esplorativi. Eppure la rappresaglia colpisce solo l’Italia.

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