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Tunisia – In carcere ancora un morto per sciopero della fame

Mohamed Bakhti, uno dei leader salafisti tunisini ha portato avanti fino alla morte il suo sciopero della fame

Dopo Bechir Gholl deceduto in carcere giovedì scorso, è morto questa notte anche Mohamed Bakhti, un altro esponente del movimento salafita tunisino, entrambi da mesi in sciopero della fame

Mohamed Bakhti, una figura ben nota del movimento salafita tunisino, è morto dopo quasi due mesi di sciopero della fame.
“Aveva iniziato lo sciopero – ha dichiarato il suo avvocato – per protestare contro il suo arresto a seguito di un attacco contro l´ambasciata degli Stati Uniti”. Bakhti è deceduto alle due di questa notte in ospedale e l´avvocato Abdelbasset Ben Mbarek ha colto l´occasione per ricordare l´altro suo assistito, Bechir Gholli che è invece morto nella notte di giovedi anche lui per aver rifiutato di almentarsi nel corso della sua detenzione. Bakhti era in coma e in condizioni disperate da diversi giorni dopo aver sofferto di una emorragia cerebrale. Bakhti e Gholli hanno iniziato il loro sciopero della fame a fine settembre, pochi giorni dopo il loro arresto connesso all´indagine sull´attacco contro l´ambasciata americana da parte di una folla di islamisti in cui rimasero uccisi 4 assalitori. I due hanno sempre proclamato la loro innocenza e denunciato le condizioni della detenzione. Il movimento tunisino salafita jihadista si considera vittima di una repressione ingiustificata. La morte di Bhakti viene vista con preoccupazione dagli analisti, essendo egli considerato come una figura chiave del movimento jihadista, il più vicino ad Abu Iyadh, l´organizzatore del presunto attacco contro l´ambasciata degli Stati Uniti, che ancora sfugge alle ricerche della polizia. Condannato nel 2007 a ​​12 anni di carcere dopo i sanguinosi scontri tra esercito e islamisti avvenuti a Soliman, vicino a Tunisi durante il regime del presidente Zine El Abidine Ben Ali, Mohamed Bakhti ha beneficiato del condono dopo la rivoluzione 2011. Abu Iyadh, rilasciato grazie alla amnistia, è considerato uno dei capi del gruppo di tunisini vicino ai talebani afghani accusati di aver organizzato l´attentato che ha ucciso Massoud il 9 settembre del 2001.

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