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Tunisia: il premier annuncia le sue dimissioni

ALI-LARAYEDH

In un comunicato diffuso nella notte tra venerdì e sabato anche l’Unione Nazionale delle Forze di Sicurezza Interna (SNFSI) aveva messo sotto pressione il governo tunisino dominato dagli islamisti che oggi apre la strada al dialogo nazionale

Tra le forti richieste spicca un vero e proprio utlimatum che reclamava al governo il licenziamento entro 48 ore dai vertici del ministero dell’Interno, che secondo il sindacato sono stati nominati solo sulla base della loro fedeltà al movimento islamista Ennahda. Il sindacato venerdì notte annuncia anche la presentazione di una denuncia contro il primo ministro Ali Larayedh in seguito alla morte di gendarmi e poliziotti in seguito agli attacchi jihadisti degli ultimi mesi.

Forte di circa 40.000 membri tra i 60/70.000 poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco della Tunisia, il sindacato non ha specificato quali azioni intendeva intraprendre in caso di rifiuto del governo, ma aveva già programmato una marcia per oggi preista nella avenue Habib Bourguiba di Tunisi, il centro della rivoluzione.

Una manifestazione che non mancherà di assumere forma simbolica essendo occasione di funerali di Stato delle vittime uccise da gruppi di agenti jihadisti. Il governo alla fine ha risposto, il ministro tunisino Ali Laraayedh, ha infatti annunciato il suo impegno a dimettersi, ed a questo inizia ufficialmente il dialogo nazionale. Nel fine settimana aveva proferito parole su questa delicata questione solo il presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente: «Ho invitato i sindacati a sacrificare la loro posizione per facilitare e contribuire al successo della transizione democratica in atto» aveva sottolineato Mustapha Ben Jaafar lasciando intendere che doveva essere il sindacato a fare dei passi indietro.

Ma le minacce del potente sindacato di polizia sembrano aver pesato notevolmente sui rappresentanti dei maggiori partiti politici che avevano nel metre iniziato le prime discussioni presso il palazzo del ministero dei Diritti Umani. Anche se poco veniva lasciato trasparire, le voci di corridoio parlavano della istituzione di tre commissioni, ognuna dedicata a portare avanti gli aspetti fondamentali della tabella di marcia firmata lo scorso 23 settembre: preparativi per le elezioni, progetto di Costituzione e infine formazione di un nuovo governo.

Le minacce del sindacato di polizia si sono quindi abbattute con forza sul governo anche perché avvenivano ad una sola settimana dall’altro eclatante evento organizzato dallo stesso sindacato, una cerimonia di omaggio a due poliziotti uccisi da un gruppo jihadista che ha finito per spodestare il presidente Moncef Marzouki e il suo primo ministro.

Dopo questa azione il governo aveva reagito sospendendo dalle loro funzioni diversi agenti ed infatti tra le richieste del sindacato c’è anche quella di ritirare le accuse contro i leader sindacali accusati in seguito agli incidenti di Aouina.

I sindacati di polizia hanno puntualmente denunciato la mancanza di mezzi per la lotta contro il movimento islamista armato, il SNFSI chiede quindi con forza la creazione di una centrale unica per la lotta contro il terrorismo, indipendentemente dalla natura e della direzione politica del governo del Paese. Le forze di sicurezza, sono ancora molto potenti e influenti in Tunisia, dove sono state per anni il ​​cuore del sistema repressivo del regime di Ben Ali, rovesciato dalla rivoluzione del gennaio 2011.

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