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Trovata l’isola che non c’è

Presente su Google, atlanti, carte nautiche e militari, una piccola isola nel Mar dei Coralli è misteriosamente scomparsa. Un team di ricercatori australiani non ha trovato Sandy Island, che non è finita sott’acqua ma è del tutto sparita

Non è uno scherzo, tanto meno una bufala e il primo di aprile è ancora lontano. Andate su Google Earth e cercatela, la troverete in un attimo. Si chiama Sandy Island, nel Mar dei Coralli, a metà strada tra l’Australia e il territorio francese della Nuova Caledonia, non molto distante da Vanuatu. L’isola si chiama Sandy Island, è presente anche nelle carte nautiche della US Navy, e sui più importanti atlanti internazionali. Persino il prestigioso Times Atlas of the World, la identifica con il nome di Sable Island. Ebbene quest’isola sembra sparita. Esiste, ma non si trova. Insomma potrebbe essere “l’isola che non c’è” o meglio ancora un’isola fantasma, proprio come quella di Lost, la serie televisiva di grande successo.

Il fatto è stato testimoniato da un team scienziati australiani che è andato invano alla ricerca di questa massa di terra sabbiosa nel corso di una spedizione geologica nel >Mar dei Coralli, una missione per individuare frammenti di crosta continentale sommersi. Non solo questi scienziati non sono mai riusciti a trovare quest’isola, ma dove questa si dovrebbe trovare, 19°13′ di latitudine sud e 159°56′ di longitudine est, al posto dell’atollo sabbioso il mare è profondo 1400 metri.
La loro ricerca è durata 25 giorni: “E’ su Google Earth e su tante altre mappe, ma abbiamo controllato e ricontrollato, e questa isola non c’è. Siamo rimasti davvero sorpresi, è molto strano”.

Abbandonate le suggestioni della letteratura e dei moderni romanzi televisivi per tornati nel mondo della realtà scientifica, l’unica risposta al momento è quella che “il mondo è in continua evoluzione”, come ha subito dichiarato un portavoce di Google: “Una delle cose più interessanti occupandoci di mappe e geografia, è che il mondo non si ferma, è i continua evoluzione. E tenere il passo con questi cambiamenti è un compito che non finisce mai”.

Di isole sommerse se ne contano a dozzine e alcune sono a noi anche molto vicine. Come per esempio l’isola Ferdinandea, una vasta piattaforma rocciosa situata a circa 6 metri dalla superficie marina tra Sciacca e l’isola di Pantelleria, in Sicilia. l’isola è nata dalla bocca di un vulcano sommerso che eruttando, nel 1831, si innalzò dall’acqua formando l’isola, la quale crebbe rapidamente fino ad arrivare ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza. Essendo composta prevalentemente da tefrite, materiale roccioso eruttivo facilmente erodibile dall’azione delle onde, l’isola Ferdinandea non ebbe vita lunga. L’isola infatti scomparve definitivamente sotto le onde nel gennaio del 1832, ponendo fine al problema sorto circa la sua sovranità che aveva innescato una disputa tra Inghilterra, Francia e Regno delle due Sicilie. Quest’isola, o meglio le attività del vulcano sottomarino, erano note sin dalla prima guerra punica. Apparve e scomparve alcune volte anche nel corso del XVII secolo, rimanendo comunque in superficie solo per tempi brevissimi. Nel 1986 durante i bombardamenti americani sulla Libia di Geddhafi fu scambiata per un sottomarino libico e venne quindi bombardata.

Altra isola sommersa nota è quella di Semënov, che ancora nel 1945 era una delle più piccole isole del gruppo delle Ljachov nella parte orientale del mare di Laptev nel nord della Russia. Le sue scogliere si ergevano a circa 24 metri sopra il livello del mare, poi l’isola è lentamente diminuita di dimensioni fino a scomparire del tutto sotto l’acqua tra il 1952 e il 1960, quando era rimasto solo un banco di sabbia a una profondità media di 10 metri.

Ma il caso dell’isola Sandy sembrerebbe ben diverso, ponendo diversi interrogativi scientifici, soprattutto per il fatto che dell’isola non vi è più alcuna traccia e nel luogo dove doveva essere c’è solo il mare profondo.  Almeno che tutto non sia ancora più semplice, come sostiene Shaun Higgins, uno studioso neozelandese che incuriosito da questa storia, si è immerso negli archivi fornendo elementi che davvero nulla hanno a che fare con il fascino e mistero di Lost: «L’isola è stata riportata dalla baleniera Velocity.  Il capitano aveva segnalato una serie di banchi e alcuni “isolotti di sabbia”. La mia ipotesi è che abbiano registrato un errore. Possono avere identificato una barriera corallina, o pensavano di vedere una barriera corallina. Ma potrebbero essersi sbagliati. Quello che abbiamo è un punto sulla mappa segnalato a quel tempo, e da allora copiato e ricopiato».  Fine del mistero?

One Comment

  1. Ma a me su google earht c’è scritto sandy island ma c’è solo mare comunque io ci crederò sempre in questa isola e crederò sempre in peter pan perché secondo me esiste l’isola che non ce è secondo me esiste peter pan “e non è un invenzione e neanche un gioco di parole”.
    Seconda stella a destra e poi sempre dritto fino al mattino poi la strada la trovi da te ti porta all’isola che non c’è !
    Secondo me quelli della università di Sidney quelli scenziati quando sono andati a controllare già non ci credevano perciò l’isola era diventata invisibile ma se stai la se vedi con gli occhi di un bambino e credendoci forse si potrà vedere e ci potrai andare!

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