Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Tobin Tax: il Parlamento europeo approva la cooperazione rafforzata

Robin-Tax

>Per la prima volta il meccanismo viene adottato su un tema fiscale. Proposto da 11 Paesi tra cui l’Italia è stato approvato dagli eurodeputati con 533 voti a favore, 91 contrari e 32 astensioni. Parigi, al contrario di Berlino, vorrebbe usare gli introiti per alimentare il bilancio comunitario

Il Parlamento europeo ha dato oggi il via libera alla cooperazione rafforzata richiesta da undici paesi dell’Unione europea nell’ambito dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. La cooperazione rafforzata è una procedura decisionale istituzionalizzata con il Trattato di Amsterdam, poi emendata nel Trattato di Nizza, che permette di realizzare una più forte cooperazione tra alcuni Stati membri su determinati temi. Gli gli eurodeputati hanno approvato con 533 voti a favore, 91 contrari e 32 astensioni, la richiesta di cooperazione rafforzata sul tema della cosiddetta “tobin tax” sottoscritta al momento da Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria, Grecia, Spagna, Slovacchia ed Estonia. Il commissario europeo per la fiscalità Algirdas Semeta, ha dichiarato, senza indicare quali, che altri paesi stanno prendendo in considerazione una loro adesione. Tra questi probabilmente i Paesi Bassi, finora riluttanti, recentemente hanno espresso una possibile adesione.

Di fatto, questa rappresenta per la prima volta una azione di cooperazione rafforzata attuata nel settore della fiscalità.
Il meccanismo prevede infatti molte facilitazioni ma tutte le decisioni richiedono l’unanimità. L’iniziativa è stata sostenuta da tutti i gruppi politici del Parlamento europeo, con l’unica eccezione degli euroscettici britannici, preoccupati per l’impatto sugli stati che non vi partecipano e per eventuali future frontiere fiscali.

Ora i paesi aderenti potranno rapidamente elaborare una comune posizione per tassare tutte le transazioni tra le istituzioni finanziarie, banche, borse, società di investimento, compagnie di assicurazione, hedge fund. Le ipotesi su cui tutti convergono prevedono per lo scambio di azioni e obbligazioni un tasso dello 0,1% mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. L’imposta sarà applicata anche se solo uno dei soggetti dell’operazione sa stabilito nella UE, e questo anche se la transazione avvenga al di fuori dell’Unione. Le stime sugli incassi non sono concordi, ma in ogni caso si parla ci cifre consistenti, dai 10 ai 37 miliardi di euro. Proprio sul bottino fiscale sono aperte le discussioni, in particolare tra Francia e Germania. Berlino è infatti contrario all’idea di Parigi, che vorrebbe trasferire gli introiti della tassa direttamente nel bilancio comunitario, al fine di rafforzarlo.

Rispondi