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Teheran-Islamabad: tensioni sul gasdotto

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L’Iran ha ultimato l’opera di sua competenza dei 1800 Km di gasdotto mentre il Pakistan che non ha nemmeno iniziato i lavori ed ora chiede 2 miliardi di euro di prestiti e vuole trattare sul prezzo del gas

Nonostante le dichiarazioni pessimistiche di Teheran in merito all’attuazione dell’ambizioso progetto lanciato nel 2010, un gasdotto di 1800 chilometri che collegherebbe South Pars, un giacimento di gas offshore nelle acque del Golfo Persico a Nawabshah località a Nord di Karachi nel Pakistan.

Ma la situazione è molto complicata, infatti, mentre l’Iran ha già completato integralmente il lavoro sul suo territorio il Pakistan non solo non ha nemmeno iniziato la costruzione dei 780 km di infrastrutture previste sul suo territorio, ma ora ha addirittura chiesto a Teheran di prestargli 2 miliardi di euro per attuare le opere di sua competenza.

Teheran ovviamente è irritata e scettica. Il ministro del petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha infatti dichiarato che «l’Iran ha poche speranze di esportare il gas in Pakistan a causa delle condizioni avanzate dai pakistani che vogliono anche rivedere al ribasso il prezzo del gas naturale già stabilite nel contratto».

Ma Islamabad insiste: «No, non c’è assolutamente alcuna possibilità che abbandoniamo il progetto», rispondono le autorità pakistane che lo scorso mese hanno inviato a Teheran una lettera ufficiale in cui chiedono di rivedere
i termini e le condizioni del contratto.

Una trattativa delicata, in cui sembrerebbe essere il Pakistan a voler trarre il maggior vantaggio dalla naturale vicinanza non solo geografica ma anche politica con l’Iran. Infatti, la posizione di Islamabad non viene apertamente espressa a livello politico ma viene lasciata aalle dichiarazioni dei tecnici, come per esempio quella di Arshad Abbasi, un esperto di questioni energetiche dello SDPI, un centro di ricerca di Islamabad che sostiene che: «Se il Pakistan compra il gas naturale al prezzo stabilito nell’accordo con Teheran sarà un vero e proprio disastro per la nostra economia».

La patata bollente è quindi ora nelle mani della Repubblica Islamica dell’Iran. Cosa farà Teheran? Resterà fermo sulle sue posizioni rischiando di apparire come una nazione che mette i suoi interessi economici prima della fratellanza islamica? Gli Stati Uniti non si erano mostrati particolarmente favorevoli a questa iniziativa e proprio per questo, molto più probabilmente alla fine l’Iran coglierà questa occasione per dimostrare come Teheran vada sempre in aiuto della grande ed unica famiglia musulmana. E proprio su questo sembra puntare Islamabad che appare convinta di poter avere il gasdotto completamente finanziato dal vicino alleato e ora sta solo trattando sul prezzo.

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