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IRAN 1392

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Se Israele ci attacca ridurremo in polvere le città di Tel Aviv e Haifa. Con queste parole l’Ayatollah Khemenei inaugura il Capodanno persiano

L’Iran in risposta ad un eventuale attacco israeliano ridurrà in polvere le città di Tel Aviv e Haifa, è questa la minaccia lanciata oggi dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, il giorno dopo le dichiarazioni rilasciate dal premier israeliano e dal presidente degli Stati Uniti in visita in Israele e nei Territori palestinesi.

Mentre il presidente Barack Obama è in visita in Israele questa mattina nel Sud del Paese sono esplosi due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. Nessun ferito, uno dei razzi è esploso nel cortile di una casa nella città di Sderot provocando piccoli danni mentre il secondo si è abbattuto in un campo all’aperto. L’episodio è avvenuto mentre il presidente Obama stava raggiungendo Ramallah, in Cisgiordania, per incontrare il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen.

L’ultimo attacco da Gaza su Israele risaliva allo scorso 26 febbraio, il primo dal termine dell’intervento armato israeliano dello scorso novembre che per otto giorni aveva martellato il territorio controllato dal movimento islamico Hamas, una operazione che aveva causato 177 vittime tra i palestinesi, tra i quali un centinaio di civili oltre a sei israeliani, quattro civili e due soldati.

«L’America è impegnata per la sicurezza del popolo israeliano e la sicurezza di Israele non è negoziabile – ha dichiarato ieri il presidente Obama – il sostegno americano per Israele è senza precedenti e la nostra alleanza non è mai stata più forte».

Ma è proprio sull’Iran che Obama per la prima volta ha lasciato aperto uno spiraglio all’ipotesi di un intervento militare di Israele per impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica: «Ciascun Paese deve prendere le proprie decisioni quando si tratta di intraprendere un qualsiasi tipo di azione militare e Israele ha una situazione geografica diversa dagli Stati Uniti. Non mi aspetto che il premier israeliano prenda una decisione sulla sicurezza del suo Paese e poi la deleghi ad un altro Paese».

E il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha concluso la conferenza stampa proprio parlando dell’Iran. Ha puntualizzato che ormai quella linea rossa che aveva disegnato sulla bomba e che aveva suscitato non poche ilarità, è stata superata, ormai è solo questione di mesi. Sicuramente si aspetterà giugno, quando in Iran ci saranno le elezioni e se il successore di Mahmud Ahmadinejad non invertirà la rotta, la strada sembra proprio segnata.

Ma la risposta di Teheran non si è fatta attendere e arriva in un giorno molto particolare. Infatti, le parole della Guida Suprema arrivano mentre apre le celebrazioni del “Nowruz“, il Capodanno persiano che saluta l’ingresso nell’anno 1392. E sono parole davvero dure, pesanti, inequivocabili:
«I leader del regime sionista a volte minacciano di attaccare l’Iran (…) se commettono questo errore, l’Iran ridurrà in polvere Tel Aviv e Haifa».

Non solo la stampa americana ma anche numerosi analisti della Casa Bianca in occasione del giuramento per il secondo mandato di Obama hanno definito il 2013 come l’anno dell’Iran. Il nodo della questione nucleare è ormai arrivato al pettine. Ancora una volta nella storia la Persia torna ad essere il grande dilemma dell’Occidente: intervenire o non intervenire? Ma qual è l’effetto delle sanzioni? Saranno sufficienti ad influenzare le prossime elezioni? Chi comanda veramente a Teheran?

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