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Sotto accusa l’intelligence americana

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Robert Levinson, l’ex agente dell’FBI scomparso nel 2007 nell’isola iraniana di Kish in realtà era sotto contratto della CIA

La notizia è stata diffusa oggi ed ha subito catturato l’attenzione dei media di tutto il mondo. Ma è soprattutto in America che la vicenda sta andando oltre l’ennesima spy story per diventando un vero e proprio scandalo. Dopo la NSA ora a finire sotto accusa è infatti l’operato della CIA.

Frutto di una inchiesta rimasta riservata fino ad oggi ma durata diversi anni, l’Associated Press e il Washington Post lanciano in prima pagina una storia che evidenzia gravi errori commessi dall’intelligence americana: «i rapitori quasi certamente conoscevano la sua appartenenza alla CIA» ha dichiarato Kathleen Carroll, direttore della Associated Press.

La notizia è clamorosa anche perché all’opinione pubblica Levinson è sempre stato presentato come un semplice cittadino americano scomparso durante un viaggio privato in Iran. Solo alla fine dello scorso novembre il Dipartimento di Stato lo ha descritto come l’ostaggio americano detenuto più a lungo nella storia del paese.

Inoltre, la sua famiglia che dal 2010 non ha più ricevuto prove della sua esistenza in vita, secondo le rivelazioni della stampa avrebbe ricevuto la somma di 2,5 milioni di dollari per non rivelare la realtà. L’Associated Press sostiene infatti che «Gli Stati Uniti hanno sempre sospettato, ma non avrebbero mai potuto provare che Levinson è stato rapito dalle forze di sicurezza iraniane».

«Non abbiamo alcun commento da fare sul presunto legame tra il signor Levinson e il governo degli Stati Uniti – ha subito risposto il portavoce della CIA, Todd Ebitz, che ha aggiunto come – il governo resta impegnato negli sforzi per farlo tornare sano e salvo a casa dalla sua famiglia»

Anche l’amministrazione Obama ha subito deplorato la diffusione di queste informazioni. Senza commentare la sua presunta appartenenza alla Cia, sono stati espressi timori per la vita di Levinson: «Ci dispiace che la Associated Press abbia deciso di diffondere questa notizia, di sicuro non risolverà il caso e non aiuterà Levinson a tornare a casa».

Se ancora in vita, Robert Levinson oggi avrebbe 65 anni, dopo una lunga carriera nell’FBI è diventato un investigatore privato. I suoi frequenti viaggi di lavoro hanno finito per interessare gli analisti della CIA che lavorano sui circuiti finanziari illeciti. L’analista della CIA, Anne Jablonski lo avrebbe assunto a contratto per ricevere relazioni sulle informazioni raccolte durante i suoi viaggi. Ma secondo le odierne rivelazioni la Jablonski non era un ufficiale autorizzato ad una simile operazione che sarebbe iniziata quando all’inizio del 2007, Levinson le aveva comunicato di avere la possibilità di raccogliere importanti informazioni sulla corruzione in Iran.

Il contatto centrale di questa vicenda sembrerebbe il contatto di Levinson con Dawud Salahuddin, un cittadino americano di cui gli Stati Uniti chiedevano l’estradizione accusandolo dell’uccisione di un diplomatico iraniano nel 1980, a seguito della quale l’uomo era fuggito in Iran acquisendo vicinanza con uffici governativi di Teheran.

Con l’approvazione della Jablonski, all’inizio di marzo del 2007 Levinson era quindi passato all’azione, ma poco dopo essere arrivato nel suo albergo sull’isola di Kish, avrebbe preso un taxi per poi sparire senza lasciare traccia. Secondo la stampa la CIA è stata lenta nel reagire, l’operazione non era stata approvata e la stessa direzione dell’intelligence americana era rimasta del tutto all’oscuro della vicenda, come avrebbe successivamente dimostrato un’indagine interna della stessa CIA che avrebbe coinvolto ben dieci analisti, tra cui proprio la Jablonski, analisti e agenti che sarebbero stati costretti a dimettersi o sono stati comunque oggetto di sanzioni amministrative.

Le stesse fonti giornalistiche sottolineano come fine di agosto, il Segretario di Stato John Kerry abbia chiesto a Teheran di aiutare e sostenere la ricerca di Levinson, mentre lo stesso Barack Obama avrebbe menzionato il caso Levinson e di altri due americani durante la sua telefonata al presidente iraniano Hassan Rohani nel primo contatto diretto dopo oltre 30 anni tra i leader dei due paesi.

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