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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Carcere o Libertà?

      1. Ascolta Sallusti

A 30 giorni dall’ordine di carcerazione Sallusti è formalmente e di fatto un “recluso” agli arresti domiciliari. Il suo caso che simbolicamente abbraccia la libertà di stampa e la libertà personale può essere una occasione per superare normative e prassi liberticide che ancora macchiano la nostra contemporaneità dai retaggi della cultura fascista

”Ho ricevuto l’ordine di esecuzione della sentenza di condanna e ora vado in carcere”. Alessandro Sallusti, aveva il mese scorso confermato con un twitt di aver ricevuto la notifica dell’ordine di carcerazione. Condannato dalla Cassazione per un reato di opinione a 14 mesi di reclusione aveva a disposizione 30 giorni per richiedere l’applicazione di misure alternative alla detenzione. Ma visto che, coraggiosamente, si è rifiutato di richiederle oggi sono scattati gli arresti domiciliari. “A questo punto la procedura che mi porterà in carcere è irreversibile”, spiegava in un video pubblicato sul sito de Il Giornale, quotidiano da cui si era dimesso dalla carica di direttore appena uscita la sentenza di condanna. ll caso di Alessandro Sallusti, sgomberato il campo da ridicole simpatie o antipatie, da posizioni di campo, destra-sinistra, pro o anti-Berlusconi, è un caso davvero importante che merita la pubblica attenzione. Il solo fatto di punire con il carcere un reato di opinione ci allontana dal novero dei paesi democratici. Un retaggio del regime fascista che a distanza di quasi un secolo ancora ci portiamo addosso, ma non è sul reato di diffamazione che vogliamo puntare l’attenzione. L’opportunità che a nostro avviso rappresenta il caso Sallusti non è tanto quella di inserire “codicilli”, che evitino ad hoc il carcere ai giornalisti, che sostituiscano le pene con le ammende, questi sono aspetti periferici che lasciamo allo strumentale dibattito tra politici e stampa sindacalizzata, che stanno solo cercando una scorciatoia, una via di uscita, per evitare il carcere a Sallusti. Come d’altronde lo stesso Sallusti sostiene: ”La speranza che la politica fosse capace di trovare una soluzione sta naufragando per mancanza di volontà e capacità. La politica interrompa questa sceneggiata che ha messo in piedi per salvarmi dal carcere. E’ inaccettabile che faccia questo al riparo di un problema molto serio che è la libertà d’opinione e al riparo dal mio nome”.

Il problema molto serio in gioco è infatti quello della libertà di espressione. L’articolo della Costituzione che lega indissolubilmente libertà di opinione, di espressione e libertà di stampa viene infatti palesemente e costantemente violato nel nostro paese.
L’articolo 21 della Costituzione recita testualmente:« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
Invece, come già trent’anni fa giustamente sottolineava su ogni pubblicazione che curava, indicando di fianco al nome e cognome di Roberto della Rovere testualmente “Direttore Responsabile secondo le anticostituzionali normative sulla stampa” la storica leader del femminismo italiano Adele Faccio, nel nostro paese in barba alla costituzione la stampa pur non essendo censurata non è assolutamente libera e viene sottoposta ad autorizzazioni.
La necessità di registrazione ed ancor più quella di indicare un direttore responsabile sono senza ombra di dubbio anticostituzionali. Proprio questa assurdità ha creato la situazione del tutto irreale del caso Sallusti che lo vede condannato e da oggi recluso nella sua abitazione, per un articolo che non ha mai scritto. Sallusti da oggi è formalmente carcerato, non entra a San Vittore grazie ad una elastica interpretazione della norma “svuotacarceri” che speriamo sia utilizzata con la stessa solerzia anche a tutti gli altri cittadini. Tutto questo Sallusti lo paga per non aver scritto qualche parola di troppo nei confronti di un magistrato. Non tutta l’opinione pubblica ha ben chiaro il fatto che Sallusti è stato condannato per un articolo scritto da un’altra persona. Non ha scritto lui l’articolo incriminato, lo ha scritto Renato Farina dietro lo pseudonimo Dreyfus. Sallusti ha rischiato e ancora rischia la galera in quanto all’epoca dei fatti era direttore responsabile di Libero, il quotidiano che ha pubblicato l’articolo. «Si tratta di una legge ridicola che punisce il direttore per qualsiasi cosa esca sul giornale che dirige – ha scritto Giorgio Mulé, direttore di Panorama, che ha sottolineato come – Applicando lo stesso principio, un procuratore della Repubblica dovrebbe essere perseguibile per ogni errore commesso dai suoi pubblici ministeri. Vi immaginate la rivolta? Nel caso del giornalista e direttore Sallusti c’è di mezzo il rispetto della libertà di stampa. Che in una democrazia è sacra, al pari della libertà personale».

Leggi l’articolo incriminato firmato Dreyfus

Il caso ha ovviamente valicato le frontiere, “Europe’s Medieval Libel Laws: Thwarting Free Speech” ha titolato Judy Bachrach del World Affairs, parlando di leggi medievali che contrastano la libertà di parola.
E il bello è che a parte la ricerca di una soluzione che eviti il carcere a Sallusti, per il resto, invece di ampliare l’orizzonte all’insegna della libertà di esprimersi liberamente, grazie anche alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie, si è discusso di come limitare, contenere, regolare e non solo la stampa ma anche il web, i blog e i social network. Ma come è possibile? L’unica risposta è perché, a dispetto della costituzione, nel nostro paese libertà di stampa e libertà personale sono ormai da troppi anni considerate secondarie rispetto ad altri valori. Non è certo un caso che siamo l’unico paese al mondo che ha decine di migliaia di innocenti in galera. Adesso, ora, proprio mentre state leggendo questo articolo, oltre ai quasi 8mila che stanno in galera senza avere ancora sulle spalle una sentenza definitiva, ce ne sono quasi 30mila ancora del tutto innocenti, Si, innocenti, come chiaramente ed inequivocabilmente stabilisce la costituzione. “Detenuto in attesa di giudizio” è il titolo dello straordinario film che valse l’Orso di Berlino per la sua drammatica interpretazione ad Alberto Sordi. Un’opera cinematografica che già nel 1971 denunciava senza mezzi termini l’arretratezza e la drammatica inadeguatezza dei sistemi giudiziario e carcerario italiani. La situazione, nel mentre è ovviamente solo peggiorata.

Quella che in quegli anni poteva allora apparire come una situazione “kafkiana” oggi è all’ordine del giorno. Al punto che a volte si è persino portati a rimpiangere l’era che dalla fine della guerra ha preceduto “Mani pulite”. Anni in cui sicuramente c’erano molti mafiosi e criminali in libertà, ma proprio per questo, ci si svegliava ogni giorno sereni di vivere in un paese in cui un innocente, in galera, di sicuro non ci sarebbe mai finito. Chi avrebbe mai pensato che un giorno avremmo rimpianto il tempo in cui al governo c’era la Democrazia cristiana. E invece capita, quando pensiamo ai nostri figli. Chi non preferirebbe far vivere il proprio figlio in un paese che pur di non mandare un innocente in galera lascia libero qualche delinquente piuttosto che saperlo in un paese che per sentirsi giusto, manda regolarmente dietro le sbarre anche gli innocenti? Un paese come il mostro che dorme sereno ogni notte e non sente il fardello di questa drammatica situazione, come può pensare, dedicare tempo o attenzione alla libertà di espressione?
Sulla giustizia viviamo un vero e proprio paradosso, come sostiene Carlo Nordio, brillante magistrato e autore di numerosi saggi, «oggi in Italia si entra in carcere da innocenti e si torna liberi da colpevoli».
Ma al Senato la fretta e l’attenzione sono state dedicate ad un disegno di legge sulla diffamazione, che inizialmente spinto dalla volontà di evitare il carcere a Sallusti, ha rischiato di peggiorare ulteriormente la situazione.

Ben farebbe a mio avviso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad intervenire su questa questione. Non resti in attesa ad osservare, egli è il garante supremo della Costituzione, e molto più di altri temi trattati recentemente, il caso Sallusti è sintomatico e riguarda emblematicamente, allo stesso tempo, la liberta di espressione e la libertà personale, l’essenza stessa della democrazia.
Quanto sangue è stato versato dai giovani del nostro risorgimento per l’ideale di libertà.
A cosa serve, Presidente, ricordare i 150 anni dell’Uniità se poi dimentichiamo di mettere in ogni cosa, sempre e comunque al primo posto la libertà di espressione e la libertà personale?

Torniamo ad essere quel paese che negli anni 70 e 80, con la Democrazia cristiana al potere e il partito comunista all’opposizione si è dimostrato libero e capace di approvare leggi all’avanguardia in Europa e nel mondo, come il divorzio, l’aborto, l’obiezione civile. Un paese che lasciando ampia e massima libertà di espressione a tutti, Chiesa cattolica compresa, ha civilmente e democraticamente maturato le sue decisioni. Si decida presidente, ci regali ottimismo, in futuro saremo ancora più pronti a cedere pezzi di sovranità all’Europa ed alimenteremo quegli ideali che proprio italiani come Spinelli hanno gettato le base del pensiero europeista.

Con assoluto buon senso e come un vero padre di famiglia, così come ha chiarito la questione della candidatura del senatore a vita Monti, come è intervenuto sullo ius soli, intervenga per far uscire subito dalla galera chiunque barbaramente è costretto a vivere in cella senza ancora essere stato giudicato colpevole da un tribunale del Popolo italiano e liberi da ogni autorizzazione e censura la stampa.

Il processo a Sallusti è nullo perché e palesemente incostituzionale la norma che autorizza una pubblicazione condizionandola alla presenza della figura del direttore responsabile. Aiuti il parlamento a non commettere altri errori, non servono leggi per regolare Internet, ognuno è responsabile e individualmente delle proprie azioni nella vita come sul web, nei blog, nei social network, e naturalmente anche sui giornali. Deve rispondere sempre e solo la persona che ha scritto l’articolo. Ci faccia tornare a vivere in un paese “Libero”. Non resti silente, non permetta che per delle norme di stampo liberticida e di epoca fascista, quello che era il direttore di “Libero” oggi sia l’ennesimo innocente “”detenuto”, in carcere o ai domiciliari che sia.

Secondo te Sallusti deve andare in carcere?

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