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Renzi-Bersani: il duello sulla Rai non cambia lo scenario

Più aggressivo il Sindaco di Firenze che non è però riuscito a mettere in difficoltà il rassicurante segretario del Pd che continua ad essere favorito per il ballottaggio

Il confronto è durato due ore e finalmente si è sentito parlare di programmi e soluzioni. Alleanze, evasione, tasse, costi della politica, pensioni, non sempre troppo distanti ma decisamente diverse le proposte di Renzi e Bersani. Con la ormai tradizionale cravatta rossa il segretario del Pd. Senza giacca e in camicia bianca il Sindaco di Firenze. Non poteva che essere più aggressivo, e non solo nel look, il giovane candidato toscano che ha tanti punti da recuperare. Spesso costretto sulla difensiva il favorito, non è mai finito alle corde. Renzi le sue carte le ha giocate tutte e con convinzione. Di sicuro effetto il contare i giorni che Bersani ha passato al governo del paese: «Tu sei stato al governo 2547 giorni», e il rimprovero sulle scelte dei governi di centrosinistra, come la mancata definizione del conflitto di interessi. Colpi che Bersani ha saputo ben incassare, senza mai barcollare.

Renzi è partito con una promessa, il suo primo provvedimento, se dovesse andare a Palazzo Chigi, sarebbe quello di stanziare 20 miliardi «100 euro netti al mese per tutti coloro che guadagnano meno di 2000 euro mensili». A differenza di molti ha anche specificato da dove prenderebbe questi soldi: togliendo lo sconto fiscale ai concessionari dei giochi. Renzi sull’evasione fiscale ha per così dire recitato un mea culpa: «Credo che un pò di responsabilità ce le abbiamo anche noi del centrosinistra. In questi anni ce la siamo presa con i piccoli senza andare a prendere i grossi. Non siamo stati all’altezza». Ma Bersani reagisce:«Sia chiaro, Equitalia non l’abbiamo inventata noi. Stiamo cercando di migliorarla, di cambiarla». Sulle tasse Bersani, anche se molto alla larga, fa riferimento ad una patrimoniale parlando di «un giro di solidarietà fiscale».

Ancora più distanti le posizioni sui costi della politica. Renzi vuole abolire il finanziamento pubblico ai partiti, dimezzare il numero di parlamentari e mettere tutte le spese pubbliche on line, come già fa il suo Comune di Firenze. A questo punto Bersani cerca di rivendicare quanto già fatto in Parlamento sul tema dei tagli alla politica: «Sono per una legge sui partiti che metta in chiaro tutto e sono per rafforzare le norme anti-corruzione. Sono favorevole a dimezzare, non ad abolire, il finanziamento pubblico ai partiti. Bisogna studiare un tetto ai cumuli dei vitalizi e delle pensioni. Ma non mi rassegno all’idea che solo i ricchi possano far politica». Sembra un discorso che fila liscio, Bersani ne sembra serenamente convinto, al punto di tirare in ballo le origini della democrazia. «Dove hanno inventato la democrazia, da Clistene a Pericle, hanno preteso il finanziamento pubblico per fare la differenza con i tiranni». In realtà offre il fianco a Renzi che coglie la palla al balzo:«Ho grande rispetto per il segretario, ma passare da Pericle a Fiorito mi pare azzardato» prima di affondare il colpo con estrema razionalità: la decisione di abolire il finanziamento pubblico dei partiti è stata presa da un Referendum, e far rientrare dalla finestra il finanziamento chiamandolo rimborso elettorale ha significato tradire la volontà popolare. Bersani, saggiamente, incassa ed evita di replicare.

Molto distanti anche sulle alleanze. Renzi: «Non dovremmo fare l’accordo con Casini. Vendola dice che vuole sentire profumo di sinistra, questo è profumo di inciucio. Bisogna catturare i voti dei delusi del centrodestra non mandare Casini in franchising a prenderci i voti dei moderati». Bersani: «L’ultima volta che abbiamo voluto far tutto da soli ha vinto Berlusconi. Occorre rivolgersi in modo aperto alle formazioni di centro, moderate, europeiste, democratiche che rifiutano derive populiste, revival con la Lega. Con queste forze ci saranno alleanze? Non so, se c’è una disponibilità programmatica siamo disposti a verificarla. Ci conviene tenere la testa un pò aperta».

Molto diverse anche le idee sui rispettivi futuri governi. Il sindaco di Firenze propone un governo di soli 10 ministri, cinque donne e cinque uomini. Per Bersani serviranno una ventina di persone, fra ministri e vice, anche lui vuole che la metà siano donne ed ha garantito anche un rinnovamento generazionale. In qualche modo quindi Bersani adotta il concetto di “rottamazione” che ha reso famoso il Sindaco fiorentino.

Decisamente a favore di Renzi il battibecco sulla politica internazionale. Bersani è entrato nel merito del voto dell’ONU: «Dobbiamo votare si, altrimenti avrà ragione Hamas. Se non si risolve il problema israelo-palestinese, se non riusciremo a trovare per questi due popoli qualcosa di positivo, non si risolve nulla nello scacchiere mediorientale. Qui ci sono due popoli, uno insicuro e uno umiliato, che non si parlano. L’Italia e l’Europa devono allora incoraggiare le forze moderate e puntare sull’evoluzione del processo democratico». Ma la risposta di Renzi, che dimostra una visione più ampia e globale, lo gela: «Non sono d’accordo sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto israelo-palestinese: il problema è l’Iran e se non raccogliamo il grido di dolore dei ragazzi di quel paese, se non risolviamo lì non risolviamo nemmeno la questione tra Israele e Palestina, e un’Europa degna di questo nome non deve lasciare soli gli Stati Uniti».

Renzi è un vero e proprio fan di Obama, e quando la conduttrice Monica Maggioni propone ai duellanti di immaginarsi presidente del Consiglio e di trovarsi alla Casa Bianca di fronte ad Obama, segna un altro punto in suo favore. Infatti, Bersani, pur calandosi perfettamente nella parte e recitando un dialogo in prima persona, con molta partecipazione ed umiltà invita il presidente americano a rivedere la questione degli F35, dando a tutti la sensazione che qualche traccia di banale anti-imperialismo sia rimasta, lasciando a Renzi l’opportunità di apparire decisamente più ferrato in politica estera, che infatti replica sostenendo che la scelta degli F35 è nostra, non riguarda gli americani, e siamo noi che dobbiamo decidere cosa fare dei nostri soldi.

Poi, tre minuti ciascuno per l’ultimo appello agli elettori. Parte la sigla e mentre le immagini stavano iniziando a sfumare l’ultima significativa scena. Bersani, voltate le spalle, si stava dirigendo verso i suoi sostenitori. Renzi lo ha chiamato per nome e gli è andato incontro per salutarlo. Una stretta di mano, un abbraccio e bacetti sulle guance. Si è chiuso quindi nel fair play anche questo duello, ben gestito dalla Maggioni, che in nome della Rai ha rivendicato il ruolo del servizio pubblico. Ottimo il format. Calibrate le domande predisposte dalla redazione del TG1, a cui i duellanti avevano 2 minuti per rispondere e 5 possibilità di replicare per 30 secondi. Oculata anche la sintesi delle domande del pubblico. Unico neo, le interruzioni pubblicitarie. A maggior ragione, proprio perché trattasi di servizio pubblico, mai si sarebbe dovuto interrompere in caso di richiesta di replica. Invece è stato fatto, togliendo immediatezza proprio ai quei 30 secondi di replica. Bastava fare come SkyTg24, che certo l’occasione di sfruttare commercialmente le primarie non se l’è lasciata scappare. Ma pur avendo 5 e non 2 risposte da gestire, almeno ha avuto l’accortezza di interrompere solo quando un giro di domande era concluso.

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