Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Quasi 5mila le vittime dei droni

droni

Un senatore parla di cifre, l’America riflette sulla legittimità dell’impiego dei droni nelle azioni militari

I media americani hanno rilanciato le dichiarazioni di un senatore che parla degli attacchi dei droni della CIA, che in Pakistan e altrove avrebbero ucciso 4.700 persone. Una cifra non confermata dal governo, il bilancio di centinaia di attacchi dei droni Usa contro sospetti membri di Al Qaeda in Pakistan, Yemen e altri paesi è infatti un segreto di Stato ben conservato. Il governo degli Stati Uniti si rifiuta di discutere pubblicamente i dettagli di questo programma.

Ma il senatore repubblicano Lindsey Graham, un forte sostenitore di questo tipo di azioni militare, forse anche involontariamente, ha per la prima volta parlato di cifre e problemi nel corso di un incontro pubblico: «A volte si colpiscono persone innocenti, una cosa che odio, ma siamo in guerra»

La New America Foundation di Washington, ha stimato in 350 il numero delle vittime causate da droni dal 2004, la maggior parte quindi nel quadro del mandato di Barack Obama, mentre una organizzazione britannica, il Bureau of Investigative Journalism, parla di cifre più alte, tra le 2627 e le 3457 persone uccise, tra cui tra i 475 e 900 civili.

Ma proprio a febbraio per la prima volta Obama ha riconosciuto che gli americani hanno bisogno di maggiori garanzie, oltre alla sua parola, per assicurarsi della piena legalità del programma. I senatori americani hanno chiesto l’istituzione di un tribunale segreto speciale, al quale andrebbe conferita l’autorità per confermare la pressione del tasto OK per ogni singola azione.

Ma intanto oggi, nel nord del Mali nell’ennesima giornata di scontri tra i jihadisti e tuareg alleati alle forze francesi segna una novità: nel conflitto ora sono in azione anche i temuti “Predators”, i droni americani. I combattenti del Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad (MNLA, la ribellione Tuareg) questa mattina stanno affrontando gli uomini del gruppo armato In-Khalil, in una città vicino Tessalit, al confine con l’Algeria. La città è situata a circa 175 chilometri a Nord di Kidal, sotto il controllo delle forze francesi dalla fine di gennaio. Una città che controllano insieme al MNLA, tuareg, arabi e anche loro islamici definiti “moderati”, che rifiutano la presenza di soldati del Mali ma assicurano la massima collaborazione alla Francia.

Le truppe francesi, del Mali e di altri paesi africani hanno ora il supporto sul campo di battaglia degli Stati Uniti, che hanno schierato i loro droni “Predator”, macchine formidabili che dal vicino Niger, dalla base di Niamey, partono per effettuare voli di ricognizione sul nord del Mali. Washington ha confermato che sono muniti di missili, ma ha chiarito che al momento questi veivoli saranno usati solo per spiare dall’alto i movimenti e le postazioni dei combattenti islamici ma non colpiranno.

Rispondi