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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Quando la videoarte omaggia il cinema

THE CAST

di Clemens von Wedemeyer

Fino al 26 gennaio al MAXXI

Il titolo “The Cast”, nella sua definizione in lingua inglese, allude a diversi significati tra i quali la produzione di sculture (casting a form), il processo di selezione degli attori (casting) e il gesto di lanciare (to cast a stone). La mostra nasce dalla complessa ricerca sviluppata da von Wedemeyer nel corso dell’ultimo anno trascorso a Roma, ospite dell’Accademia tedesca di Villa Massimo, e tratta alcuni dei suoi luoghi simbolo, storici e contemporanei, come gli Studios di Cinecittà e il Teatro Valle Occupato. Attraverso un linguaggio composito e video installazioni multiple, “The Cast” mette a confronto la materialità del film e quella della scultura, l’animazione degli oggetti di scena e la “pura presenza” delle comparse all’interno dei film.

L’allestimento che si sviluppa in quattro capitoli, apre al pubblico un percorso molteplice per forme e significati mai riconducibili ad una naturale struttura sequenziale, propria invece al cinema classico. Il grande merito del lavoro di von Wedemeyer sta nell’esposizione di ciò che è separato, sottolinea Marco Scotini: a partire dai resti della società dello spettacolo e dalla frammentazione del dispositivo cinematografico, il suo lavoro guida verso una nuova esperienza immersiva in cui sta allo spettatore la possibilità di ricostruire una propria visione.

Il primo capitolo, Afterimage, trova location a Cinecittà, nello storico laboratorio di scultura Cinears, della famiglia De Angelis, che per quattro generazioni si è occupato della produzione dei materiali di scena per film che hanno segnato la storia del cinema: dai colossal “Ben-Hur” e “Cleopatra” a “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini. L’opera è un’animazione 3D dove protagonista è lo sguardo dello spettatore che, attraverso l’uso di una camera in soggettiva
si muove in un deposito dove sono ammassati props, sculture e oggetti di scena.

Il secondo capitolo si intitola “The Beginning: Living Figures Dying”, una installazione composta da brevi frammenti di film storici (da Mélies a Cocteau, da Fellini a Godard), proiettata lungo il pavimento vetrato della Galleria 5 per l’occasione trasformato nell’asse di scorrimento di un film. Il found-footage film analizza il rapporto tra sculture e attori, il perenne duello tra immobilità e movimento, seguendo uno schema drammaturgico del cinema classico: origine della statua, adorazione e successiva distruzione.

La terza parte della mostra presenta “Procession”, una commistione di genere documentario e cinema di finzione. Il copione del film richiama fedelmente un incidente fuori-scena realmente accaduto nel lontano 1958, quando migliaia di comparse tentarono di entrare negli Studios chiedendo lavoro e interrompendo così le riprese del film in corso. Il cast di questa rimessa in scena (reenactment) non a caso è composto dagli artisti e attivisti del Teatro Valle Occupato che dal 2011 è diventato una delle realtà più significative delle trasformazioni in atto nel settore della cultura contemporanea.

Ultimo capitolo è “Remains. The Myth of Deucalion and Pyrrha”, due sculture che narrano il mito greco di Deucalione e Pirra, gli unici due esseri umani sopravvissuti al grande diluvio che colpì il mondo in un tempo remoto, raccontato da Ovidio nelle
“Metaformosi”. A loro gli dei concessero il potere di generare nuova vita lanciando pietre alle proprie spalle. In questa sezione sono esposte anche alcune forme in negativo, i calchi provenienti dal già citato Laboratorio Cinears. Nella sovrapposizione di tempi differenti – dal mito greco alla manifestazione delle comparse, fino alle lotte odierne dei lavoratori dello spettacolo – “The Cast” mostra come il ruolo della memoria, così come quello delle immagini in movimento (il cinema), non sia quello di definire l’immagine di ciò che è appena passato, ma una dimensione virtuale che costituisce il potenziale per ogni azione nel presente.

Clemens von Wedemeyer

 

 

Clemens von Wedemeyer è nato nel 1974 a Göttingen (Germania), vive e lavora a Berlino. Nel 2013 l’artista è residente a Villa Massimo, Accademia Tedesca in Roma. Le sue opere sono state presentate in prestigiose mostre e rassegne internazionali tra cui dOCUMENTA (13), Kassel, (2012); Sydney Biennial (2010); Galleria Civica Trento, 2011, Museum of Contemporary Art Detroit (2010); Barbican Center, Londra, (2009); CGAC Santiago de Compostela (2008); 4th Biennale of Contemporary art Berlin, (2006); Skulptur Projekte Muenster07 (2007); PS1 MOMA, New York (2006); Moscow Biennale of Contemporary Art (2005).

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