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Privacy: Google nel mirino

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Dopo la sentenza tedesca arriva anche l’azione della Commissione nazionale francese dell’informatica e delle libertà (CNIL) che oggi ha concesso tre mesi al colosso Google per conformarsi al diritto francese in materia di protezione dei dati

«Google non è ancora conforme alla legislazione nazionale francese» ha riassunto Isabelle Falque-Pierrotin, presidente della CNIL che ha individuato una serie di carenze che l’utente non è in grado di conoscere sull’uso e il controllo dei suoi dati personali»

L’intimazione a Google è il risultato di un processo iniziato nel mese di ottobre 2012 da 27 autorità europee di protezione dei dati che sembrano ormai avere una voce comune nell’ordinare a Google di rispettare la direttiva europea sulla protezione dei dati.

Oggetto del contenzioso è in particolare la nuova privacy policy di Google che ha fusa nel marzo del 2012 sessanta precedenti regole d’uso in una sola norma che riunisce le informazioni di vari servizi precedentemente separate, come Gmail e community network Google+.

La Francia chiede quindi di indicare esplicitamente lo scopo della raccolta dei dati personali che la società effettua quando qualcuno usa i loro servizi o naviga sul suo motore di ricerca, ritenendo questo informazioni oggi troppo vaghe e poco chiare.

Un altro aspetto delicato è la durata di conservazione di questi dati, viene quindi richiesto di garantire un termine giuridica ben definito al fine di evitare una combinazione potenzialmente illimitata di conservazione dei dati utente.

La Francia ritiene anche necessario che gli utenti siano informati e che Goggle ottenga il loro preventivo ed esplicito consenso prima di installare nei loro terminali cookie o altri piccoli file che permettono di seguire l’utente e di tenere traccia della sua navigazione per permettere con precisione a Google di determinare il target pubblicitario.

Se alla fine del preavviso di tre mesi, Google non effettuerà le modifiche richieste, la CNIL provvederà ad erogare una sanzione, ma essendo questa in Francia prevista in misura massima di soli 150mila euro il deterrente appare di scarso peso per il colosso americano, che invece in Spagna rischia fino ad un milione di euro.

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