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Primavera con freddo da record

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Gli scienziati sono ancora divisi ma cresce il consenso nell’individuare nello scioglimento estivo dei ghiacci la causa dei freddissimi inverni che stiamo

La primavera è arrivata ma una buona parte dell’Europa e degli Stati Uniti sono ancora immerse nel grande freddo invernale. Sarebbe una prova che il riscaldamento globale non esiste? Tutt’altro, almeno secondo alcuni climatologi il sospetto è proprio questo: la colpa del grande freddo sarebbe dello scioglimento estivo dei ghiacci.

Freddo da record nei paesi dell’Est ma anche in Belgio e nella parte orientale della Francia, difficoltà nei trasporti, 10.000 capi di bestiame intrappolati nella neve in Irlanda del Nord, decine e decine di morti in Russia e Polonia, dal 1881 non era mai caduta tanta neve a Kiev. Ma questo in realtà è il quarto anno consecutivo che registra inverni caratterizzati da forti nevicate e grande freddo sia in Europa sia in Nord America

Il sospetto di alcuni climatologi è che la causa sia lo scioglimento del ghiaccio marino artico in estate che causerebbe grandi cambiamenti nella circolazione atmosferica durante l’inverno dell’emisfero settentrionale. Nel 1979, anno d’inizio delle misurazioni satellitari, la superficie coperta dal ghiaccio in estate era di circa 7 milioni di km2 mentre nel settembre 2012 si è ridotta a soli 3,4 milioni di km2.

«Il collegamento tra questi due fattori è chiaro, anche se la scienza non ha completamente risolto questo problema, credo che siamo solo all’anticipo dei cambiamenti» sottolinea Dim Coumou, climatologo dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sul clima, protagonista di numerosi studi sul clima pubblicati negli ultimi anni.

Per Charles Greene, un altro grande sostenitore di questa tesi, docente di Scienze della Terra e dell’atmosfera della Cornell University di New York, la spiegazione è chiara anche se non proprio semplice: «meno ghiaccio nel Mare Artico per riflettere i raggi del sole, il mare si riscalda, il ghiaccio si scioglie, poi nella caduta, il calore immagazzinato viene gradualmente rilasciato in atmosfera, aumentando l’umidità e la pressione atmosferica e riducendo così la differenza di temperatura tra l’Artico e le latitudini inferiori».

La colpa del grande freddo invernale sarebbe proprio del riscaldamento globale che stravolge quel complesso balletto che si gioca tra il mare e l’aria e in questo caso cambia l’oscillazione artica e l’oscillazione nordatlantica che riguardano direttamente il clima nel settentrione d’America e d’Europa: «Uno degli effetti è l’indebolimento del vortice polare, il ciclone permanente vicino al polo, meno capace di trattenere masse d’aria: il freddo umido dal Mar Artico scorre quindi su latitudini più basse» .

Un altro dato significativo che supporta questa tesi è il fatto che in Europa abbiamo avuto alcuni inverni piuttosto corti, dai 10 a 30 giorni, durante i quali ha prevalso il sistema ad alta pressione. La stessa cosa è avvenuta anche sul continente nordamericano con episodi molto simili, piuttosto bizzarri per quelle latitudini dove gli inverni brevi sono ancora più rari.

«Una conseguenza evidente dei cambiamenti che avvengono sul ghiaccio che aumentano la probabilità che l’aria fredda artica scenda più a sud – è la convinzione di Charles Greene che aggiunge – Ma è meno facile prevedere quali regioni saranno interessate. Non è ancora chiaro come questo fenomeno interagisca con altre componenti del sistema climatico, come El Nino o La Nina».

Tuttavia, questa teoria non è condivisa all’unanimità nella comunità scientifica che studia il clima.

«Osserviamo il fenomeno della riduzione del ghiaccio marino artico da quindici anni e non ci sono elementi evidenti e dati certi per concludere formalmente che esista un collegamento diretto tra questi due fattori» sostiene infatti David Salas-y-Meli climatologo presso Météo France.

Secondo Jeff Cavaliere, dello United Kingdom National Meteorological Office: «la prima e più evidente causa potrebbe essere la variabilità naturale dell’oscillazione nordatlantica che può estendersi nel corso di lunghi decenni».

Non è quindi insensato spiegare che possa esistere una relazione tra lo scioglimento del ghiaccio e la circolazione atmosferica, ma la comunità scientifica sta ancora valutando la questione e non è certo giunta a deliberare con una sentenza scientifica su questo tema.

L’allarme comunque resta del tutto valido. Infatti la scienza non concorda sul fatto che lo scioglimento dei ghiacci sia la conseguenza diretta dei freddissimi inverni che stiamo vivendo, ma nessuno mette in dubbio che questo fattore abbia comunque l’effetto di raffreddare gli inverni. Se nel giro di un altro ventennio dovessimo riuscire a dimezzare ulteriormente la superficie ghiacciata della Terra a prescindere della relazione diretta potrebbe essere troppo tardi per intervenire ed anche un intervento congiunto di tutte le banche centrali e delle borse del mondo sarebbe solo del ghiaccio da sciogliere al sole.

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