Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Per l’India Mancini è privo di immunità

mancinimaro

La Corte suprema ritiene di poter giudicare l’ambasciatore Daniele Mancini e dichiara di aver perso ogni fiducia nella sua persona

Il presidente della Corte suprema indiana ha sentenziato lunedì mattina che l’ambasciatore italiano, Daniele Mancini, che ha contribuito a negoziare il rilascio provvisorio dei due soldati italiani processati in India per omicidio, non ha più il diritto all’immunità diplomatica: «Una persona che viene in tribunale e dare garanzie non ha più immunità», ha dichiarato Altamas Kabir, nel corso dell’audizione della più alta corte del paese.

L’ambasciatore Mancini, aveva garantito per il ritorno in India dei due marò al termine del mese di permesso concesso per permettere loro di partecipare alle elezioni, ma poi il nostro governo ha annunciato che non sarebbero ritornatati, causando grande rabbia in India.

Il caso ha provocato forti tensioni tra Nuova Delhi e Roma, convinta che il caso dei due fucilieri di marina non deve essere giudicato dai tribunali indiani, essendo i fatti avvenuti nelle acque internazionali.

L’avvocato del nostro ambasciatore pur sostenendo che il diplomatico ha diritto all’immunità in conformità alle norme internazionali che garantiscono la libertà di movimento dei diplomatici, ma ha tuttavia promesso che il suo cliente sarebbe rimasto in India. Ma la risposta del presidente della Corte Kabir ha risposti:«Abbiamo perso la fiducia nell’ambasciatore». Il ministero degli esteri indiano, che era apparso nei giorni scorsi più morbido, ha invece dichiarato che Mancini avrebbe rinunciato alla sua immunità diplomatica volontariamente per sottomettersi alla giurisdizione della Corte suprema alla firma della dichiarazione giurata per garantire il ritorno dei soldati.

Ora, senza alcuna protezione giuridica, l’ambasciatore Mancini potrebbe essere perseguito per oltraggio alla corte. La prossima udienza presso la Corte Suprema è stata fissata per il 2 aprile.

Rispondi