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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Panama Papers

Dopo l’importante ruolo avuto nel conflitto siriano per Vladimir Putin lo scandalo Panama Papers davvero non ci voleva. Il presidente russo aveva ormai spodestato il presidente americano Barack Obama dal primo posto nella classifica delle persone più potenti del mondo pubblicata dalla rivista americana Forbes

«Putin ha consolidato il suo controllo sulla Russia e tutti coloro che hanno attentamente assistito alla partita a scacchi che si è giocata intorno alla Siria – sottolinea la famosa rivista – non possono che trarre una chiara conclusione sullo spostamento del potere in favore di Putin sulla scena internazionale».

Al terzo posto della classifica un altro presidente, il cinese Xi Jinping seguito da Papa Francesco e sul fronte degli scandali Cina e Vaticano non sono certo immuni. Ma i Panama Papers coinvolgono migliaia di persone e di società in tutto il mondo. Una sfida enorme su cui l’ICIJ ha lavorato in modo graduale, mettendo insieme una squadra di ben 370 giornalisti in 70 paesi.  «Invece di precipitarci a pubblicare, abbiamo deciso di affidarci ai giornalisti sul posto – ha raccontato Michael HudsonMolte delle storie più importanti oggi sono troppo complesse e globali per i giornalisti che vogliono lavorare da soli come si faceva un tempo».

Il Cremlino ha subito accusato l’ICIJ  di essere al servizio della CIA. Ma la realtà è ben diversa, l’ICIJ non è nuovo a questi exploit ed era stato protagonista del cosidetto SwissLeaks oltre ad aver svelato i favori fiscali praticati dal Lussemburgo alle multinazionali che avevano creato imbarazzo a Jean Claude Junker.

A differenza di quanto molti hanno scritto in questi giorni, non si tratta di un consorzio di giornali, The International Consortium of Investigative Journalists  è infatti una rete globale che raccoglie centinaia e centinaia di giornalisti investigativi in ​​più di 70 paesi. Fondato nel 1997 dall’autorevole giornalista americano Chuck Lewis, ICIJ è stato lanciato come progetto del Center for Public Integrity per rimettere il “watchdog” al centro del giornalismo.

Assolutamente indipendente e libero anche da esigenze economiche il Consorzio si concentra su questioni che non si fermano alle frontiere nazionali: la criminalità, la corruzione,  le responsabilità del potere. Il Consorzio supporta con strumenti e tecniche avanzate giornalisti, redattori e avvocati che forniscono risorse in tempo reale da tutto il mondo.

Il comitato consultivo è composto da alcuni dei più grandi nomi del giornalismo d’inchiesta in tutto il mondo: Bill Kovach, Chuck Lewis, Rosental Calmon Alves, Phillip Knightley, Gwen Lister, Goenawan Mohamad, Reginald Chua e Brant Houston.

La necessità di una tale organizzazione non è mai stata così grande. Globalizzazione e sviluppo hanno creato pressioni straordinarie sulle società contemporanee, con minacce senza precedenti che vengono da industrie inquinanti, reti criminali transnazionali, stati canaglia.

I giornali tradizionali zoppicano,  tra mancanza di attenzione e scarse risorse, schiacciati dagli interessi degli editori, sono ormai ben lontani dal combattere battaglie nel pubblico interesse.  Le reti broadcast ed i maggiori quotidiani hanno ormai chiuso i loro uffici esteri, bilanci sempre più stretti hanno visto tagliare le spese di viaggio, praticamente non esistono più squadre investigative all’interno delle redazioni.

Stiamo perdendo occhi e orecchie su quanto avviene nel mondo proprio quando ne abbiamo più bisogno.

L’obiettivo del Consorzio è stato quindi quello di permettere ai giornalisti di diversi paesi di operare liberi, insieme,  in team, eliminando le rivalità e promuovendo la collaborazione. Giornalisti che lavorano per analizzare, segnalare, modificare e produrre innovativi report multimediali che aderiscono ai più alti standard di correttezza e precisione.

Nel corso degli anni, queste squadre di liberi giornalisti non hanno solo lavorato sugli scandali finanziaria ma hanno rivelato il contrabbando di tabacco da parte delle imprese multinazionali e dalle organizzazioni criminali, hanno indagato sui cartelli delle aziende di produzioni di armi, di amianto, sui gruppi di pressione sul cambiamento climatico, sui dettagli dei contratti di guerra in Iraq e Afghanistan.