Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Olanda: iniziato il processo agli assassini del guardalinee

guardalinee-jpg

La giustizia dei Paesi Bassi procede contro i sei ragazzi che insieme ad un loro genitore avevano picchiato a morte un assistente dell’arbitro al termine di un incontro di calcio giovanile

Aveva subito fatto il giro del mondo la notizia di una tragedia avvenuta su un campo da calcio olandese. Ora, sette persone sono comparse davanti al giudice accusate per l’uccisione del guardalinee, picchiato a morte nel corso di una partita di calcio amatoriale tra adolescenti dei Paesi Bassi. La prima udienza si è infatti svolta ieri, ma i media hanno un accesso molto limitato, essendo sei degli indagati ancora minorenni. Tecnicamente, l’udienza è stata solo preliminare, dedicata quindi alla preparazione del processo, che dovrebbe invece aprirsi a fine maggio. Ma gli avvocati degli indagati hanno potuto richiedere il rilascio dei loro clienti in attesa del giudizio. Questi infatti sono in carcere dall’inizio di dicembre, ma i giudici hanno respinto la richiesta e negato il rilascio.

Invece è stata accolta la loro richiesta di acquisire un secondo parere, che secondo la difesa potrebbe ribaltare la relazione sulle cause della morte della vittima. I sette indagati sono sei adolescenti di età compresa tra 15 a 17 anni e un loro genitore, un padre di 51 anni e sono tutti accusati di omicidio, aggravato dalla brutalità e dalla violenza esercitata in un luogo pubblico. L’incidente aveva scioccato non solo i Paesi Bassi ma tutto il mondo, in particolare quello del calcio.

«L’onda d’urto dell’opinione pubblica a seguito di questo caso era stata imponente, proprio perché il fatto è accaduto su un campo di calcio e ha visto protagonisti dei giovanissimi, in un luogo in cui normalmente trionfano invece gli alti valori dello sport e dove ci sono anche tanti bambini» ha dichiarato Jetty Bult, il portavoce del procuratore.

Il 2 dicembre del 2012, dopo il fischio finale di un incontro di calcio giovanile, uno dei guardalinee, Richard Nieuwenhuizen, di 41 anni, era stato attaccato dai ragazzi della squadra ospite, contro la quale aveva giocato anche suo figlio. Diversi adolescenti lo avevano colpito duramente in faccia mentre era già a terra. Poche ore dopo l’uomo è stato colto da un malore ed è stato portato in ospedale dove morì il giorno successivo.

Nel calcio amatoriale olandese, come in molti altri paesi, l’arbitro e i suoi assistenti sono forniti dal club gioca in casa. È quindi comune per i genitori di arbitrare nelle partite dei propri figli, proprio come in questo caso. Un ottavo sospetto, di 15 anni, è invece stato rilasciato pochi giorni dopo il suo arresto, è coinvolto ma con un ruolo di minore gravità, infatti non è comparso nell’udienza di ieri, ma le accuse contro di lui restano in piedi.

A parte pochi fotografi e cameramen olandesi che hanno ottenuto il permesso di riprendere le immagini di giudici e pubblici ministeri, a nessun giornalista è stato permesso di entrare in aula. Alcuni giornalisti sono stati in grado di seguire comunque l’udienza grazie alla trasmissione a circuito chiuso diffusa in un locale adiacente. Assolutamente esclusi gli accusati, solo le immagini di giudici e pubblici ministeri sono state infatti diffuse.

Questa procedura ad accesso limitato è comunque del tutto eccezionale nei Paesi Bassi, dove infatti i casi che vedono implicati minori normalmente avvengono a porte completamente chiuse.

La corte ha invece ritenuto che le informazioni alla stampa, in questo caso particolare sono più importanti della privacy dei minori. La morte del guardalinee aveva provocato forti reazioni nel paese, migliaia di persone si erano radunate per onorare la sua memoria il calcio amatoriale si era del tutto fermato: le circa 33.000 partite in programma per il fine settimana successivo alla tragedia erano state tutte annullate. Un minuto di silenzio era stato osservato anche nella partita inaugurale del FIFA World Club svoltosi a dicembre in Giappone.

A ridosso dell’apertura del processo la stampa ha rivelato altre notizie sull’episodio, per esempio due dei sospetti non erano dei giocatori in campo. Non solo non hanno giocato in quella partita ma non risultano nemmeno affiliati alla federazione, erano quindi dei semplici spettatori, molto probabilmente amici dei giocatori.

Rispondi