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Ogni medicina ha un suo diverso effetto

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Mentre in Europa stiamo uccidendo il paziente somministrando la medicina sbagliata propinata da personaggi come Olli Rehn, la situazione occupazionale negli Stati Uniti è migliorata in modo significativo nel mese di novembre e il tasso di disoccupazione è sceso al livello più basso degli ultimi cinque anni

Ancora una volta la considerazione resta amara: le chiacchiere stanno a zero, in Europa si sta uccidendo il paziente, mentre la medicina americana funziona.

Mentre i numeri registrano un vecchio continente che continua a peggiorare, con in testa proprio l’Italia che segna record negativi assoluti che certificano la peggiore situazione agli anni Settanta, solo perché dal quel periodo sono iniziate queste statistiche, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a novembre è sceso più del previsto segnando il 7% per la prima volta dal novembre del 2008. La Borsa ormai da tempo ha recuperato tutto il terreno che aveva perso dall’inizio della crisi e l’economia americana, a differenza della fantomatica e mitologica locomotiva tedesca, ha creato i un solo mese ben 203.000 nuovi posti di lavoro, molti di più di quelli che nel mentre ha perso, superando le previsioni degli analisti che avevano invece previsto un tasso di disoccupazione in leggera diminuzione stimando in 188’000 le nuove assunzioni.

Il numero dei disoccupati è quindi sceso complessivamente a 10,9 milioni contro gli 11,2 milioni di ottobre. Il ministero del Lavoro ha osservato che il numero dei disoccupati è sceso in cosi breve tempo di 377.000 unità, riflettendo anche il ritorno al lavoro dei dipendenti federali costretti a rimanere a casa durante la chiusura dovuta al cosiddetto “shutdown” avvenuto ad ottobre.

Secondo molti analisti indipendenti la Federal Reserve tra gennaio e marzo potrà finalmente diminuire i suoi interventi a sostegno dell’economia, riducendo gli acquisti mensili intorno agli 85 miliardi dollari di Titoli e Buoni del Tesoro, una politica che si protrae ormai da 14 mesi.

Anche alla Casa Bianca, per voce di Jason Furman, tra i principali consiglieri economici, hanno decisamente accolto con favore i dati sull’occupazione che mostrano “che la ripresa sta guadagnando slancio“. Stesso discorso anche in Oriente, dove il Giappone governato da Abe è riuscito a smuovere la situazione, facendo ripartire l’inflazione che ormai stagnava da decenni proprio grazie ad una politica monetaria esattamente opposta a quello perpetuata dall’Europa germanocentrica che continua imperterrita nel proseguire politiche di rigore che generano benefici solo per qualche paese del Nord mentre riducono alla fame interi popoli del Sud europeo.

Cambiare l’assurda politica propinata ancora pochi giorni orsono da personaggi come Olli Rehn, quella del cieco rigore dei numeri e dell’applicare principi che possono andare bene per gestire banche o aziende ma che non hanno alcun riscontro storico nella gestione di intere nazioni e popoli, cambiare quella politica che ha fallito ogni proposito e che sta semplicemente devastando l’Europa è l’unico è l’unico imperativo categorico che deve essere perseguito immediatamente, prima che sia troppo tardi.

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