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Obama alla dura battaglia sul bilancio

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Il presidente americano in grosse difficoltà per l’opposizione repubblicana che lo ha costretto ad approvare tagli alla spesa federale per 85 miliardi di dollari

Il presidente Barack Obama ha dovuto firmare, non aveva alternative. Ma ora riprende a mettere in guardia tutti contro le conseguenze dell’austerità sul bilancio pubblico entrata automaticamente in vigore la scorsa settimana. Lunedì ha formalizzato effettuato la nomina di tre nuovi ministri del governo degli Stati Uniti, tra cui uno strettamente collegato al bilancio.

I tagli alla spesa del governo federale che a malincuore a dovuto ratificare ammontano a circa 85 miliardi di dollari, una misura innescata a causa dell’incapacità di democratici e repubblicani di concordare misure alternative per ridurre il disavanzo: «Questi tagli hanno già iniziato a costare posti di lavoro» ha dichiarato il leader democratico quando ha annunciato le tre nuove nomine: Gina McCarthy a Capo della EPA, la Environmental Protection Agency, l’agenzia per l’ambiente, il fisico Ernest Moniz al Dipartimento di Energia, mentre sarà Sylvia Mathews Burwell ad andare alla guida del OMB, l’ufficio del bilancio.

Ora queste tre nomine dovranno essere ratificate dal Senato, dove i repubblicani malgrado siano minoranza dispongono della capacità di bloccarle. Ma gli oppositori del presidente hanno invece il pieno controllo della Camera dei Rappresentanti, dove infatti negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una lotta tra repubblicani ed esecutivo democratico proprio sul bilancio.

Il ruolo del direttore del OMB, equivalente ad un Segretario di Stato sul bilancio federale, è di importanza strategica, come importanti sono i tagli automatici entrati in vigore lo scorso venerdì che secondo le stime si tradurranno in una riduzione dell’8% del budget del Pentagono e del restante 5% spalmato sulle altre poste di spesa in bilancio.

Obama si è infatti fatto avanti presso l’opinione pubblica, evidenziando le responsabilità dei repubblicani:«Alla fine, saranno molte persone a soffrire per questo, dobbiamo continuare a lavorare per ridurre il nostro deficit in modo equilibrato, un approccio al problema che è sostenuto dalla una maggioranza degli americani» ha tuonato il presidente Obama, che ha proseguito avvertendo che «Centinaia di migliaia di dipendenti e collaboratori inizieranno a ricevere le notifiche di congedo non retribuito», concludendo con il rafforzare il concetto che tutto questo si tradurrà in un rallentamento dell’economia americana e mondiale.

M i repubblicani continuano a rifiutare qualsiasi aumento delle tasse, e preferiscono procedere con i tagli per rimediare ai problemi dei conti pubblici. Il debito degli Stati Uniti oggi supera i 16.000 miliardi di dollari, e dall’inizio del mandato di Obama è aumentato di oltre 1.000 miliardi di euro per ogni anno fiscale.

«Sono sicuro che si può risolvere se le persone di buona volontà si incontrano», ha cercato di rassicurato il presidente, anche se i negoziati in corso non lasciano spazio all’ottimismo.

A questa crisi politica ne sarà presto aggiunta un’altra, ancora più inquietante: quella del finanziamento del governo federale per gli ultimi mesi dell’anno fiscale 2013, che sarà votata dal Congresso prima del 27 marzo In caso di voto contrario, molti servizi dovranno essere chiusi del tutto.

Poche ore dopo, in un Consiglio dei ministri, il presidente Obama ha assicurato di essere alla continua ricerca di partner nel campo opposto, per trovare un compromesso in grado di assicurare altre soluzioni per raggiungere un pareggio di bilancio in maniera più equilibrata e sostenibile.

Ma allo stesso tempo Obama ha anche sottolineato che il programma del suo secondo mandato è andato al di là del rigore e si impegna a continuare nello sforzo per far crescere l’economia e aiutare gli americani a prosperare.

Il Presidente, per il primo gabinetto del suo secondo mandato, ha naturalmente anche affrontato i grandi temi su cui intende procedere, quelli evidenziati durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso: una revisione del sistema di immigrazione, la lotta contro la violenza delle armi e l’educazione dei giovani.

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