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Nobel per la Pace all’Unione Europea

Gaffe, polemiche e proteste non diminuisco l’importanza di questo riconoscimento che potrà diventare una occasione per rilanciare i principi europeisti di Spinelli e Rossi che Van Rompuy e Shulz hanno dimostrato di ignorare

«Il Comitato norvegese per il Nobel desidera porre l’accento su quello che sembra il più importante risultato dell’Unione europea: la battaglia vittoriosa per la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani. Il ruolo stabilizzatore giocato dall’Unione europea ha contribuito a trasformare l’Europa da continente di guerra a continente di pace». Con questa motivazione letta dal presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Thornbjorn Jaglandveniva, veniva annunciata lo scorso 12 ottobre l’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2012 all’Unione Europea.

Il premio Nobel per la Pace, che oggi sarà consegnato nelle mani dei tre rappresentanti europei, come gli altri riconoscimenti è stato assegnato sin dal 1901 a personalità come Theodore Roosevelt nel 1906, ad Austen Chamberlain nel 1925, a Carl von Ossietzky nel 1935, giornalista pacifista recluso dal 1933 per ordine della Gestapo, ad Albert Schweitzer nel 1952, passando da Martin Luther King, Madre Teresa, Lech Wałęsa, Mikhail Gorbaciov, Elie Wiesel, Aung San Suu Kyi, Nelson Mandela, fino ad Al Gore e Barack Obama. Un premio assegnato molte volte, come in questo caso, non a singole personalità ma ad organizzazioni internazionali, dall’Ufficio internazionale per la pace nel 1910, al Comitato Internazionale della Croce Rossa nel 1917, al Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati fino ad Amnesty International e Medici Senza Frontiere.

Le prime prevedibili polemiche sulla premiazione dell’Unione europea sono arrivate da leader anti-europeisti, come il britannico Nigel Farage, a capo del Partito per l’Indipendenza «Secondo il testamento di Alfred Nobel, il Premio per la pace deve essere assegnato ogni anno a chi abbia “apportato il contributo più significativo all’unione delle nazioni, all’eliminazione della schiavitù, alla riduzione della consistenza numerica degli eserciti esistenti e al raggiungimento degli accordi di pace” – puntualizzava Farage – In questo contesto l’UE non sembra degna di questo premio».

Meno prevedibili quelle che arrivarono dalla Russia: «L’UE è nata dalla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, creata per la difesa degli interessi economici di un piccolo gruppo di paesi, anziché della pace in tutto il mondo – lamentava Svetlana Gannuškina, presidente del comitato Società civile – Quando si tratta di campagne militari, i paesi membri dell’Unione europea ne prendono prontamente parte».

Ancora più duro Pavel Sviatenkov, esperto dell’Istituto russo della strategia nazionale: «Probabilmente, i funzionari hanno deciso di usare il Premio Nobel per consolidare l’Unione europea che si sta sfasciando. È da notare che la commissione per l’aggiudicazione del Premio Nobel per la pace è capeggiata da Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa». L’esperto russo ha paragonato l’operazione molto simile alle premiazioni auto-referenziali che si praticavano nell’Unione Sovietica ai tempi di Brežnev, quando il leader sovietico veniva insignito di titoli di Eroe dell’Unione Sovietica, di premi letterari e così via, sottolineando come negli ultimi anni il Premio Nobel venga aggiudicato, in base a motivazioni politiche, non a reali personalità pacificatrici, ma a persone altolocate.

Poi sono arrivate anche le critiche, decisamente più autorevoli, di tre prei Nobel per la Pace. L’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, artefice della lotta contro l’apartheid, Mairead Corrigan, fondatrice di Community of Peace People e lo scultore Adolfo Perez Esquivel, difensore delle vittime della repressione durante la dittatura militare argentina.

I tre premi Nobel non si sono limitati ad esprimere una forte critica ma hanno chiesto addirittura la revoca dell’assegnazione del Premio all’Unione Europea, motivando la loro richiesta con una lettera aperta al comitato del Nobel, nella quale sostenevano che la politica della UE è in contrasto con i valori tradizionalmente associati al premio Nobel per la Pace.

I media europei, dobbiamo ammetterlo, non hanno dato grande spazio a riflessioni o dibattiti, e l’attenzione, per altro non proprio ampia, è stata dedicato a celebrare il riconoscimento. «Ogni capo di governo promuova il più possibile nel suo Paese la celebrazione della consegna del premio Nobel per la pace alla Unione Europeo – aveva sottolineato Mario Monti – e ne spieghi il significato e i motivi per cui l’Europa lo merita». Anche il presidente Napolitano aveva salutato con gioia questo riconoscimento come d’altronde tutti i Capi di Stato e di governo europei. Qualche polemica c’è stata ma ha riguardato il fatto se i leader europei dovessero o meno partecipare in massa alla cerimonia odierna, quando il premio sarà consegnato nelle mani dei tre rappresentanti istituzionali dell’Unione: José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo e del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.

Proprio quest’ultimo è stato costretto a pochi giorni dalla cerimonia di Oslo a scusarsi per una questione non del tutto secondaria, che riguarda proprio il nostro Paese, che nel video realizzato per celebrare l’assegnazione del premio era stato inizialmente del tutto omesso. (Guarda i video, leggi l’articolo e firma la nostra petizione)

Ad Oslo oggi sarà presente anche il dimissionario Mario Monti che insieme a molti altri leader europei assisterà alla cerimonia di consegna, ma non mancheranno anche le contestazioni. Nel pomeriggio è programmata una fiaccolata di protesta a cui parteciperanno i no-global del gruppo Attack, i greci di Syriza, oltre ai movimenti del tea party di Norvegia ed altri gruppi di protesta provenienti da Islanda, Svezia, Francia e Austria.

Tralasciando le polemiche questo riconoscimento rappresenta senza dubbio uno stimolo importante per cittadini e istituzioni dell’Unione europea. Proprio queste ultime dovrebbero però fare maggiore attenzione. La “gaffe” di Van Rompuy è davvero eclatante, non è possibile che sotto i suoi occhi si possa dimenticare un paese fondatore come l’Italia in un video che celebra l’Unione europea. Difficile considerare come una “gaffe” anche l’intervento a gamba tesa di Martin Shulz, che evidentemente ancora irritato dall’essere stato paragonato da Berlusconi ad un Kapò quando era un semplice eurodeputato, ora da presidente del Parlamento europeo lo indica come un pericolo per l’Italia e tutta l’Europa. Insomma due delle tre massime cariche istituzionali che ritireranno oggi il premio Nobel per la Pace, se appartenessero al mondo anglosassone si sarebbero molto probabilmente già dimesse.

Questo premio risulterà importante, se invece di essere vissuto come una gratificazione dell’Europa dei burocrati sarà di stimolo alla società civile europea per ridare slancio a principi e valori fondamentali, non certo quelli della comunità del carbone e della comunità economica, ma quelli magistralmente espressi nel Manifesto di Ventotene, da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, proprio i padri fondatori del pensiero europeista clamorosamente omessi nel video ideato e promosso da Van Rompuy, che evidentemente ignora, o colpevolmente vuole tacere.
Assisteremo con gioia all’evento, e speriamo che il primo a mettere la sua mano sul riconoscimento sia Barroso.

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