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Monti & Mussari: due facce della stessa medaglia

Alla Luiss per una una conferenza, al cui tavolo era seduto anche Mario Monti, il principale protagonista dello scandalo MPS parla di regole e comportamenti, descrive come “marcio” il sistema finanziario e racconta di come le grandi decisioni vengano prese da 4-5 persone a New York

Siamo nel 2011, in quel mercoledì mattina del 23 febbraio 2011, Giuseppe Mussari, in quel momento presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena e presidente dell’ABI, l’associazione bancaria italiana. Mussari conferma il fatto che il sistema finanziario sia marcito e in questa conferenza parla di come sono cambiati e come dovrebbero cambiare i comportamenti degli agenti economici, di quale assetto di norme e istituzioni è necessario per non ripetere vecchi errori, alla luce dell’esperienza maturata durante la recente crisi.

Non sono i complottisti della rete, ma è proprio Mussari ad evidenziare come le grandi decisioni che influenzano i cittadini di tutto il mondo occidentale vengano presi da poche persone che si incontrano una volta alla settimana in un caffè, in un ristorante o in qualche albergo di New York.

L’intervento del professore invece si svolgerà sul solito spartito, quello delle astratte teorie dell’economicismo, i soliti aleatori concetti, sempre lontani dalla realtà quotidiana dei cittadini e sempre vicini alle aziende e ai mercati, e sempre conditi da inglesismi ad effetto. Insomma il professore sfoggia le solite armi, le tipiche qualità di un vero e convinto sostenitore della tecnocrazia. Un concetto negativo ma non astratto, il termine tecnocrazia è infatti presente nel dizionario, significa semplicemente “Governo dei tecnici”, egemonia e potere dei tecnici nella vita dello Stato, Ma in quel momento il Professore non è ancora Senatore a vita, non è ancora il presidente del Consiglio del Governo tecnico, ma è il presidente europeo della Commissione Trilaterale. La celebre Trilateral Commission, l’organizzazione fondata il 23 giugno 1973 per iniziativa di David Rockefeller. Non siamo sprovveduti, non consideriamo certo la Trilaterale un covo misterioso frequentato da banditi. La Trilaterale non è certo quel luogo oscuro dove molti sostengono vengono ardite le trame di tutti i complotti internazionali. La Trilaterale non è un cenacolo di losche figure che vogliono abbattere la democrazia e la libertà per poter dominare il mondo. La Trilaterale è tutt’altro, è un organismo privato ma libero, i suoi obiettivi non hanno secondi fini nascosti, sono trasparenti, dichiarati, leciti, e qualora uno dei suoi membri si macchiasse della benché minima illegalità, sarebbe immediatamente espulso e mai più invitato a partecipare alle sue riunioni. E forse proprio per questo la Trilaterale è ancora più pericolosa. Se un gruppo di ricchi e potenti si mettesse insieme per ottenere il potere con la forza, gli anticorpi delle società contemporanee ne avrebbero facilmente ragione. La Trilaterale è invece l’espressione di una classe privilegiata di tecnocrati che vogliono solo creare una società migliore: «La cittadella trilaterale è un luogo protetto dove la téchne è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e sorvegliano – cosi la definiva nel 1990 La Trilaterale invece è semplicemente l’espressione di una classe privilegiata di tecnocrati- Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la possibilità di mettere la società di fronte a se stessa. Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso». Ma come sappiamo, le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. E abbiamo visto dove ci hanno portato le buone intenzioni dei tecnocratici. Il loro fallimento è registrato dalla catastrofe si tutti gli indicatori economici, abbiamo misurato gli effetti delle loro scelte politiche, hanno bastonato i tanti, i più deboli e poveri, hanno favorito i pochi, i più forti e ricchi.
Non per nulla gli italiani lo hanno “silenziato”, hanno “spezzato le ali” ai suoi alleati politici, e dalle urne hanno “strillato” un messaggio che è arrivato chiaro e forte anche a Bruxelles. Il portavoce della Commissione europea, Olivier Bailly, ha subito parlato chiaro: «I mercati sono liberi di reagire come ritengono ma la Commissione ha piena fiducia nel processo democratico. L’Italia è uno dei grandi Paesi fondatori e lavoreremo assieme per rilanciare la crescita e la creazione di impiego in Italia». L’era Monti è finita in Italia e in Europa. La Trilaterale ha tutto il diritto di continuare ad incontrarsi, per parlare e discutere, per studiare e poi proporre soluzioni per realizzare una società migliore. E questa esperienza “tecnica” ha avuto un grande merito, quello di averci aperto gli occhi. Ora abbiamo il dovere di restare all’erta, per tenere i suoi uomini fuori da palazzo Chigi e lontano dal Quirinale. Ci daremo da fare anche a Strassburgo e soprattutto a Bruxelles. L’unico rammarico è che grazie a Giorgio Napolitano, che lo ha generosamente nominato Senatore a vita per aver illustrato la Patria per alti meriti scientifici e sociali, l’ex Commissario europeo, l’ex presidente europeo della Trilaterale, l’ex presidente del Consiglio, potrà continuare a propinarci l’economia sociale di mercato dall’Aula del Senato.
Ma non si sa mai, la speranza è l’unica a morire, e se si è dimesso un Papa…

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