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Marzo 1938: italiani brava gente?

obiettivo barcelona from Memoria AltraItalia on Vimeo.

Il 17 e 18 marzo del 1938 per la prima volta nella loro storia i cittadini catalani furono oggetto di un bombardamento indiscriminato su alcune città e soprattutto su Barcellona. Il bilancio delle incursioni aeree dell’Aviazione Legionaria italiana fu di circa 900 vittime e oltre 1500 feriti

Formalmente non abbiamo mai chiesto scusa per quella ignobile azione. Da quest’anno il 17 marzo è una festa nazionale per celebrare e ricordare l’Unità d’Italia. Una festa che non potrà essere piena fino a quando non chiederemo perdono per quella azione violenta e incivile condotta da nostri connazionali. Personalmente appresi dell’esistenza di questo assurdo episodio dalla voce di Adele Faccio, che ha vissuto a lungo in quella città militando attivamente nell’anti-franchismo pubblicando anche la rivista clandestina “Occident“. Ci è stato rinfacciato più volte, ma quello avvenuto il 17 e il 18 marzo del 1938 è un episodio che continua ad essere accuratamente omesso dai libri scolastici, figuriamoci dal dibattito politico e sociale di un Paese che preferisce lasciar prevalere lo stereotipo degli italiani brava gente.

Eppure la storia ci racconta ben altro. l’Italia lungo i suoi 150 anni di storia si è macchiata più volte di un colore infernale. Non dimentichiamo che sono stati italiani ad usare armi chimiche nelle guerre coloniali in Africa, che sono stati i nostri ambasciatori a consegnare la dichiarazione di guerra ai paesi del mondo anglosassone, che sono stati i nostri soldati ad invadere le terre di Francia e di Russia, che erano piazze intere colme di popolo a voler spezzare le reni alla Grecia.

Ma mentre per quasi tutte queste cose abbiamo apertamente recitato il mea culpa, la Repubblica italiana si formalmente e ufficialmente scusata, ha riconosciuto compensazioni per i danni causati, ha restituito simboli del maltolto, invece per aver bombardato la libera città di Barcellona ed aver causato in poco più di 48 ore quasi 900 vittime e oltre 1500 feriti non ha ancora fatto nulla. Anzi, si è comportata come se questo non fosse mai successo. Eppure quel bombardamento è perfettamente documentato dalle fotografie presenti nell’Archivio ufficiale dell’Aeronautica italiana.

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Non sono certo l’unico italiano ad amare quella città, a nutrire una simpatia profonda e un rispetto per il popolo e la cultura catalana. Sono davvero tanti i giovani italiani che hanno scelto di vivere a Barcellona e sono milioni quelli che la scelgono come meta delle loro vacanze. Tutti possono testimoniare che la simpatia è reciproca, i catalani, infatti, hanno sempre accolto con grande generosità e calore gli italiani.

Non è quindi per rispondere alle loro richieste ma piuttosto per onorare la nostra bandiera, per smacchiare gli aloni di sangue che ancora la deturpano che dovremo oggi, più che mai, chiedere scusa a quel popolo per quanto nostri connazionali gli hanno arrecato. L’azione fu decisa in piena autonomia, senza consultare né Franco né Hitler da Mussolini in persona. Che dal cielo fosse caduto un inferno che aveva devastato cittadini inermi, donne e bambine nelle strade di Barcellona gli italiani lo appresero dal giornale della Santa Sede, “L’Osservatore Romano” che pur non facendo numeri sulle vittime intervenne condannando con durezza l’episodio. Le cifre della tragedia le pubblicò invece il londinese “Times“, che gli italiani difficilmente potevano leggere. Ma naturalmente anche tutta la stampa italiana diede ampio conto del bombardamento, anche se riferì i fatti asservendo totalmente il potere mussoliniano e l’ideologia del regime fascista: il Corriere della Sera infatti pur parlando di terrore, di abitanti che chiedevano la resa e abbandonavano la città, presentava quella azione inumana come una brillante operazione militare.

Non mancano pubblicazioni che hanno studiato, analizzato le ragioni e documentato le conseguenze del bombardamento di Barcellona, così come quello di Durango, nella Vizcaya avvenuto il 31 marzo del 1937, ma è rimasta argomento tra storici e accademici. Sul bombardamento italiano di Barcellona non c’è stata solo reticenza, ma una precisa volontà politica, quella di non divulgare nell’opinione pubblica questa infamante macchia sul nostro Paese.

Invece è opportuno che questo avvenga, saranno scuse simboliche e tardive, ma restano comunque opportune e devono avvenire necessariamente da parte dei rappresentanti più alti del nostro popolo e vanno presentate ai rappresentanti più alti di quel popolo amico e fratello. Vista la complessa situazione politica forse ieri non era una occasione del tutto propizia, speriamo che invece il nuovo presidente della Repubblica possa trovare il modo il prossimo anno di chiedere finalmente perdono e di cancellare queste macchie ancora presenti sulla nostra bandiera.

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