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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

L’Ordine dei Giornalisti sospende Sallusti

Democrazia-stampa

Un atto dovuto che dimostra ancora una volta l’inutilità di uno strumento che risponde ai soli criteri burocratici e valori corporativi

Non è la prima volta, e non solo per Alessandro Sallusti, ma certo che in questa occasione è davvero difficile comprendere come si possa conciliare la decisione dell’Albo dei Giornalisti di sospendere l’attuale direttore de Il Giornale con l’esigenza di difendere almeno la professione se non la libertà di stampa stessa.

Come abbiamo avuto modo di sostenere in un altro articolo, il caso Sallusti è emblematico e sintomatico, riguardando allo stesso tempo la libertà di espressione e la libertà personale, elementi “sacri” della democrazia stessa.

Ma l’Albo dei Giornalisti evidentemente non è di questo avviso. Un burocratico atto dovuto? Beh, allora è l’ennesima dimostrazione della assoluta inutilità di uno strumento medievale da abolire il prima possibile.

Cosa pensiamo dell’Albo? Eccovi serviti: «Idea da pedanti, da falsi professori, da giornalisti mancati, da gente vogliosa di impedire altrui di pensare colla propria testa. Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che semplicemente sentono di poter dire meglio o presentar meglio la stessa idea che gli altri dicono o presentano male…
Giudice della dignità o indegnità del giornalista non può essere il giornalista, neppure se eletto membro del consiglio dell’ordine od altrimenti chiamato a dar sentenza sui colleghi…
In una professione della quale tutti possono essere chiamati a far parte per una ora o per un anno o per tutta la vita… nella quale sono sempre vissuti, gli uni accanto agli altri, imbrattacarte e grandi pubblicisti …che cosa significa un tribunale di pari? Null’altro che uno strumento fazioso per impedire agli avversari, agli antipatici, ai giovani, agli sconosciuti l’espressione libera del pensiero…
».

Come avrete capito, non sono nostre parole, e non sorprenderà il fatto che le condividiamo pienamente.
Potreste però rimanere sorpresi dall’apprendere che sono parole di Luigi Einaudi.

Sono le parole di uno dei padri fondatori della nostra Patria. Uno dei più grandi presidenti della storia repubblicana. Giornalista nei primi decenni del Novecento de La Stampa, del Corriere della Sera, corrispondente del settimanale inglese The Economist, direttore di riviste quali La Riforma Sociale e la Rivista di Storia Economica.

Ma queste parole le espresse molto anni dopo, proprio alla vigilia della Costituente, nel dicembre 1945, quando disse: «Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti».

A proposito di Costituente. L’articolo 21 della Costituzione è chiaro ed esplicito e recita testualmente: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Ebbene, la legge 47 dell’8 febbraio 1948 recita all’articolo 5: “Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi“.

Presentare una domanda ad un Tribunale che deve verificare la regolarità dei documenti presentati non costituisce una forma di autorizzazione?

E ancor di più, la necessità prevista nello stesso articolo di indicare un direttore responsabile, che di fatto deve essere autorizzato a tale scopo dall’Albo professionale, non è in palese contrasto con il dettato costituzionale?

Proprio questa intricata matassa legislativa ha generato la paradossale situazione in cui si è venuto a trovare Alessandro Sallusti che ha rischiato la galera ed è oggi agli arresti domiciliari, non solo per un reato di opinione, ma oltretutto per un articolo che non ha nemmeno scritto lui, ma lo ha scritto un’altra persona.

Può essere considerata costituzionale una norma che abolisce la responsabilità personale?

Già negli anni ’80, l’indimenticabile Adele Faccio, radicale e storica leader del femminismo italiano, metteva affianco al nome del direttore responsabile “secondo le anticostituzionali norme sulla stampa”. Abbiamo sin da subito sperato che il caso Sallusti potesse aprire una profonda riflessione. Una speranza alimentata dal suo iniziale gesto di rifiutare gli arresti domiciliari. Il gridare di non volere i favori riservati ad una casta, sollevare il problema degli altri cinquemila cittadini che si trovavano nella sua stessa identica condizione ma ai quali non venivano concessi i domiciliari, non poteva che essere interpretato come una azione di “disobbedienza civile”.

Quando torneremo a parlare dei diritti? Quando torneremo a rispettare la Costituzione? Quando ci occuperemo delle decine di migliaia di cittadini italiani innocenti che sono ancora in carcere? Quando ricominceremo a parlare della libertà di espressione e della libertà di stampa?
Possibile che in questo Paese non ci siamo ancora stufati di parlare solo di Berlusconismo e AntiBerlusconismo????

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