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L’Italica burocrazia colpisce anche il Vaticano

Bookshop-MuseiVaticani

Norme anti-riclicaggio: la Banca d’Italia ordina alla Santa Sede la sospensione delle transazioni con carte di credito

La notizia sta facendo il giro del mondo. Dal dal 1 ° gennaio tutti i pagamenti elettronici con carte di credito sono stati sospesi nel territorio della Città del Vaticano territorio. A causare il problema non è stato un black-out di rete o un virus informatico ma l’italica burocrazia: mancherebbe una autorizzazione ufficiale da parte della Banca d’Italia.

Rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile, eccessiva pervasività e deresponsabilizzazione, tendenza a regolamentare ogni minimo aspetto della vita quotidiana, tendenza ad espandersi per perpetuare ed aumentare il proprio potere, diluendo al contempo le responsabilità individuali. Questi sono alcuni degli aggettivi, delle qualifiche e delle caratteristiche che vengono affibbiate alla burocrazia, ma nessuno di questi e nemmeno tutti insieme, riescono a rendere evidente la pericolosità e la reale dannosità che la burocrazia ha esercitato storicamente e nel tempo sulla società.

Quello odierno è solo l’ultimo eclatante episodio di quanto possa essere ridicolo e inutile, ma al tempo stesso concretamente dannoso, l’intervento burocratico ottuso e fine a se stesso.

I famosi Musei Vaticani, visitati ogni anno da oltre 5 milioni di turisti, stanno quindi richiedendo il pagamento in contanti.
La sospensione delle transazioni con carta di credito sarebbe la conseguenza di una decisione della Banca d’Italia che avrebbe ordinato alla Deutsche Bank Italia, che gestisce nel territorio Vaticano i dispositivi di rete per i pagamenti elettronici, di disabilitare tutte le periferiche, non disponendo delle necessarie autorizzazioni per eseguire questo tipo di operazioni.

Secondo fonti citate dalla stampa estera, il Vaticano non avrebbe ancora raggiunto gli standard internazionali sulla lotta contro il riciclaggio di denaro, quindi i terminali sul suo territorio non possono essere gestiti da una banca di diritto italiano come nel caso di Deutsche Bank Italia.

Musei Vaticani, Cappella Sistina, ma anche la farmacia del Vaticano e il suo celebre Ufficio Filatelico e gli altri negozi di souvenir presenti nella Santa Sede sono quindi costretti ad accettare solo contanti. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha assicurato che sono in corso contatti con altri fornitori di servizi per rendere il più breve possibile l’interruzione dell’uso delle carte di credito.

Benedetto XVI ha intrapreso il processo che dovrà rendere più trasparenti le finanze del Vaticano, ed ha assunto la scorsa estate un esperto di fama internazionale specializzato nell’anti-riciclaggio di denaro come lo svizzero René Brülhart, per otto anni direttore dell’Unità di informazione finanziaria (UIF) del Liechtenstein.

All’inizio di luglio, un rapporto del gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sui temi del riciclaggio di denaro aveva apprezzato i passi in avanti delle autorità vaticane, pur indicando che c’era ancora molto da compiere.

Cercare di evitare l’infiltrazione di personaggi loschi se non di criminali nelle istituzioni finanziarie della Santa Sede è decisamente un obiettivo e una preoccupazione legittima, ma impedire l’uso dei terminali elettronici nei Musei Vaticani è decisamente ridicolo. Oppure qualcuno immagina forse che gli impiegati vaticani addetti alle casse dei Musei, della Farmacia, dell’Ufficio filatelico, delle boutique e dei bookshop vaticani siano debitamente istruiti e dediti quotidianamente a falsificare gli incassi per riciclare denaro sporco?

L’unico effetto concreto di questa assurda e meramente burocratica decisione sarà che ora i terminali saranno gestiti da una banca estera, non sottoposta alla nostra giurisdizione, e quindi il risultato di questo ottuso intervento sarà che proprio quelle operazioni usciranno completamente dal campo operativo del controllo della Banca d’Italia.

Complimenti!

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