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L’Europa condanna l’Italia su carceri e diritti umani

pannella

Pannella con il suo sciopero della fame aveva sollevato, per l’ennesima volta, il problema. Ora la Corte di Strasburgo gli da ragione e non condanna solo il sistema carcerario ma anche quello giudiziario. Nella sentenza i giudici europei si dichiarano infatti profondamente “Colpiti dal fatto che il 40% dei reclusi sia in attesa di giudizio

La notizia sta facendo il giro del mondo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i diversi casi di detenuti che lamentano condizioni di carcerazione non compatibili con la Convenzione europea. Ma la Corte si è anche dichiarata “colpita” dal fatto che il 40% dei detenuti siano in carcere per effetto della carcerazione preventiva.

Si parla di tasse e si dipinge come guerra di civiltà quella contro l’evasione fiscale, mentre migliaia di cittadini, che nel rispetto della Costituzione dovrebbero essere considerati innocenti, continuano a restare in carcere in attesa di giudizio.

Lo Stato italiano viola quindi la sua stessa Costituzione e calpesta i diritti umani. Ma nulla sembra riuscire ad invertire la rotta della penosa situazione di due importanti sistemi della nostra architettura istituzionale, quello giudiziario e quello carcerario. Questo è davvero vergognoso e macchia di vergogna l’Italia più di ogni altra cosa.

La Corte di Strasburgo ha inequivocabilmente parlato di condizioni “inumane e degradanti” e chiede a Roma di risolvere rapidamente il problema strutturale del sovraffollamento. Figuriamoci. Abbiamo ben altro a cui pensare.

Oltre al mancato rispetto dello standard dello spazio a disposizione di ogni detenuto, raccomandato dal Comitato per la prevenzione della tortura, organismo del Consiglio d’Europa, la situazione è aggravata dalla mancanza di acqua calda per lunghi periodi, dall’illuminazione e ventilazione spesso insufficienti.

La sentenza della Corte di Strasburgo, condannando l’Italia a risarcire i detenuti con € 99.600, ha deciso di applicare in questo caso una procedura chiamata “sentenza pilota”, in modo da stabilire una risposta generale e veloce al gran numero di casi simili. La stessa Corte parla di oltre 500 ricorsi ricevuti ed invita l’Italia ad istituire un organismo che possa raccogliere e derimere a livello nazionale queste questioni senza ricorrere alla giustizia europea.

Per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri, giudicato dalla Corte “strutturale e sistematico”, viene chiesto alle autorità del nostro Paese di adottare misure globali per fermare le violazioni dei diritti umani che ne derivano.
A meno che l’Italia non ricorra in appello, ora avrà un anno di tempo per applicare la sentenza.

«Je suis profondément humiliée mais malheureusement, la condamnation de la Cour européenne ne m’étonne pas». Sono profondamente umiliata, ma purtroppo, la sentenza della Corte europea non mi sorprende. Questa è la risposta del ministro della Giustizia che rimbalza sulla stampa internazionale. Paola Severino, si dichiara quindi perfettamente consapevole della pietosa condizione del nostro sistema carcerario. Il ministro, purtroppo, non ha fatto poco, ma assolutamente nulla, per cercare di concretamente risolvere questo drammatico problema.

Avevamo criticato aspramente il ministro in un precedente articolo, e continuiamo a farlo ora, visto che, spudoratamente, dichiara: «Continuerò a lottare affinché le condizioni dei detenuti nelle nostre carceri siano degne di un paese civile», quando in realtà si è persino rifiutata di entrare nel merito dei numeri, ha parlato di qualità più importante della quantità, e si è unicamente resa protagonista di un disegno di legge, praticamente inutile e che comunque è caduto nel vuoto.

Il termine “purtroppo” usato dal ministro Severino, abbinato all’assurdo appello a non usare strumentalmente sulla pelle dei detenuti questo tema nella campagna elettorale, non solo offende, ma lo consideriamo una grave offesa all’intelligenza umana.

Ancora una volta, la Severino coglie l’occasione per dimostrare di essere semplicemente una ottusa burocrate, che da una parte punta ad allontanare dalla sua persona e del suo ministero la responsabilità, dall’altra, con modi ancora una volta arroganti e presuntuosi, invita il prossimo ad occuparsi di temi diversi, quelli che lei evidentemente giudica politici.

Innocenti in carcere, galere che non rispettano i diritti umani, un Paese che vede le sue istituzioni ledere la dignità della persona, una giustizia lenta ed ingolfata, sono in realtà temi di alta politica, questioni che dovrebbero monopolizzare l’attenzione pubblica, visto che giustizia e libertà rappresentano l’essenza stessa della democrazia.

La sentenza della Corte europea è un verdetto chiaro, preciso, dettagliato ed inequivocabile, che non accusa, ma condanna senza riserva alcuna il nostro sistema carcerario e giudiziario. Una sentenza che conferma quanto da tempo sostenuto dai Radicali e in particolare da Marco Pannella, che ha condotto la sua battaglia fino allo sciopero della fame e della sete.

Purtroppo ha raccolto solo simpatia e solidarietà, ma egli stesso si è lamentato di come concretamente nessuno sia intervenuto per risolvere il problema. Lo Stato italiano viola la sua stessa Costituzione e calpesta i diritti umani, ma la cosa sembra non interessare più di tanto.

Come può riuscire a dormire serenamente, anche solo per un’altra notte, e non essere invece colpito da incubi un ministro della Giustizia consapevole che il 40% delle persone detenute è in attesa di giudizio, costretto a sopravvivere in carceri che non rispettano la dignità umana?

Quando abbiamo letto il testo della sentenza nella versione originale in lingua francese, siamo letteralmente sobbalzati quando la Corte si dichiara testualmente “colpita” dal fatto che «quasi il 40% dei detenuti nelle prigioni italiane sono persone sottoposte alla carcerazione preventiva, detenuti provvisoriamente in attesa di giudizio».

Una sola cosa ci sentiremo di gridare qualora le orecchie del ministro Severino fossero alla portata della nostra voce: «Ministro, Si Vergogni!».

Una situazione assurda, indegna di un Paese civile, assolutamente intollerabile. Come ha detto anche il presidente Napolitano, una questione che macchia di vergogna l’Italia.

«Si tratta di una condanna importante – ha sottolineato Rita Bernardini – ma che comunque richiede una riflessione urgente: la prima di questo tipo risale 2009. Siamo al 2013 e l’Italia ha fatto poco e niente per rimediare ad una situazione di totale illegalità che porta la Corte Europea dei Diritti dell’uomo a dire che nelle nostre carceri i detenuti sono sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. Ad essere risarciti per una sistematica violazione dei diritti fondamentali – sottolinea la Bernardini – in realtà dovrebbero essere decine di milioni di italiani che sono vittime di una giustizia dai tempi irragionevoli».

Commentando la pronuncia della Corte Europea per i Diritti Umani che punta il dito contro il nostro Paese, Pannella ha invece rivolto un invito: «In particolare a Monti, a Bersani e al… leader berlusconiano Bobo Maroni, di interrompere l’infame flagranza da Quinto Mondo nel quale siamo immersi, nella cloaca statalista italiana. Cos’altro dovremmo aspettare?».

Purtroppo, abbiamo la sensazione che il suo appello cadrà nel vuoto anche questa volta. Come caduto nel vuoto fu l’appello del 2002 rivolto da Papa Giovanni Paolo II al Parlamento italiano: «Senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l’impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società».

Pannella già prima della sentenza aveva scritto una lettera aperta a Mario Monti. «Credo che Monti risponderà alla lettera a lui indirizzata da Marco Pannella: è nel suo stile, nel suo registro personale, quello di non lasciare senza risposta una lettera così piena di contenuti, così accorata e ‘urtante’, in senso nonviolento, per motivi nobilissimi» aveva dichiarato l’ex senatore Pd Pietro Ichino ora candidato nella Lista Monti. «Penso che allargare i consensi verso i radicali che hanno una tradizione innervata nella storia del Paese e un discreto pacchetto di voti sarebbe una scelta utile e positiva» dichiarava l’ex deputato Pdl Giuliano Cazzola, anche lui ora aderente all’Agenda Monti. Ma la lettera di Pannella a Monti è rimasta senza risposta.

Pannella aveva quindi esteso l’appello rivolgendosi ai tre poli, dichiarandosi pronto a sostenere il primo che avesse sposato la sua battaglia per Amnistia, Giustizia e Libertà. Il silenzio più assoluto.

Oggi apprendiamo che oltre ai radicali solo “La Destra” di Francesco Storace trova il coraggio di affrontare in campagna elettorale questo importante tema. Usare la parola “Amnistia” in campagna elettorale richiede coraggio. Il coraggio di chi è pronto a mettere al primo posto la libertà, il diritto e la giustizia, rispetto al rincorrere il voto del più becero populismo giustizialista.

L’Amnistia è infatti la unica soluzione umanamente razionale, per risolvere immediatamente, non solo il problema del sovraffollamento, ma anche per assicurare a tutti gli italiani di poter vivere finalmente in un Paese con una giustizia celere ed efficace. Un provvedimento che permetterebbe infatti di superare il grande ingolfamento dei Tribunali, dovuto agli oltre 50 milioni di processi che li intasano, restituendo fiducia ed efficacia al sistema giudiziario.

Se i dizionari della lingua italiano sostituissero la definizione del termine “Giustizia” con quella del termine
“giustizialismo” praticamente nessuno se ne accorgerebbe. La giustizia nel nostro Paese è morta da tempo, come da tempo hanno perso ogni valore le parole “Diritto” e “Libertà”. I paesi di lingua spagnola se ne sono accorti. Per distinguere il giustizialismo italiano da quello argentino, hanno infatti coniato un nuovo termine “giudizialismo”.

“Amnistia, Giustizia e Libertà” sono le parole che caratterizzato la lista promossa dai Radicali, che oltre a Pannella vedrà, ovviamente, tra i suoi candidati anche Emma Bonino: «L’ennesima condanna di oggi da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per il trattamento inumano e degradante dei detenuti nelle nostre carceri conferma ciò che noi radicali sosteniamo da anni sulla malagiustizia in generale e sull’illegalità e disumanità del nostro sistema penitenziario in particolare, e conferma la assoluta necessità ed urgenza di essere presenti alle prossime elezioni».

Una lista di scopo, di unità democratica riformatrice, fra quanti lottano dando priorità assoluta all’obiettivo dell’uscita immediata, dopo decenni, del nostro Paese dalla sua flagranza criminale contro i Diritti Umani e contro lo Stato di Diritto.

Tra i primi che hanno scelto di sostenere la lista di scopo promossa dai radicali troviamo anche molti altri personaggi, da Vittorio Feltri a Giorgio Albertazzi, da Liliana Cavani a Barbara Alberti, da Giorgio Forattini ad Alessandro Haber a Luca Lionello, da Don Antonio Mazzi a Carlo Ripa di Meana, da Grazia Scucimarra a Catherine Spaak, da Ricky Tognazzi a Paola Turci.

«Caro Marco Pannella – scrive Don Andrea Gallo – rispettando le tue scelte, rimani il custode dei diritti di tutti, nè Napolitano nè Benedetto XVI lo sono! Gridi perché hai la forza del diritto che impone una profonda riforma della giustizia. Questa è una lista di chi si impegna a liberarsi da questo cancro».

Amnistia, Giustizia e Libertà

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