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Le sbandate della “Marianne”

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Dieudonné & Gayet: una riflessione sulle diverse vicende che vedono protagonisti due attori e che stanno mettendo in crisi la Repubblique

Catastrofico” o perlomeno “inquietante“, il caso della presunta relazione tra Francois Hollande e l’attrice Julie Gayet secondo i commenti della stampa francese arriva “nel momento sbagliato” per il Capo dello Stato.

Liberation” si rammarica di come la rivista “Closer” finisca per cancellare ulteriormente il confine tra pubblico e privato, che invece dovrebbe rimanere sigillato. Anche “Le Parisien”” esprime il suo “malessere” con una unica speranza, quella che da questa vicenda i politici prendano spunto per smettere di bruciarsi le mani sul fuoco della ricerca di popolarità attraverso i tabloid.

Il “Lorrain repubblicain” osserva invece come questo caso “inquina la ripresa di François Hollande” e soprattutto la sua prossima e attesa conferenza stampa del 14 gennaio, quando il presidente “dovrà sigillare un rinnovamento politico e confermare una svolta sociale e democratica”.

Per alcuni questa storia potrebbe invece portargli vantaggio, mettendo il presidente sotto una nuova luce, dandogli un po’ più di spessore umano. Per “L’Alsace” invece il caso è solo l’ennesima tappa del catastrofico cammino di Hollande: «Il pensiero dei francesi ne esce frustrato, il loro presidente dovrebbe essere così occupato con i suoi pubblici doveri da dedicare ogni singolo minuto per cercare di risollevare il paese, mentre i fatti dimostrano che trova il tempo per flirtare con un attrice».

Intanto la rivista “Closer” che ha pubblicato lo scoop, ha annunciato che avrebbe rimosso la notizia dal suo sito web su richiesta degli avvocati dell’attrice: «L’avvocato di Julie Gayet ci ha contattato per chiederci di rimuovere dal sito ogni riferimento a tale rapporto e di assicurarci anche di eliminare ogni riferimento su Google» ha dichiarato Laurence Pieau, il redattore capo della rivista che ha sottolineato come nulla era stato invece richiesto in merito alla versione cartacea del magazine, precisando inoltre che non vi era stato alcun contatto con l’Eliseo.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione la questione della privacy per i personaggi pubblici. Il presidente della Repubblica ha il diritto di mantenere riservate le sue vicende personali? Una questione che aveva alimentato il dibattito quando si è scoperto che Hollande aveva nascosto i suoi problemi di salute nel 2011 per non pregiudicare la sua scalata all’Eliseo. I francesi non avevano saputo nulla del cancro di Georges Pompidou, scoprendo la gravità della sua malattia solo nel 1974, quando il presidente ancora in esercizio morì dopo per mesi il bollettino ufficiale della presidenza per giustificare le sue assenza aveva parlato di “semplici influenze“.

Poi venne il turno di Francois Mitterrand, due mandati interi con quel cancro alla prostata che portò alla sua morte. Una questione irrisolta anche sotto la presidenza di  Jacques Chirac, quando nel 2005 fu colpito da un ictus la Francia si accorse che fino ad allora, in 10 anni, non erano mai state diffuse notizie sulla sua salute. La domanda resta tutt’ora irrisolta: il popolo ha il diritto di conoscere le condizioni di salute e di amore del Capo dello Stato?

Il 56enne compagno di lungo corso dell’ex candidata socialista alla presidenza Segolene Royal, dalla quale ha avuto quattro figli, aveva denunciato ieri il fatto come una violazione della sua privacy, minacciando imminenti azioni legali. Hollande era già ricorso alla giustizia contro la medesima rivista, quando nel 2012 “Closer” aveva pubblicato le prime fotografie che rivelavano la sua relazione con la giornalista Valérie Trierweiler, la nuova compagna che era stata poi presentata come First Lady di fatto nell’insediamento all’Eliseo.

In quella occasione Hollande aveva però chiesto il ritiro dalle edicole della rivista cartacea ma non l’aveva ottenuto. Forse proprio per quella negativa esperienza oggi il presidente francese non ripercorre quella strada, evitata anche dagli avvocati della 41enne attrice, proprio perché la concessione di un provvedimento di ritiro dalle edicole di una pubblicazione in Francia è estremamente raro. Occorre infatti dimostrare il disturbo dell’ordine pubblico.

la-quenelle-de-dieudonneProprio il disturbo dell’ordine pubblico sembra invece essere l’escamotage che ha permesso al presidente Hollande e al ministro dell’Interno Manuel Valls di mantenere la loro reiterata promessa di vietare gli spettacoli del controverso comico Dieudonné N’Bala N’Bala.

In Francia l’affaire Dieudonné, l’umorista accusato di antisemitismo e incitamento all’odio, sta letteralmente infiammando il dibattito che riguarda un fondamentale aspetto dei diritti umani, la libertà di espressione. Le televisioni francesi stanno infatti inviando le loro troupe nei tribunali ed all’ingresso dei teatri per trasmettere in diretta questa battaglia giuridica, tutta ancora aperta e appassionante.

La partita tra gli avvocati dell’umorista che si oppongono in tribunale ai divieti dei prefetti e dei sindaci delle città che dovrebbero ospitare il suo tour vede al momento in svantaggio i difensori dello spettacolo “Le Mur”. Le autorità periferiche, sollecitate formalmente con una durissima circolare del ministro dell’Interno sono infatti riuscite nell’intento di annullare la prima tappa del tour prevista giovedì sera a Nantes.

In prima istanza, il Tribunale di Nantes su richiesta degli avvocati di Dieudonné, aveva sospeso il provvedimento di divieto, ma il ministro è ricorso all’appello urgente presso il Consiglio di Stato che a poche ore dall’inizio dello spettacolo aveva confermato l’ordinanza portando all’annullamento della rappresentazione.

Dieudonné è tornato quindi alla ribalta dei media internazionali, dopo esserci finito indirettamente un paio di settimane fa per il clamore suscitato dal calciatore Anelka, che aveva festeggiato una sua rete nella Premier League inglese con una “Quenelle”. Inventata dall’umorista come gesto anti-sistema, la “Quenelle” è invece ritenuta dai suoi detrattori come una sorta di saluto nazista all’inverso.

Anche la stampa italiana, dal Corriere della Sera a Il Giornale fino al Fatto Quotidiano , testate e telegiornali hanno seguito l’onda mediatica finendo tutti per definire Dieudonné come un comico antisemita.

D’altronde era difficilmente evitabile, visto che come tale viene definito dalla stampa francese e dalle più alte autorità pubbliche, dal presidente Hollande al ministro dell’Interno Valls, che dopo averlo definito “un piccolo imprenditore dell’odio” ha appunto emanato una inedita circolare “ad personam” per invitare prefetti e sindaci di Francia a vietare le esibizione del comico.

Ora, pur non condividendo molte delle posizioni che Dieudonné assume nei suoi spettacoli, riteniamo che abbia il pieno diritto di esprimerle. «Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente»“. Nulla può meglio illuminare di ragione e chiudere ogni discorso sulla questione di questa frase pronunciata tre secoli fa da Voltaire.

Non si tratta di un antico enunciato filosofico, la libertà di espressione oltre ad essere garantita dalle singole Costituzioni è prevista anche nell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che testualmente sancisce: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera»”.

Uno Stato democratico non può interdire uno spettacolo a priori, la giustizia può intervenire solo a posteriori, quando un eventuale reato venga commesso. Dieudonné è stato infatti condannato in più occasioni per incitamento all’odio. Condivisibili o meno, solo queste sentenze di condanna trovano una motivazione giuridica. Oggi siamo invece di fronte ad un vero e proprio processo alle intenzioni. E non è facile accettare che un concetto giuridico che risale all’epoca romana possa essere calpestato nel terzo millennio proprio nella patria della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

L’impedire preventivamente l’esibizione pubblica di uno spettacolo umoristico rappresenta senza dubbio una grave violazione della libertà di espressione. Come azione di mera censura che ci riporta drammaticamente a tempi che speravamo definitivamente superati appare la circolare del ministro Valls. Anche le motivazioni espresse in diretta televisiva a France24 da un membro del Consiglio di Stato sono apparse del tutto fragili e pretestuose.

Se venisse infatti confermato l’enunciato giuridico espresso dal Consiglio di Stato che sembra ritenere opportuno impedire la libertà di espressione a qualcuno che sia stato condannato in passato, il futuro della democrazia e delle libertà individuali in Europa risulterebbe fatalmente compromesso.

Sulla questione, una netta posizione in difesa della libertà di espressione arriva infatti solo dalla stampa Svizzera. In particolare dalla confinante Romandia. La testata “Le Temps” non ha peli sulla lingua e dalla città di Ginevra, patria dell’illuminista Jean-Jacques Rousseau, prende apertamente posizione contro il governo francese e scende in difesa del diritto di Dieudonné ad esprimere liberamente le sue idee.

Per i non francofoni è infatti difficile riuscire a farsi una idea propria e non mediata sulla questione Dieudonné. In rete e su youtube si possono trovare molti estratti dei suoi spettacoli, ma per chi non conosce bene la lingua francese è difficile “ridere” delle sue battute e del tutto impossibile capire se realmente nei suoi spettacoli esprime i concetti nefasti che gli vengono attribuiti.
Dieudonné è quindi destinato a passare come un razzista che odia gli ebrei.

Avendo la fortuna di conoscere perfettamente quella lingua, possiamo assicurarvi che gli spettacoli di Dieudonnè sono davvero esilaranti. Prima di tutto possiamo quindi confermare che siamo di fronte ad un comico davvero straordinario che fa letteramente “sbellicare” dalle risate.  Su questo punto c’è una grande concordia, sono infatti in molti a considerarlo il più grande umorista francese vivente.

Abbiamo attentamente analizzato tutto quello che è disponibile online, compresi gli “sketch” per i quali è stato condannato. Non abbiamo individuato alcun passaggio che possa essere considerato come un palese incitamento all’odio raziale. In realtà siamo di fronte ad un ateo che si riconosce solo nei valori laici, rivendicando la “Liberté, Egalité, Fraternité” della Repubblique.

Duedonné è nato nella banlieu parigina, figlio di una madre francese e cattolica e di un padre islamico di origini camerunensi. L’umorista è cresciuto senza dubbio in un ambiente multi-religioso e multi-etnico. Educato nel laicismo della scuola statale francese è tutt’altro che razzista ed ha sempre negato di essere un anti-semita.

Nei suoi spettacoli non prende di mira solo gli ebrei, ma gioca ancora più sfacciatamente su cristiani e musulmani. Non c’è alcun dubbio che assistendo ad un suo spettacolo uno spirito religioso possa  finire per sentirsi “offeso”. Ma così come è stato opportuno resistere alle forti pressioni e difendere la libertà di espressione quando milioni di musulmani si erano sentiti offesi dalle “vignette sataniche” sul profeta Maometto, nella stessa identica maniera per cui in nome della libertà di espressione nessuno pensa in Europa di vietare mostre, happening artistici e tantomeno sketch televisivi o teatrali che prendono di mira suore, preti, il Papa e persino il Cristo, la unica libertà riconosciuta agli “offesi” resta quella di poter non assistere a tali spettacoli.

La libertà di espressione è tutta qui, non è altro che il diritto di esprimere senza censura le proprie idee. Dieudonné si dichiara apertamente anti-sionista, ma questo non può essere banalmente paragonato all’odio verso gli ebrei, visto che anti-sionisti si dichiarano anche degli ebrei ortodossi come quelli del <strong>Neturei Karta</strong>.

L’umorista francese nei suoi spettacoli denuncia l’esistenza nella comunicazione politica e nei media di una sorta di classifica del dolore umano che vede prevalere la sofferenza subita dagli ebrei nella seconda guerra mondiale rispetto per esempio alla sofferenza umana causata dal genocidio degli indiani d’America o alla sofferenza umana subita durante la “tratta dei negri” durante il secolare schiavismo coloniale.

Sono argomenti complessi, che invece di essere oggetto di censura meriterebbero un dibattito aperto, trasparente, senza pregiudizi o paure.  In occasione di incontri, dibattiti, nella pubblicazione di articoli o di libri, le sue considerazioni sulla politica internazionale, Israele, Stati Uniti, Iran, Iraq o Libia,  così come sulla responsabilità dell’attentato dell’11 settembre,  ci troverebbero tra i primi a criticarlo per sostenere tesi diametralmente opposte alle sue. Questo non ci ha impedito in alcun modo di ridere a “crepapelle” sulle sue battute.

Ma battute a parte, il declino dell’Europa non è solo economico e c’è davvero poco da ridere quando è un paese come la Francia a mettere in discussione un elemento fondamentale come la libertà di espressione.

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