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Le primarie del Centrosinistra

Oltre tre milioni hanno votato per scegliere quale tra i cinque candidati sarà il presidente del Consiglio in caso di vittoria della coalizione di centrosinistra alle prossime legislative del 2013. Domenica prossima Bersani e Renzi al ballottaggio

Un grande giorno per il Centrosinistra. Un grande giorno per Bersani che è arrivato ad un passo dal vincere al primo turno. Comunque vada le primarie hanno fatto bene alla coalizione di Centrosinistra che è costantemente cresciuta nei sondaggi. A fronte di un Pdl in grave crisi che sulla questione delle primarie ha dato il peggio, il Pd è riuscito a gestire al meglio l’operazione. Le polemiche non sono mancate ma Bersani, Vendola, Renzi, Puppato e Tabacci sono rimasti nell’ambito del fair play, hanno lanciato un forte messaggio di coesione durante il seguitissimo dibattito organizzato da SkyTg24, rimasto fin troppo all’insegna della democratica competizione. Qualche accusa agli avversari alla fine è scappata, ma solo nelle ultime ore della campagna elettorale, quando per esempio Niki Vendola ha detto di non avere alle spalle la “macchina di soldi” di Renzi e “l’apparato burocratico” di Bersani.

Il primo aspetto da analizzare è quello sull’affluenza. Praticamente giornali e televisioni hanno parlato di record, persino di di affluenza senza precedenti” ma in realtà i 3,1 milioni dichiarati ufficialmente sono decisamente meno dei 4 milioni delle primarie che nel 2005 incoronarono Romano Prodi con il 74% dei favori. Le primarie di ieri sono persino inferiori per quanto riguarda l’affluenza a quelle che il 14 ottobre 2007 portarono alla nascita del Partito Democratico. Anche in quel caso erano primarie “aperte”, senza alcuna necessità di registrarsi o iscriversi al partito. Votarono 3 milioni e mezzo di italiani che scelsero come segretario del partito con il 75% dei voti Walter Veltroni. In quelle primarie poterono partecipare al voto anche extracomunitari e 16enni. Insomma, maggiore affluenza, maggiore partecipazione, decisamente primarie più democratiche di quelle ora in corso. Anche quelle che nel 2009 portarono Bersani alla segreteria del Pd furono primarie “aperte”, votarono infatti tutti i cittadini con più di 16 anni e gli extracomunitari con permesso di soggiorno. Tre milioni di voti, quindi solo centomila in meno rispetto a domenica scorsa, ma quelle che videro la vittoria di Bersani con il 53% dei favori erano per l’elezione del segretario del partito. Non solo non vi partecipavano altri partiti di coalizione, come Sel e Api, ma non riguardavano certo il candidato alla guida del Paese. Quindi, se analizziamo i dati dell’affluenza con razionalità, queste primarie sono sicuramente un successo, ma è assolutamente falso parlare di record e di affluenza senza precedenti, almeno di non voler dare peso alle accuse di “dati gonfiati” nelle precedenti rispetto ai “dati reali” di quest’ultima tornata.

La valutazione è senz’altro rimasta influenzata dalle aspettative della vigilia, quando veniva stimata come alta e favorevole a Renzi una affluenza intorno ai tre milioni. Una partecipazione tra il milione e mezzo e i due milioni poteva portare Vendola al ballottaggio mentre una partecipazione ancora inferiore poteva garantire a Bersani la vittoria al primo turno, mentre tutti concordavano che a prescindere dall’affluenza non avrebbero avuto nessuna chance sia Puppato che Tabacci.

Laura Puppato, che ha puntato tutto sul suo essere “altra”, ha incassato 80.600 voti, solo il 2,6%, ma ha comunque il merito di aver contribuito all’immagine di un Pd sensibile alla questione femminile. Tabacci, come lui stesso ha dichiarato, ha partecipato per rendere tangibile la parola “centro” in questa coalizione che altrimenti, e non solo per la presenza di Vendola, avrebbe avuto diversamente una equilibratura marcatamente a “sinistra”. Bruno Tabacci ha preso poco più della metà dei voti della Puppato, 44.030 per la precisione, l’ 1,4% che comunque per l’Api di Rutelli non sono poca cosa.

In ogni caso è un dato di fatto che le primarie stanno allargando il consenso intorno al Centrosinistra, ma non è detto che in caso di vittoria di Bersani al ballottaggio il Pd riesca poi nella difficile operazione di mantenere l’effetto positivo fino al voto. Questo dipenderà ovviamente dall’atteggiamento degli sconfitti, perché a rimanere deluso non sarà solo Renzi ma anche tutti quelli che hanno votato per lui, ben oltre un milione di persone – 1.103.790, pari al 35,5% secondo i dati ufficiali – sicuramente destinati ad aumentare al ballottaggio. Non c’è infatti alcun dubbio che il Sindaco di Firenze sia riuscito ad incarnare la voglia di cambiamento ed abbia ampliato la platea del Pd, che sicuramente, anche se a scapito di Bersani, si sarebbe potuta ulteriormente allargare qualora anche queste fossero state primarie aperte come le precedenti e se non fossero state poste importanti limitazioni alla partecipazione al secondo turno.

Proprio su questo, oltre alle polemiche sulla trasparenza dei dati, non tanto Renzi ma più diplomaticamente il suo staff, è tornato più volte e con molta enfasi. Renzi ha il torto di non aver contestato allora queste regole che a dispetto dei ballottaggi svolti in tutto il mondo, limitano il voto solo a quelli che hanno partecipato al primo turno. Invece di aumentare la partecipazione, che per esempio in Francia ha visto crescere del 10% la partecipazione rispetto al primo turno, probabilmente andremo incontro ad una diminuzione dell’affluenza al ballottaggio, con il risultato che Bersani potrebbe diventare il candidato alla presidenza del Consiglio, non solo con meno voti rispetto alla sua elezione a segretario del partito, ma persino con un numero minore dei voti raccolti da Renzi al primo turno. Senza contare quanto, sull’onda della sconfitta, peseranno sul morale degli elettori che hanno scelto Renzi le considerazioni di una gara “falsata” di proposito dalla nomenclatura di partito. Questo è testimoniato anche dalla grande attenzione dedicata alla forbice del risultato.
Quasi 10 punti secondo i dati ufficiali che vedono Bersani al 44,9 per cento con 1.393.990 voti contro il 35,5% di Renzi, a fronte di un più volte reclamato 5% di differenza dallo staff del Sindaco fiorentino.

Su questa questione Renzi è sceso in campo direttamente reclamando la pubblicazione online dei verbali. La risposta è venuta dal presidente del Comitato dei Garanti. Non è stata una grande giornata per i parenti di Enrico, lo storico leader del Partito Comunista. Il cugino Luigi ha fatto davvero la figura del brontosauro, quando ha definito difficile se non impossibile mettere in rete poche decine di migliaia di pagine, quelle dei verbali. Se non poche ore sono sicuramente sufficienti pochi giorni, ma quello che è risultato davvero evidente e che di informatica ne mastica poca, mentre del linguaggio “burocratese” è davvero un maestro. La primogenita Bianca si è invece vista affibbiare un “vaffa” in diretta dal davvero poco “superpartes” presidente del Partito Democratico, Rosy Bindi, quando è stata interrotta dalla direttrice del TG3 che voleva dare in collegamento la parola a Vendola.

Oggi una vittoria di Renzi appare davvero difficile, ma con altrettanta chiarezza appare evidente che se non ci fossero state le limitazioni e la gara avesse mantenuto le regole precedenti, il Sindaco fiorentino domenca prossima avrebbe stracciato Bersani. E chissà se malgrado le dichiarazioni contrarie, alla fine la real-politik non spinga il Pd ad andare alla competizione che conta con un ticket Bersani-Renzi. Oggi è prematuro, i due fino a domenica resteranno in piena, diretta, assoluta concorrenza, ma certamente questa è una questione che tornerà al centro dalla settimana prossima.

Ad attendere con trepidazione il risultato finale non saranno solo gli elettori del centrosinistra, ma anche i vertici del centrodestra e soprattutto Silvio Berlusconi, che non ha escluso un suo eventuale ritorno in campo. Per Berlusconi i sondaggi contano molti, sono un vero e proprio “Vangelo”. E se il Cavaliere non avrebbe nessuna chance contro Renzi, che dopo il voto di domenica nei sondaggi nazionali de La7, per la prima volta, ha persino superato Monti come miglior candidato alla presidenza del Consiglio, se a vincere fosse Bersani, Berlusconi potrebbe ritornare ad incarnare la figura del paladino contro il comunismo, che non dimentichiamolo, fu l’elemento chiave che lo portò nel 1994 a battere, sorprendendo tutti, quella invincibile “macchina da guerra” di Ochetto, che secondo tutti i sondaggi doveva portare per la prima volta la sinistra al governo in Italia.

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