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Imprese vietnamite confiscano terre nel Sud-est asiatico

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Landi grabbing: Banca Mondiale e Deutsche Bank finanziano imprese che per produrre caucciù stanno espropriando vaste aree di foreste protette in Laos e Cambogia a scapito di minoranze etniche

Domenica era sceso in campo contro le politiche di Draghi, con un intervento a gamba tesa: «la politica dei bassi tassi di interesse condotta dalla Banca centrale europea non è sana» aveva dichiarato il capo della Deutsche Bank Jürgen Fitschen. Ora vediamo come risponderà alle pesanti accuse mosse alla banca tedesca dalla Ong internazionale Global Witness.

Diverse imprese vietnamite che producono gomma, sostenute dalla filiale della Banca mondiale e dalla Deutsche Bank, starebbero effettuando confische di terra in Laos e in Cambogia. L’organizzazione per i diritti umani ha rilevato come siano le minoranze etniche le prime vittime di questi attacchi che coinvolgono gli abitanti di vaste estensioni di foreste protette.

Il Vietnam è il terzo produttore di gomma al mondo e deve soddisfare la crescente domanda proveniente dalla Cina. Global Witness accusa apertamente Hoang Anh Gia Lai (HAGL) e la Vietnam Rubber Group (VRG) di organizzare gli sgomberi forzati attraverso società che oltretutto sarebbero controllate da parenti di membri dei governi del Laos e della Cambogia, i due paesi più poveri della regione, letteralmente devastati dalla corruzione.

Ma l’accusa è chiara e diretta anche alla Deutsche Bank che secondo la ONG detiene direttamente investimenti per diversi milioni di dollari in due società, mentre l’International Finance Corporation (IFC), un ramo del settore privato della Banca Mondiale avrebbe investito nella HAGL tramite intermediari finanziari.

Secondo il rapporto oltre 1,2 milioni di ettari di terreno sono già stati destinati alle piantagioni di gomma in Cambogia, mentre sono stimate in 400mila il numero delle persone che dal 2003 sono state colpite dagli sfratti e dall’esproprio forzato.

«I governi di Cambogia e Laos hanno ridistribuito grandi aree di terreno ignorando le più elementari norme che tutelano i diritti umani e l’ambiente – accusano senza mezzi termini gli esponenti di Global Witness – e spesso, purtroppo, le persone hanno appreso che la loro terra era stata affidata ad una società solo quando sono arrivati i bulldozer».

Le dichiarazioni del Global Witness non solo escludono che Deutche Bank e la filiale della Banca Mondiale siano all’oscuro, ma anzi sarebbero perfettamente consapevoli di quello che sta accadendo. La ONG infatti sostiene che i governi dei due paesi stiano trattando con le società coinvolte proprio perché Deutsche Bank e IFC hanno minacciato di ritirare i loro fondi, se entro i prossimi sei mesi non si interverrà per correggere la situazione.

Interpellati i portavoce della Deutsche Bank hanno dichiarato che una revisione dell’investimento era stata presa prima dell’inizio degli espropri mentre la IFC non ha voluto commentare, sostenendo che non può accedere al rapporto completo.

Le due società vietnamite, hanno invece negato qualsiasi attività illegale. Per rispondere alle accuse di Global Witness la HAGL ha dichiarato in un comunicato: «In realtà contribuiamo allo sviluppo dell’economia locale, pagando le tasse e creando posti di lavoro per le decine di migliaia di residenti e contribuiamo a sostenere le comunità locali».

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