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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Obama riforma il sistema bancario

Obama-PaulVolcker

Nel pubblico interesse viene ristabilito il primato della politica sul mondo finanziario

Ci siamo, gli Stati Uniti stanno per ripristinare il primato della politica sul mondo finanziario. La supremazia del pubblico interesse viene ristabilita attraverso una dichiarazione congiunta delle cinque autorità che controllano e regolano il settore bancario e finanziario americano con la legge che prende il nome da Paul Volcker ex presidente della Federal Reserve sotto i presidenti Jimmy Carter e Ronald Reagan, ora consigliere economico del presidente Barack Obama/b>.

Una misura osteggiata in ogni modo dalle banche, un percorso ad ostacoli condito da forti scontri ed anche se con grande ritardo, ora approda al varo con una legge che si estende per 70 pagine, preceduta da un preambolo di quasi 900 pagine.

La nuova regolamentazione che sarà imposta agli operatori dei mercati statunitensi vieta alle banche la negoziazione in conto proprio, limitando notevolmente la speculazione finanziaria onde evitare il ripetersi di situazioni simili a quelle che hanno portato alla devastante crisi finanziaria esplosa del 2008.

A decorrere dal 21 luglio 2015 le banche americane non potranno quindi fare trading a breve termine di titoli, derivati o contratti su merci, così come non avranno più la possibilità di possedere o partecipare a fondi di investimento o hedge fund.

Nulla di più efficace e non solo per limitare i rischi ma anche e soprattutto per costringere le banche a tornare al loro ruolo naturale, quello di strumento di sostegno finanziario all’economia reale.

Le banche americane saranno infatti costrette ad una inversione di rotta, dovranno tornare a guadagnare un legittimo interesse nel prestare denaro alle imprese e alle famiglie e non potranno più godere di una posizione privilegiata che premiava solo la rendita e la speculazione finanziaria.

Nonostante le fortissime pressione delle lobby bancarie della City anche la Gran Bretagna si sta orientando verso questa direzione, anche se in maniera più soffice rispetto all’America. Infatti il governo di Londra pensa ad una separazione delle attività: o si opera come banca commerciale con conti correnti e depositi di risparmio oppure si è banca di investimento e si specula sui mercati finanziari.

Su questo fronte l’Europa sembra invece soccombere alle pressioni delle lobby bancarie che fanno fuoco e fiamme contro ogni ipotesi ventilata. Dal 2008 al 2012 l’Europa ha destinato ben 5mila miliardi al settore bancario ma ad inizio dell’anno il Commissario Michel Barnier sembrava finalmente determinato a chiedere qualcosa in cambio: «Non si tornerà al business as usual. La Commissione non ha la memoria corta, quello che quattro anni fa ha distrutto la crescita economica è la crisi bancaria e finanziaria».

Malgrado queste dichiarazioni, mentre nel mondo anglosassone si procede con determinazione i tecnocrati europei hanno del tutto dimenticato questa fondamentale questione, dimostrando ancora una volta di riuscire solo a soccombere di fronte alle pressioni delle lobby finanziarie.

L’unione bancaria è infatti al centro delle discussioni di queste settimane, ma questo importante argomento è del tutto assente. Non se ne occupa nessuno, non solo i tecnocrati ma anche la stampa europea è restata del tutto silente.

Strano? Tutt’altro! La sudditanza della politica al mondo finanziario in Italia come in Europa è semplicemente l’ovvia e razionale conseguenza del declino dei valori fondanti della democrazia che hanno trasformato le istituzioni da paladini del pubblico interesse a difensori dei privilegi del mercato.

Quando un popolo si preoccupa dell’intimazione di non sconfinare dello 0,1% su un impegno di bilancio e trascura del tutto l’accusa di violare i diritti umani, cosa altro può significare se non che si siano del tutto persi i valori fondamentali dell’umanità?

Nel vecchio continente abbiamo perso ogni traccia di cittadinanza e siamo diventati semplicemente dei consumatori?
Pare proprio di sì. Anche se amara questa è l’unica risposta che può spiegare come sia stato possibile assistere passivamente all’imposizione di politiche che hanno ridotto alla fame un popolo fratello come quello greco. Politiche che nei numeri risultano evidentemente fallimentari, eppure si continua imperterriti sulla strada che aumenta la disoccupazione e il disagio sociale, rinnovando colpevolmente misure che spingono alla miseria milioni e milioni di cittadini europei.

La stampa italiana riporta che in occasione dei funerali di Nelson Mandela il presidente americano Barack Obama abbia suggerito al nostro Enrico Letta di andare all’attacco. Speriamo davvero che questo possa spingerlo non a sbattere i pugni, ma a ribaltare quel tavolo!
Prima che sia troppo tardi.

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