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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Gli Usa bocciano il rigore europeo

L’America boccia la politica del rigore europea

 

Secondo il ministro del Tesoro americano i paesi sviluppati dovrebbe pensare a rilanciare crescita e lavoro piuttosto che ridurre i loro deficit pubblici

 
Sono rimasto sorpreso dal silenzio dei Tg e delle trasmissioni di approfondimento politico sull’importante dichiarazione del ministro del Tesoro americano che la scorsa settimana aveva bocciato la politica del rigore europeo. “I Paesi sviluppati – ha dichiarato Timothy Geithner – devono cercare prima di tutto di rilanciare la crescita piuttosto che ridurre i loro deficit pubblici”. Parole che l’Europa ha lasciato cadere nel vuoto più assoluto. Ho cercato e ricercato ma non ho trovato la pur minima risposta, anche solo per contestare questa sua affermazione. Intellettuali, politici, giornalisti… nulla di nulla, anzi spero che qualche libero navigante mi segnali qualcosa da leggere, che almeno renderebbe più digeribile questo amaro boccone da ingerire all’insegna del vuoto assoluto. L’atmosfera è infatti pessima, sembra proprio che l’Europa si sia ormai smarrita, affossati gli ideali di unione e solidarietà, assistiamo passivamente ad un declino che sembra inarrestabile. Sul prossimo bilancio dell’Unione, Berlino schiaffeggia Parigi e attacca Londra, mentre crescono le proteste di piazza, che ormai caratterizzano la quotidianità di Atene e Madrid e iniziano a toccare persino Parigi. Ancora più sorprendente come il primo giorno di ottobre sia stato salutato dai TG come positivo!? Si positivo, perché le borse sono in recupero. I telegiornali che ormai aprono tutti con Spread e quotazioni, per poi passare agli approfondimenti sullo stato d’animo dei mercati, con interventi di economisti le cui previsioni hanno lo stesso grado di attendibilità scientifica degli oroscopi fatti dagli astrologi di turno, mettono in secondo piano il fatto che il primo giorno di ottobre ci presenta invece dei dati ufficiali che sono all’insegna della disperazione. Quello di agosto è stato il sedicesimo mese consecutivo in cui il tasso di disoccupazione nella zona euro ha superato quota 10%. I dati annunciati questa mattina da EUROSTAT e relativi allo scorso mese di agosto, segnano un nuovo record negativo, la disoccupazione nella zona euro raggiunge quota 11,4% che tradotto in termini umani significa che oltre 18 milioni di europei sono senza lavoro. Gli unici stati a mantenersi sotto la soglia del 6% sono la Germania (5,5%) i Paesi Bassi (5,3%) il Lussemburgo (5,2%) mentre il Paese che registra la minor disoccupazione è l´Austria (4,5%). La crisi del lavoro vede in testa proprio i paesi in cui la protesta anti-austerity sta dilagando: la Spagna segna infatti un 25,1% di disoccupati mentre in Grecia sono il 24,4%. Dati che diventano davvero insostenibili se andiamo a valutare la situazione dei giovani sotto i 25 anni: un giovane su due è senza lavoro. Infatti tra i giovani con meno di 25 anni il tasso di disoccupazione in Grecia è del 55,4% mentre in Spagna è del 52,9%.

Dati che sono destinati ad aggravarsi in questo ultimo trimestre dell’anno ma che non sembrano preoccupare più di tanto né i governi né l’opinione pubblica. Monti oggi ha infatti puntato l’attenzione sulla necessità di superare la lotta tra destra e sinistra per sostituire la divisione in due del paese, tra chi paga e chi non paga le tasse. Le prime pagine dei giornali in maniera auto- referenziale rilanciano il tormentone sul Monti-bis, mentre l’opinione pubblica, ruberie a parte, si concentra sugli insuccessi di Zeman e si domanda se sia il Napoli la vera squadra anti Juventus, che ironia della sorte, significa proprio GIOVENTU’…

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