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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

L’Agenda del “Cancelliere”

Banale e piena di ovvietà, l’Agenda Monti è priva di ogni traccia dell’Europa dei Popoli e la politica del rigore è enunciata come un dogma. Questo mentre l’Europa dei burocrati ha dato in soli 3 anni 1600 miliardi di euro alle banche, quasi l’intero ammontare del nostro debito pubblico

Non ci interessa entrare nel merito della opportunità o meno delle critiche e delle accuse mosse al suo predecessore in occasione di un appuntamento istituzionale come quello della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio.

Non vogliamo in questa occasione “sviolinare” sulla sua mancata promessa di non entrare in politica, della sua diretta o indiretta “salita in campo” e di come questa influirà sui possibili scenari del nuovo governo, con un Bersani stretto tra Vendola e Casini.

Siamo anche noi convinti, come Monti, che il destino di ogni Paese «non si decide più nei suoi confini ma è strettamente intrecciato a quello del sistema di relazioni globali in cui è inserito» e quindi ci interessa puntare l’attenzione sul vero e fondamentale problema che riguarda il nostro futuro, quello delle politiche che influenzeranno il presente e disegneranno il futuro dell’Europa.

«Spero che saremo ricordati come coloro che hanno impedito la colonizzazione dell’Italia» aveva dichiarato Monti ad ottobre, in tempi non sospetti. Lo ha pienamente riconfermato nella conferenza stampa di fine anno, l’egemonia tedesca sulle politiche europee non è una farneticazione elettorale, ma esiste ed è reale e concreta. Monti ha infatti rivendicato di essere l’unico a contrastare la Merkel, «Sarkozy zero, Hollande un pò di più»

Ebbene, nella Agenda Monti, intitolata “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa“, non vi è traccia di questa questione, anzi, Monti afferma che non serve a nulla battere i pugni sul tavolo in Europa. Ma pur leggendo con attenzione la sua Agenda, le ragioni della politica del rigore restano palesemente un dogma, visto che non vengono articolate in alcun modo.

Su questo e altri fondamentali temi la lettura dell’Agenda porta invece a considerare che non ci troviamo di fronte ad una direzione subita e imposta dal volere teutonico, Monti non appare come qualcuno costretto da una nefasta influenza, ma sembra proprio che voglia volontariamente indossare gli occhiali che rendono lucida e mettono a fuoco la miope strada del rigore.
Non solo la condivide, ma ne è un convinto assertore, un grande artefice e primario protagonista.

«I Paesi sviluppati devono cercare prima di tutto di rilanciare la crescita piuttosto che ridurre i loro deficit pubblici».
Non sono parole pronunciate da antagonisti, da no-global, da leader nazionalisti, da estremità destro-sinistre, da esponenti di movimenti ambientalisti. Non sono parole di Vendola, di Tremonti o di Brunetta. Sono le testuali parole pronunciate dal ministro del Tesoro americano Timothy Geithner. Parole che l’Europa non solo non ha ascoltato, ma alle quali non ha nemmeno risposto, preferendo relegarle nell’oblio. Anche la stampa ha scelto il silenzio su questo tema. Nessun giornalista ha infatti ritenuto di chiedere al presidente Monti di argomentare i motivi che portano a respingere visioni alternative al cieco rigore, come quella americana, nessuno ha chiesto il parere di Monti su soluzioni diverse al problema del debito pubblico.

Abbiamo ascoltato con le nostre orecchie a Villa Madama la Merkel, come se niente fosse, sostenere come cosa buona e giusta, quella di aver prima pensato ai conti e poi alle persone, al lavoro, alla crescita.

Non sarebbe la prima volta che l’asse Roma-Berlino si rende artefice e protagonista del male, imboccando una strada devastante per l’Europa. Al nostro amato continente davvero non serve un’altro “Cancelliere”. Occorrono invece protagonisti di una netta inversione di tendenza. L’impegno comune nel proseguire sulla direzione indicata da Monti, come egli stesso sostiene, «verso una economia sociale di mercato», non è certo la strada disegnata dai padri fondatori dell’Europa, ma significa semplicemente proseguire verso un lento ma doloroso suicidio di una società succube dei mercati finanziari.

Il compito della politica è proprio all’opposto dei valori sostenuti da Monti. In nome e per conto della sovranità popolare i mercati vanno regolati e indirizzati verso il benessere dei cittadini, devono essere orientati al servizio della società.

Senza questa inversione ad U, senza affrontare con la giusta velocità questa curva a gomito, l’agenda proposta da Monti non può certo essere considerata una agenda per il bene comune.

Monti ha sentito il dovere di negare di essere stato a capo di un governo di banchieri, ma nessuno può negare che la politica europea dall’inizio della crisi è stata una politica esclusivamente orientata in favore delle banche e della finanza virtuale e questo direttamente a scapito dei cittadini, e soprattutto dei più poveri. Questo è un dato di fatto, dimostrato da prove inconfutabili.

Gli aiuti di Stato al settore finanziario nell’Unione europea ammontano infatti ad un totale di 1.600 miliardi di euro e questi dati si riferiscono agli importi erogati dall’inizio della crisi nel mese di ottobre 2008 e fino al dicembre 2011 e quindi non comprendono quelli del 2012, tra i quali figurerebbero anche gli ultimi 3,9 miliardi che proprio il Governo Monti ha chiesto all’Europa di poter erogare come aiuto di Stato per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena.

Lo stratosferico importo di 1600 miliardi di euro non è frutto di una stima di istituti indipendenti, di associazioni di consumatori o di cittadini, non sono valutazioni politiche di think tank o di testate giornalistiche, sono dati ufficiali pubblicati venerdì scorso dalla Commissione europea.

Questo importo rappresenta addirittura il 13% dell’intero PIL dell’Unione Europea, un importo davvero enorme, decisamente spropositato, visto che rappresenta quasi l’intero importo del debito pubblico del nostro Paese, che sotto la guida del Governo tecnico ha superato la soglia dei duemila miliardi.

Non è davvero possibile accettare che l’Europa possa derogare ai principi di solidarietà e sussidiarietà verso i popoli dei paesi europei, quando di fatto toglie risorse all’economia reale e devia un impegno finanziario così enorme importante verso le banche private e il mondo della finanza, spesso virtuale e meramente speculativa.

Non è possibile accettare che vengano definite come “populiste” le opinioni di chi invita a combattere il pensiero egemonico che sta caratterizzando l’Europa della crisi, proprio da chi ha usato nel terzo millennio addirittura il termine di “colonizzazione”.

Le parole pesano e vanno pronunciate con attenzione, lo ha detto lo stesso Monti. Non c’è quindi alcun dubbio che abbia usato questo termine con razionalità. E se il presidente del Consiglio di un Paese come l’Italia ha pronunciato la parola “colonizzazione” quale parola dovrebbe usare il premier greco, “occupazione” forse?

Ma non dimentichiamo che il cappio dell’Europa dei burocrati ha già stretto a morte la democrazia greca, quando lo scorso anno ha costretto il premier Papandreu a farsi da parte subito dopo il suo annuncio di voler indire un referendum, calpestando con arroganza persino l’idea di confrontarsi con la sovrana volontà popolare.

La Grecia da diversi anni è sottoposta ad una vera e propria “amministrazione controllata”. Ogni misura viene prima concordata con le istituzioni europee. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quel popolo fratello è sprofondato nella povertà, è arrivato allo stremo, vive all’insegna della depressione, non solo nell’economia, ma proprio nello spirito umano.

Stipendi ridotti del 30%, il Pil che ha perso un quarto della sua dimensione, scioperi e manifestazioni quotidiane, conflitti sociali sempre più rabbiosi, che stanno portando alla riemersione delle spinte nazionaliste e xenofobe.

L’Agenda Monti, l’abbiamo subito letta con la massima attenzione. La speranza di leggere un programma credibile per superare i problemi causati dalla crisi era forte. Ultimata la lettura è emerso solo un senso di amara e profonda delusione. Incredibile, l’Agenda è del tutto generica, approssimativa, in moltissimi passi è persino aleatoria.

Sembra proprio un compitino fatto in fretta e furia. Vi sono solo annunci di generico principio, banali ovvietà e su tutto prevalgono le rivendicazioni su quanto realizzato. Spesso vi sono espressi concetti di principio addirittura contrastanti, come quando sui servizi sociali territoriali, Monti prima sostiene che questi «devono essere riconosciuti nella loro importanza fondamentale, trovando una soluzione di finanziamento strutturale e di lungo periodo» e poi conclude nella riga sottostante che «bisogna giocare la partita di un vero e proprio piano per l’autosufficienza».

Monti ha confermato di essere la massima espressione e di impersonificare perfettamente il “burocrate europeo”. Freddezza e distacco che possono andar bene quando si tratta di essere arbitri delle dispute e della libera concorrenza tra aziende, ma non solo sono inadeguati, ma del tutto inopportuni quando si tratta di interpretare e rappresentare la sovranità dei popoli, che non possono essere considerati semplicemente come i consumatori di un mercato, unico e aperto che sia.

L’Europa non può essere gestita con i criteri economici di una azienda. La società è certamente composta dall’interazione tra persone, aziende, banche e mercati, ma non possiamo accettare di tornare al medioevo, di eliminare la sovranità popolare, per consegnare l’indirizzo politico all’oligarchia finanziaria. Prima e al centro di tutto devono tornare i cittadini. Tutto deve ruotare sempre ed esclusivamente intorno alla persona umana.

Questa è davvero una battaglia che non possiamo non combattere.

«La comunità politica esiste in funzione di quel bene comune nel quale essa trova significato e piena giustificazione e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico». Sono parole rivolte al nostro Parlamento da Giovanni Paolo II che dieci anni orsono ha sottolineato come una democrazia senza valori si tramuti facilmente in totalitarismo. La caduta del muro di Berlino, il crollo delle ideologie, ha rapidamente portato il mondo occidentale nel totalitarismo economico, dominato dalle oligarchie finanziarie.

Il macchiavellismo della ragion di Stato, il fine che giustifica i mezzi, ha spinto fin qui a limitare la democrazia e gettare nella povertà i popoli per finanziare il sistema bancario al fine di sostenerlo per evitare un crollo del sistema.

Nell’Agenda di Monti è del tutto assente l’Europa disegnata dai suoi padri fondatori. L’Europa di Monti non è l’Europa dei popoli, è l’Europa dei burocrati, è l’Europa che lui stesso definisce lontana dai cittadini. L’Europa che interviene per evitare referendum popolari, l’Europa che interviene per sostituire leader eletti dal popolo con esponenti della nomenclatura burocratica e finanzocentrica.

«Il carattere realmente umanistico di un corpo sociale si manifesta particolarmente nell’attenzione che esso riesce ad esprimere verso i suoi membri più deboli». Ancora Wojtyla: «Guardando al cammino percorso dall’Italia in questi quasi sessanta anni dalle rovine della seconda guerra mondiale non si possono non ammirare gli ingenti progressi compiuti verso una società nella quale siano assicurate a tutti accettabili condizioni di vita, ma è altrettanto inevitabile riconoscere la natura tuttora grave della crisi dell’occupazione, occupazione soprattutto giovanile, le molte povertà, miserie ed emarginazioni, antiche e nuove, che affliggono numerose persone e famiglie italiane o immigrate in questo paese».

Anche se siamo tutti felici che il nostro sia un continente in Pace, non possiamo accettare che le tensioni belliche, che lo spirito dettato dagli interessi egemonici e dalla volontà di supremazia che hanno devastato il secolo scorso si vadano ora a camuffare e sfogare nella guerra economica.

La guerra di civiltà non è quella che ci propina il professore, che vuole dividere e far affrontare gli italiani, tra chi paga e chi non paga le tasse. Civiltà è solo difendere e migliorare i diritti e le condizioni di vita delle persone umane. Libertà e partecipazione non possono essere condizionate dal vassallaggio ai moderni potentati. La cittadinanza, il diritto alla salute, la speranza nel futuro delle nuove generazioni, il diritto alla serena vecchiaia da godere con una giusta pensione, e tutte le importanti conquiste sociali del vecchio continente non possono essere ridimensionate e stravolte a scapito degli interessi economici di sistemi parassitari come quello degli istituti che l’Europa protegge e sostiene, spesso solo orientati al mero profitto frutto della speculazione finanziaria.

Tredici mesi di governo tecnico non solo hanno visto peggiorare tutti gli indicatori economici, ma hanno del tutto trascurato ogni interesse concreto delle persone, e non solo quello economico. Basta pensare come sia stata data priorità al decreto sulla professione degli avvocati rispetto a quello che riguardava migliaia di cittadini reclusi nella pietosa condizione carceraria del nostro paese.

Non dimentichiamoci anche che il nostro è un paese che ha già macchiato troppe volte di colore infernale la sua storia. Quando ha usato armi chimiche in Africa, quando proprio spalleggiando Berlino, ha bombardato la libera città di Barcellona, ha approvato le leggi razziali, ha dichiarato guerra al mondo anglosassone. Quando ha invaso la Francia e la Russia, quando voleva spezzare le reni alla Grecia.

Il cammino dell’Europa non può essere solo quello degli obiettivi indicati da Monti «per la costruzione di un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale». Il cammino dell’Europa deve avere come suo obiettivo quello del progresso economico, sociale e culturale dei cittadini dei popoli che la compongono. Il rispetto della dignità umana, della lotta alla povertà ed alla disoccupazione, il diritto alla salute, all’informazione, alla giustizia, libertà di espressione non sono concetti astratti e secondari, sono l’unico motivo dell’esistenza delle istituzioni europee.

La nostra costituzione stabilisce nel suo primo articolo che la nostra è una repubblica basata sul lavoro. Monti ponendo in testa altri elementi e condizionando il lavoro ad altri criteri prioritari non solo tradisce ma calpesta il dettato della costituzione. Altro che presidente della Repubblica.

Il professore ci spieghi cortesemente quale oscuro disegno spinge il ministro del tesoro degli Stati Uniti a bocciare la politica del rigore. Vuole forse spingere l’Europa verso l’abisso?

Il Senatore a Vita, colga l’occasione per farci meglio comprendere in che modo ha operato «per rinsaldare i legami con gli Stati Uniti promuovendo un più forte legame transatlanticoco» quando ha fatto votare il nostro Ambasciatore alle Nazioni Uniti in maniera esattamente opposta a Washington sullo Status della Palestina.


In questo video a parlare di egemonia dei mercati finanziari, di attacco all’Italia, è una persona che non può certo essere accusata di vicinanza al centrodestra. Giulietto Chiesa è anzi uno storico oppositore del Berlusconismo, eppure quando parla di Monti parla di politiche fallimentari per il Paese. Che la politica del rigore e dell’austerità sia deleteria in tempi di crisi è un fatto storico, documentato e accertato. Lo dimostra la storia, lo sostengono i premi Nobel dell’economia.

Nella seconda versione dell’Agenda, Monti cerchi di argomentare e di convincerci di come queste politiche siano invece utili al benessere dei cittadini italiani ed europei. Siamo pronti a cambiare idea. Se non lo farà, resteremo invece convinti di essere di fronte ad un ennesimo “Cancelliere”, che dall’alto della sua arroganza e presunzione, lontane anni luce dall’umiltà Degasperiana, alimentate da una investitura attraverso elezioni democratiche, potrebbe sostenere con maggiore forza e fino in fondo assurde tesi che nel nome di un futuro migliore, potrebbero condurre ancora una volta il popolo europeo al disastro.

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