Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

La palla a Napolitano. Quando torna dalla Germania

Vittoria per il movimento di Grillo che diventa il primo partito. Alla Camera maggioranza al Centrosinistra solo grazie al “porcellum”. Bocciato il Professore, Fini trombato. Il Cavaliere resiste e il Senato è senza maggioranza

elezioni

I risultati parlano chiaro. Il vincitore è Beppe Grillo. Eppure ieri sera mi è sembrato di essere tornato indietro nel tempo. A quando trent’anni fa i segretari dei partiti si offrivano al commento del risultato elettorale per argomentare sulle previsioni e le stime, sulle influenze e soprattutto sui flussi, per concludere che alla luce di tutta una serie di considerazioni erano pienamente e ampiamente soddisfatti del risultato. Scusate la volgarità, ma mi perdevo in una serie di ripetuti: “ma guarda che facce da culo”. Negli ultimi vent’anni non sono molte le cose che sono cambiate, ma almeno Berlusconi, Rutelli, Veltroni la faccia per dire “abbiamo perso” ce l’hanno messa. Come d’altronde ha ammesso la sconfitta Renzi alle primarie.

Oltre a quelle del Papa dovremmo oggi registrare anche altre e meno eclatanti dimissioni. Persone serie, politici che dicono di non raccontare favole, come Bersani e Monti, dovrebbero ammettere la sconfitta e fare immediatamente un passo indietro.

E se la vittoria del Centrodestra è solo virtuale quella del Centrosinistra è una vittoria di Pirro. Bersani ha dissipato un vantaggio enorme e solo grazie al “porcellum” disporrà di una maggioranza ma solo alla Camera. Il segretario del Pd ha mancato tutti gli obiettivi. Ma non serve misurare l’euforia del suo staff per considerare sconfitta la sua figura. “Con questa classe dirigente non vinceremo mai” aveva profetizzato Moretti. Malgrado nel frattempo abbia cambiato idea, la sua profezia continua a dimostrarsi esatta. Non avremo mai la prova certa, ma appare difficile non considerare che se il segretario del Pd fosse stato più democratico ed avesse assicurato primarie aperte e non quelle falsate dall’interpretazione del suo Consiglio dei Guardiani, queste elezioni avrebbero segnato il trionfo di Matteo Renzi e il giaguaro si sarebbe smacchiato da solo.

Ma il vero grande sconfitto è Monti, artefice di una clamorosa bocciatura. I montiani come al solito cercano di piegare la verità alla loro più intelligente visione. Come al solito questa élite lo fa citando numeri in maniera palesemente tendenziosa: parlano di oltre 3 milioni di voti, le loro eccellenze non dicono che più di 9 italiani su 10 non li hanno votati. Se avesse un minimo di statura oltre che accademica anche morale, il Professore chiuderebbe qui la sua fallimentare parentesi politica, rinunciando onorevolmente alla carica a lui generosamente donata dal presidente della Repubblica.

I dati non sono ancora definitivi, ma bocciato insieme al Professore c’è anche Fini, che da presidente uscente non riesce nemmeno a conquistare un seggio. Dopo trent’anni di presenza ininterrotta Gianfranco Fini non tornerà a sedersi alla Camera dei Deputati. Tra i Montiani non mancano “trombati” eccellenti come la Binetti, Cesa, Adornato, Buttiglione che escono dal Parlamento, oppure come Sechi che invece contava di entrarci per la prima volta. L’ex direttore de Il Tempo che prima di lasciare lo storico quotidiano di piazza Colonna convinto di approdare a palazzo Madama, aveva profetizzato nei suoi editoriali che il rientro del Cavaliere avrebbe segnato una fine penosa per il Centrodestra. Una toppa nel toppone, eletto o non eletto, quello di Sechi è decisamente molto più che un abbaglio. Contrariamente alle sue previsioni il Cavaliere non solo è risorto ma ha trascinato il Centrodestra molto vicino addirittura ad una clamorosa vittoria.

Non è difficile individuare i motivi che hanno ingannato la sua opinione e l’hanno spinto a scelte sbagliate: aveva smarrito il rapporto con i suoi lettori, aveva perso il polso della situazione, la sua intelligenza lo aveva sollevato dalla cruda realtà. Tutte ottime caratteristiche, le perfette condizioni dell’élite dei montiano. Oltretutto il suo “salire in politica” rappresentava pochi rischi, c’erano tutti i crismi di un seggio sicuro che oltretutto lo riportava da protagonista nella sua terra. Era infatti il candidato numero uno nella lista per il Senato in Sardegna. Vai a pensare al “nemo propheta in patria”. Non so se conoscesse l’andazzo dello spoglio, ma ieri in televisione anche lui ha dichiarato che il risultato di Scelta Civica è stato inferiore alle aspettative, ma comunque è un risultato soddisfacente.

In realtà, nei fatti, nei numeri e soprattutto politicamente, per i montiani il risultato è disastroso. Da importante e ineludibile ago della bilancia, la loro presenza è finita per non avere alcun peso. In Senato gli uomini di Monti hanno quasi una ventina di seggi, ma politicamente pesano esattamente come gli uomini di Ingroia e Di Pietro o di Giannino. Anche moltiplicandoli tra loro, cambiano i fattori ma non il risultato, la somma finale è sempre ed esattamente uguale a zero.

Quale sarà ora lo scenario?
Grillo, il vincitore non ha nessuna intenzione di fare alleanze di governo, se riesce a farli cuocere ancora nel brodo alla prossima tornata supererà il 50%. Monti in campagna elettorale è stato coerente: scelte sbagliate a palazzo Chigi, scelte sbagliate in campagna elettorale, finendo per acquisire una nuova qualità, quella dell’invisibilità politica. Il Pd non ha perso ma non ha nemmeno vinto. Il Pdl non ha vinto ma non ha nemmeno perso. Sembrerebbero per questo destinati a coalizzarsi, ma non hanno nulla da guadagnare, tutto da perdere. Insomma siamo di fronte ad un rebus di difficile soluzione.

Un rebus che tenterà di risolvere il Colle. Ma questa volta i margini dell’azione di Napolitano sono estremamente ristretti. Come si è ristretta la fiducia nei suoi confronti. Napolitano è senza dubbio il principale artefice di questo pasticcio. Ha mancato più volte al suo dovere di apparire imparziale e non influenzabile. Ha invece ammesso di aver parlato con la Merkel, il 20 ottobre del 2011, una conversazione che ha sottolineato: «ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali». Un presidente della Repubblica avrebbe avuto il dovere di dire alla Merkel di parlare di questi argomenti con il presidente del Consiglio. Per rispettare pienamente il mandato Costituzionale come minimo avrebbe dovuto dire al Cancelliere tedesco di riferire sulla questione al suo presidente della Repubblica, ed accettare una conversazione solo con quest’ultimo, suo omologo. Invece il 9 novembre nominerà Monti Senatore a Vita, la settimana successiva lo incaricherà di formare il nuovo governo che otterrà la fiducia il 16 novembre del 2011. Le insinuazioni della stampa internazionale non erano mancati, il prestigioso Wall Street Journal, smentito da Napolitano, aveva infatti rivelato che la Cancelliera tedesca Angela Merkel lo avrebbe chiamato per chiedergli di sostituire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con un altro premier, per evitare che l’avvitamento della tempesta finanziaria che stava colpendo pesantemente l’Italia e la Grecia facesse crollare l’economia europea.
Malgrado questi precedenti, cosa fa Napolitano, conferma la visita di Stato in Germania, è partito oggi, il giorno dopo le elezioni, quando oltre che per opportunità anche per semplice delicatezza avrebbe potuto spostare in avanti questo suo impegno. Sicuramente non corrisponde alla realtà, ma perché non evitare anche solo l’apparenza di una prima analisi del risultato elettorale che il presidente italiano compie con i vertici tedeschi, di consultazioni che iniziano in Germania?

Germania o meno, di sicuro nel 2011 Napolitano ha deciso di far prevalere le esigenze e le emozioni dei mercati finanziari rispetto alla necessità di ricorrere alla sovranità del voto popolare. Questa volta non potrà più ricorrere ad una soluzione tecnica, qualora dalle consultazioni non esca una di queste tre soluzioni, un accordo tra Pdl-Pd, Pd-Grillo o Pdl-Grillo non potrà fare molto. Potrà riconvocare elezioni anticipate oppure dimettersi anticipatamente e quindi costringere il Parlamento, che anche senza governo dovrebbe eleggere il nuovo presidente della Repubblica, a cui lascerebbe la patata bollente.

Ma è possibile immaginare Grillo che sostiene un governo Berlusconi o un governo Bersani. Come sul Monti-bis non ci scommetterei un centesimo. Ad ogni modo, passando alla fanta-politica, tra Gargamella e lo Pscico-nano vedo più probabile un accordo con Berlusconi. Il Cavaliere dalle urne ha avuto la sua rivincita, aveva già accettato il fatto di non sedere a palazzo Chigi, potrebbe accettare di non far parte del governo, dispone di sufficiente fantasia per tirare fuori dal cilindro un negoziato su un programma che permetta ad entrambi di andare a nuove elezioni nel giro di un paio di anni.

Riforma del fisco, riforma della giustizia, della legge elettorale, approdo al presidenzialismo con elezione diretta del Capo dello Stato, rinegoziare con l’Europa, privatizzare il Monte dei Paschi e lanciare il reddito di cittadinanza sono possibili punti di convergenza, che non esistono invece con il Pd, che invece restando all’opposizione potrebbe riconquistare un grande appeal incoronando a Segretario Matteo Renzi.

Ma anche questa è solo una favola. Ma l’unica favola a cui voglio credere è in ogni caso l’Italia sarà protagonista di una inversione di rotta. Una favola in cui la politica esercita la sua supremazia nel pubblico interesse. Più che una favola un sogno, quello di riprendere il cammino dell’Europa dei Popoli. Sogno che i rappresentanti del nostro paese si battano per aiutare i fratelli greci e non sfruttano le loro sofferenze per farci credere che noi stiamo meglio.

Sogno che a Bruxelles si impieghino i burocrati per controllare i mercati, per regolare la finanza al servizio della società e non viceversa. Sogno che ha prevalere fosse l’attenzione ai problemi dei tanti, dei più deboli e poveri e non le esigenze dei pochi, dei ricchi e dei forti.

Ma l’emozione vissuta realmente e più grande di qualsiasi sogno è stata quando ho preso in braccio mio figlio per la prima volta. Lui è nato nel 1994 ed oggi per la prima volta ha votato. Non permetto a nessuno di considerarlo un consumatore, è un cittadino. Non vive in un mercato unico ma è parte integrante ed essenziale di una civiltà umana. Da qui possiamo solo andare avanti, pronti persino a morire se qualcuno voglia portarci indietro.

Rispondi