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La locomotiva frena ancora

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In Germania i consumi interni calano dello 0,8% ma Berlino minimizza

Grazie alle politiche di forte sostegno alla crescita, con la zecca che stampa Yen a rotta di collo, il Giappone segna un + 0,90% nei consumi ed un +0,50% nella produzione industriale. I prezzi al dettaglio sono aumentati nel mese di ottobre in proporzioni senza precedenti da anni, un segnale incoraggiante per le politiche economiche del primo ministro Shinzo Abe che ha fatto sua la priorità di porre fine alla deflazione ormai costante negli ultimi quindici anni.

Per il quinto mese consecutivo il Giappone registra quindi evidenti segnali di crescita, sotto la pressione del premier la Bank of Japan ha allentato notevolmente la sua politica monetaria per cercare di porre fine al fenomeno pernicioso della tendenza al ribasso dei prezzi che scoraggia gli investimenti e spinge i consumatori a rinviare i loro acquisti.

Davvero elementare, eppure alle nostre latitudini nessuno si impegna per cambiare l’assurda politica che sta portando al declino sociale ed economico di molti paesi europei. Berlusconi non è più senatore e in molti hanno brindato ma l’Istat ha oggi annunciato che il tasso di disoccupazione in Italia è rimasto invariato anche ad ottobre segnando il record del 12,5% della forza lavoro. Invariato rispetto al mese precedente ma su base annua il tasso di disoccupazione è salito di 1,2 punti.

Secondo i dati destagionalizzati il numero di persone in cerca di occupazione è salito a ben 3.189.000 in aumento del 9,9 % anno su anno. Le chiacchere stanno a zero, i disoccupati sono aumentati di ben 287’000 persone e ancora peggiore e la situazione che riguarda i giovani: il tasso di disoccupazione ha raggiunto un nuovo record salendo al 41,2 %.

Qualcosa sta lentamente cambiando, ma purtroppo non riguarda ancora l’auspicata inversione di tendenza e l’abbandono delle politiche del rigore, ma le considerazioni dell’agenzia di rating Standard and Poor’s che a sorpresa promuove la Spagna (da negativo a stabile), alza la considerazione su Cipro mentre boccia l’Olanda a cui toglie la tripla A.

Ma a parte queste considerazioni, che come ben sappiamo lasciano il tempo che trovano, non è tanto importante il fatto che si promuovono Spagna e Cipro e si boccia un alleato del rigore come i Paesi Bassi, ma il dato concreto che riguarda la Germania: le vendite al dettaglio sono diminuite ad ottobre per il secondo mese consecutivo, registrando un calo dello 0,8% rispetto a settembre.

Il declino dell’economia tedesca va contro tutte le aspettative degli economisti che avevano previsto un rimbalzo dello 0,5 %. L’Ufficio federale di statistica ha anche rivisto al ribasso il dato relativo al mese di settembre scorso portandolo allo 0,2% contro lo 0,4% che aveva inizialmente annunciato. Una revisione non da poco visto che l’errore rappresenta esattamente il doppio rispetto alla stima ufficialmente annunciata.

Ma a Berlino cercano di minimizzare, addebitano questo risultato alla caratteristica del consumatore tedesco che sarebbe molto volatile e sottolineano che gli sviluppi dei mesi precedenti erano stati adeguati, con un mese di agosto che mostrava un incremento dello 0,4% rispetto al mese di luglio che aveva segnato lo 0,2%.

Se non fossero considerazioni del tutto ridicole, potremmo parlare di “nazionalismo”. Appare ovvio che la caduta dei consumi dipende anche e soprattutto dalla stato d’animo dei consumatori, ma è inaccettabile che a Berlino non abbiano il coraggio di ammettere che la locomotiva non tira ed i consumi interni si sono dimezzati rispetto alle previsioni.

Cosa aspettano Letta, Hollande e Rajoy per invertire la rotta e mettere la Merkel all’angolino?

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