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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

La crisi dell’editoria tradizionale

I consumi mediatici degli italiani: sempre teledipendenti, molto più digitali, ma abbandonano sempre di più la carta stampata

Il mondo della comunicazione sta cambiando? Senza alcun dubbio, almeno secondo i dati appena rivelati dal rapporto del Censis. E questo anche se la televisione continua ad avere un pubblico che coincide con la totalità della popolazione. Infatti la tv continua a crescere, con il 98,3% (+0,9% rispetto al 2011), con aggiustamenti che dipendono dalla progressiva sostituzione del segnale analogico con quello digitale, dal successo consolidato delle tv satellitari (+1,6%), dalla maggiore diffusione della web tv (+1,2%) e della mobile tv (+1,6%).

La penetrazione di Internet ha guadagnato 9 punti percentuali nell’ultimo anno e oggi l’utenza si attesta al 62,1% degli italiani (erano il 27,8% solo dieci anni fa, nel 2002). Anche in questo caso il dato sale nettamente nel caso dei giovani (90,8%), delle persone più istruite, diplomate o laureate (84,1%), e dei residenti delle grandi città, con più di 500.000 abitanti (74,4%).

Internet ha quindi cambiato ma anche aumentato i modi per guardare la tv. Oggi un quarto degli italiani è collegato alla rete (24,2%) e ha l’abitudine di seguire i programmi dai siti web delle emittenti televisive. Il 42,4% li cerca su YouTube per costruirsi i propri palinsesti di informazione o di intrattenimento su misura. Queste percentuali aumentano nel segmento di popolazione più giovane, salendo rispettivamente al 35,3% e al 56,6% tra gli internauti 14-29enni.

Anche la radio resiste e resta un mezzo a larghissima diffusione di massa: la ascolta infatti l’83,9% della popolazione (+3,7%). Ma anche in questo caso cresce la radio via web. Aumenta del 2,3% il numero di chi ascolta la radio tramite il pc e dell’1,4% chi la ascolta con i telefoni cellulari. Questi ultimi, utilizzati dall’81,8% degli italiani, aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3%), anche e soprattutto grazie al successo degli smartphone (+10% in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15% al 27,7% della popolazione e oggi si trovano tra le mani di più della metà dei giovani di 14-29 anni (54,8%).

E continua la forte diffusione dei social network. È infatti iscritto a Facebook il 66,6% delle persone che hanno accesso a Internet, che corrispondono al 41,3% dell’intera popolazione e al 79,7% dei giovani. YouTube arriva ad un’utenza del 61,7% delle persone con accesso a Internet (pari al 38,3% della popolazione complessiva).

Tra gennaio e giugno del 2012 anche il traffico dati registrato sulle schede sim è cresciuto del 12,3% confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente. Le sim in uso che hanno effettuato traffico dati sono state 21 milioni. E il volume di traffico che in media si può attribuire a ogni singola sim ha registrato un incremento del 21% rispetto al primo semestre del 2011.

Tutto questo influisce sull’emorragia di lettori della carta stampata: i lettori di quotidiani (-2,3% tra il 2011 e il 2012), che erano il 67% degli italiani cinque anni fa, sono diventati oggi solo il 45,5%. Al contrario, i quotidiani online contano il 2,1% di lettori in più rispetto allo scorso anno, arrivando a un’utenza del 20,3%. Perdono lettori anche la free press, che si attesta al 25,7% di utenza (-11,8%), i settimanali (-1%) e l’editoria libraria (-6,5%). E proprio tra i giovani la disaffezione per la carta stampata è più forte: tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di 14-29 anni sono diminuiti dal 35% al 33,6%, quelli di libri dal 68% al 57,9%.

Gli editori sono quindi alle prese con sfide vecchie e nuove: calo dei lettori, e-book e self publishing. Oggi meno di un italiano su due (il 49,7% della popolazione) legge almeno un libro all’anno, con un calo rispetto all’anno precedente del 6,5%. I lettori forti, che leggono almeno dieci libri all’anno, erano nel 2007 il 25,6%, ma nel 2012 sono scesi al 13,5%. I lettori occasionali, che leggono al massimo due libri all’anno, erano l’11,2% nel 2007 e sono vertiginosamente saliti al 41,1% nel 2012. C’è stato un incremento degli e-book letti dell’1% rispetto al 2011, ma sono pochi 2,7 lettori di e-book ogni 100 abitanti. Aumenta però il numero di e-book immessi sul mercato dalle case editrici: 37.662 titoli a settembre del 2012. Il 37% delle novità italiane viene pubblicato anche in versione elettronica. Oggi si presenta una nuova sfida editoriale: il self publishing. Nel 2011 sono stati rilasciati 1.924 codici Isbn direttamente ad autori per auto-pubblicazioni. Si stimano in circa 40.000 i titoli auto-pubblicati attualmente in catalogo, pari a circa il 5% dei titoli in commercio.

Ma la grande rivoluzione in corso è quella dei tablet, ed anche questa riguarda soprattutto i giovani. Questi ultimi infatti utilizzano il tablet (13,1%) più della media della popolazione (7,8%). I tablet permettono infatti una decisamente migliore fruizione dei contenuti digitali. Uno strumento che se opportunamente sfruttato con soluzioni multimediali e interattive potrà aiutare gli editori a superare la crisi, rilanciando prodotti all’insegna della qualità e autorevolezza dei contenuti.

Negli ultimi dodici mesi infatti il 37,5% dei possessori di mobile device ha scaricato applicazioni gratuite o a pagamento: il 16,4% frequentemente, il 21% qualche volta. Anche se in cima alla classifica delle app più scaricate ci sono i giochi (ricercati dal 63,8% di chi ha scaricato applicazioni), non è certo da sottovalutare il dato che vede al 25,8% le app scaricate che riguardano le news. La fame di informazioni è confermata dalle app per il meteo (33,3%) e le informazioni stradali (32,5%).
Considerando che al momento le app dedicate all’informazione giornalistica non sono certo frutto di investimenti adeguati e nella maggior parte dei casi riproducono semplicemente la versione cartacea, non è difficile prevedere che quando gli editori inizieranno finalmente a sfruttare al meglio l’interattività e la multimedialità, prerogative dello strumento tablet, il pubblico non mancherà di premiare questa tipologia di prodotti.

Un impulso a percorrere questa direzione arriverà anche dal rapido cambiamento dell mercato pubblicitario. La nuova tendenza è infatti quella della pubblicità on demand. Nel primo semestre del 2012 gli investimenti pubblicitari si sono infatti ridotti nel complesso del 9,7%. Internet è l’unico mezzo a registrare una variazione positiva: +11,2%. Il successo è dovuto alla pubblicità «fai da te» sul web, on demand, cioè la possibilità per l’utente di interrogare la rete prima di effettuare un acquisto. Il 37,1% degli italiani che hanno accesso a Internet ha l’abitudine di visitare il sito dell’azienda produttrice o venditrice, il 19% chiede consigli nei forum online, il 13,4% cerca le offerte sui siti di vendita online come eBay e il 10,9% sui portali di acquisto collettivo come Groupon, l’11,2% cerca recensioni su YouTube, il 10,5% scambia informazioni attraverso i social network. Negli ultimi dodici mesi il 24% degli italiani ha acquistato un prodotto o un servizio grazie alla segnalazione pubblicitaria vista in televisione, ma al secondo posto per capacità di influenza viene Internet (13,6%), prima di giornali (11,9%), riviste (9,9%) e radio (6,2%).

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