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La Corte di Giustizia mette fine alla disputa tra Strassburgo e Bruxelles

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«Tutte le sessioni plenarie del Parlamento europeo si devono svolgere a Strasburgo, il Parlamento non può essere in alcuno modo scisso al fine di eludere i trattati in favore di Bruxelles»

La Corte di Giustizia Europea ha emesso giovedì mattina la sentenza che rende nullo il voto del Parlamento europeo che aveva deciso di dividere le sessioni plenarie di ottobre 2012 e 2013 per limitare il tempo di permanenza dei deputati al Parlamento europeo di Strasburgo.

«I Trattati impongono al Parlamento europeo, nella sua sede di Strasburgo di svolgere sessioni plenarie mensili dodici volte l’anno» puntualizza la Corte nella sentenza.

Tradizionalmente, due sessioni plenarie si svolgono nel mese di autunno, per compensare l’assenza di una sessione plenaria nel mese di agosto. Secondo la prassi parlamentare, le sessioni plenarie ordinarie hanno generalmente la durata di quattro giorni e si svolgono sempre a Strasburgo. Recentemente questo è stato messo in discussione da alcuni deputati che vogliono invece spostare alcune sessioni a Bruxelles, dove già operano diverse Commissioni del Parlamento europeo e dove si sono già svolte alcune mini-sessioni pleanarie.

La Francia nel difendere le prerogative di di Strasburgo come sede del Parlamento europeo ha sottoposto alla Corte di giustizia un quesito che ha portato all’annullamento della decisione adottata nel marzo 2011 dal Parlamento europeo che riduceva di due sessioni plenarie i mesi di ottobre del 2012 e del 2013, per sostituirle con due sessioni di due giorni da svolgersi a Bruxelles.

Le prime reazioni arrivano dal presidente del Partito Popolare Europeo, Joseph Daul, che si è felicitato della decisione: «La Corte di giustizia europea ha deciso oggi di ricordare a tutti di fare riferimento al diritto. Chiedo ai deputati, che dovono essere i primi a rispettare i trattati dell’Unione europea, di far rispettare la legge e quindi di non accogliere emendamenti che vanno contro la decisione della Corte di giustizia europeao».

Di diverso avviso i due co-presidenti del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, Daniel Cohn-Bendit e Rebecca Harms, che si sono rammaricati per la decisione della Corte. «Il rituale di spostare migliaia di persone e risorse da un luogo ad un altro è solo costoso, inefficace, inutile e dannoso per l’ambiente, e compromette nel complesso anche l’immagine della UE nell’ opinione pubblica. Sarebbe tempo di porre fine a questo circo».

Il loro punto di vista non è però condiviso dall’eurodeputato francese dello stesso gruppo dei Verde, Sandrine Bélier che ritiene invece che questa decisione «debba chiudere questa battaglia sulla sede del Parlamento europeo per permettere a tutti noi deputati di concentrarci sulla nostra missione primaria».

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