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Nucleare, la Cina riflette

Anche la Cina riflette sul nucleare e la sua ultima ricerca sullo stato della sicurezza non certo all’insegna dell’ottimismo. Secondo un rapporto appena reso pubblico dal ministero dell’Ambiente, con notevole trasparenza e senso critico, viene descritta una situazione difficile, complicata anche dall’uso di diversi tipi di reattori e tecnologie. La relazione, approvata nello scorso mese di giugno dal gabinetto cinese, segna comunque un passo in avanti nella rivitalizzazione del programma cinese per costruire nuove centrali nucleari, produzione sospesa dopo l’incidente alla centrale di Fukushima in Giappone nel marzo 2011.
Dopo l’incidente di Fukushima, la Cina aveva infatti lanciato ispezioni suoi 41 reattori in esercizio e in costruzione e sospeso le autorizzazioni per la costruzione di nuovi impianti.
La diversità dei tipi di reattori, le tecnologie e gli standard complicano la gestione della sicurezza, secondo il rapporto che raccomanda di migliorare la capacità delle centrali nucleari in esercizio e in costruzione di ridurre al minimo il rischio di incidenti. La Cina oltre che con quelli costruiti in casa opera anche con reattori di tecnologia francese, americana e russa. La relazione chiede anche di accelerare lo smaltimento dei vecchi impianti e di migliorare il trattamento delle scorie nucleari.
Prima della catastrofe di Fukushima, l’obiettivo della Cina era quello di raggiungere una potenza installata di 86 gigawatt entro il 2020, contro i 12 gigawatt nel 2011, ma ora l’obiettivo è stato praticamente dimezzato riducendolo a 40 gigawatt. Anche se la Cina è diventato il paese al mondo che costruisce più centrali nucleari, l’atomo rappresenta poco più dell’1% del suo mix energetico, ancora dominato dal carbone (70%), seguito dall’energia idroelettrica (15%).

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