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Jérôme Cahuzac si dimette

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La polizia francese conferma che la voce che ammetteva di avere un conto in Svizzera è quella del ministro del Bilancio, la procura di Parigi lo incrimina formalmente e il presidente Hollande accetta le sue dimissioni

L’Eliseo ha annunciato martedì sera che il ministro francese del Bilancio, Jérôme Cahuzac, si è dimesso in seguito all’apertura dell’inchiesta giudiziaria contro la sua persona. Il clamoroso caso era emerso grazie a rivelazioni giornalistiche durante la famosa questione sulle tasse di Gerard Depardieu, quando il sito Mediapart pubblicava una registrazione telefonica in cui il ministro, tra i principali accusatori del celebre attore, ammetteva di possedere un conto bancario in Svizzero.

Il presidente François Hollande ha quindi deciso di «revocare la nomina di Jérôme Cahuzac, su sua richiesta» e lo sostituisce ad interim come ministro delegato al Bilancio con Bernard Cazeneuve, l’attuale ministro degli Affari europei.

L’ufficio del procuratore di Parigi ha aperto martedì l’indagine preliminare che fino a questo momento era ancora contro ignoti. Infatti, l’inchiesta aperta dalla polizia francese lo scorso gennaio che riguarda la frode fiscale e il riciclaggio di denaro aveva come principale sospetto Jérôme Cahuzac, che nella registrazione di una telefonata ammetteva di disporre di un conto bancario svizzero per nascondere l’imposta sul reddito, ma era una cosa che l’interessato ha sempre negato e non vi erano prove che la voce fosse la sua. Inoltre il procuratore riteneva che solo un giudice era in grado di approfondire la questione, superando il segreto bancario e non solo in Svizzera, ma anche a Singapore dove il conto nel mentre potrebbe essere stato trasferito.

Quindi fino ad oggi Cahuzac non era ancora formalmente indagato ma appena la procura ha ricevuto il rapporto definitivo dell’analisi tecnica condotta della polizia scientifica che ha messo a confronto la voce registrata con quella del ministro Cahuzac, lo ha formalmente incriminato, spingendolo alle dimissioni subito accettate dal presidente Hollande.

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