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Sharon: Israele in lutto

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Diverse migliaia di persone in fila davanti al Parlamento israeliano per rendere omaggio all’ex primo ministro scomparso ieri all’età di 85 anni dopo otto anni di coma

All’annuncio della morte dell’ex premier Israele si è subito immersa in un’atmosfera di lutto nazionale. La bara sarà esposta alla Knesset fino alle 18:00. Sono state attivate apposite linee di autobus per permettere al maggior numero di persone di rendere l’ultimo omaggio ad Ariel Sharon. Sempre nel palazzo del Parlamento israeliano si terrà lunedì mattina a partire dalle ore 9:30 la solenne cerimonia funebre, alla quale è stata annunciata la partecipazione del vicepresidente americano Joe Biden, del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, di quello tedesco Frank -Walter Steinmeier, dell’ex cancelliere britannico Tony Blair.

La notizia della scomparsa di quello che, per la sua corpulenza come per la fama di uomo forte della destra, veniva soprannominato “Il bulldozer”, è rimbalzata su tutti i media internazionali. L’ex generale è stato per lungo tempo partigiano della colonizzazione dei territori palestinesi prima di diventare nel 2005 l’inflessibile protagonista del ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza.

In Israele tutte le stazioni radio e televisive hanno dedicato lunghe ore di trasmissioni, testimonianze di politici e di compagni d’armi dell’ex generale dal passato controverso il cui feretro sarà poi trasportato da un convoglio militare nel suo ranch nel Sud del paese, dove la sua ultima moglie ha deciso di seppellirlo.

«Lo Stato di Israele si inchina di fronte alla scomparsa dell’ex primo ministro – ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu esprimendo il suo profondo dolore – Sharon è stato prima di tutto un guerriero coraggioso e un grande capo militare, un grande leader delle forze armate israeliane. E quando ha lasciato l’esercito, ha continuato a lavorare per Israele, giocando un ruolo importante nel governo del paese»

Anche il presidente israeliano Shimon Peres ha elogiato il suo caro amico, chiamandolo con l’affettuoso diminuitivo: «Arik era un soldato e un leader coraggioso che amava la sua nazione. E la sua gente lo amava. Il generale Shron non conosceva la paura, è stato uno dei più grandi protettori di Israele e uno dei suoi più importanti architetti».

Nonostante le note divergenze di opinione, anche il ministro della Difesa, Moshe Yaalon che si oppose al ritiro da Gaza ordinato da Sharon nel 2005, ha usato parole di profonda stima riconoscendo la grande esperienza e le straordinarie doti di leadership del suo predecessore.

Come ministro della Difesa, Sharon fu costretto a dimettersi quando una Commissione d’inchiesta israeliana aveva individuato la sua indiretta responsabilità nel massacro di centinaia di civili palestinesi compiuto dai suoi alleati falangisti cristiani libanesi nei campi profughi Sabra e Shatila, avvenuto a Beirut nel 1982.

Proprio in riferimento a quel drammatico massacro i dirigenti palestinesi alla notizia della morte di Sharon si sono rammaricati che l’ex primo ministro israeliano sia sfuggito alla giustizia penale internazionale.

«Sharon era un criminale responsabile dell’assassinio di Arafat e speravano di farlo comparire davanti alla Corte Penale Internazionale come criminale di guerra» ha dichiarato Jibril Rajoub, alto funzionario di Fatah, il movimento dello storico leader palestinese Yasser Arafat.

Dichiarazioni non certo di rimpianto per la morte dell’ex premier israeliano arrivano anche da Hamas, il cui fondatore e leader spirituale, lo sceicco Ahmad Yassin è stato ucciso nel 2004 dall’esercito israeliano su ordine di Sharon: «Oggi scompare un esempio di tiranno. La nostra gente vive un momento storico, con la scomparsa di queste mani criminali ricoperte del sangue dei palestinesi e dei loro leader» ha infatti dichiarato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri.

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