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Israele: carota e bastone

Benjamin-Netanyahu

Le urne israeline in occasione delle elezioni comunali hanno rafforzato il premier Benjamin Netanyahu in particolare con la riconferma del sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, un duro colpo per l’ex ministro degli esteri Avigdor Lieberman che appoggiava invece lo sconfitto Moshe Lion.

Una boccata d’aria per un premier che anche se non proprio spiaziato è rimasto decisamente all’angolo dall’offensiva diplomatica della nuova presidenza iraniana che ha decisamente allontanato l’ipotesi di un attacco preventivo alle istallazioni nucleari di Teheran.

E la politica del premier Netanyahu sembra ora voler procedere all’insegna della carota e del bastone. Da una parte il premier israeliano ha ripreso con vigore a viaggiare nel mondo per tenere alta l’attenzione sul pericolo nucleare iraniano, dall’altra dopo oltre un anno e mezzo di boicottaggio Israele tornerà finalmente a sedere, domani martedì 29 ottobre, al tavolo di una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

E Carota e bastone sembrano essere caratterizzate anche le mosse verso i palestinesi. Domenica scorsa, infatti, il governo israeliano ha dato il via libera alla liberazione di 26 prigionieri palestinesi, tutti detenuti di lungo corso. una azione che rappresenta un chiaro ed evidente gesto di pacificazione scaturito dal processo di negoziati portato avanti sotto l’egida degli Stati Uniti: «In seguito alla decisione del governo del 28 luglio 2013 di riprendere i negoziati di pace tra Israele e l’Autorità palestinese, la decisione della commissione ministeriale di liberare 26 prigionieri scaturita dai negoziati di pace è stata convalidata questa sera» recitava infatti il comunicato emanato dall’ufficio del primo ministro Netanyahu, che precisava anche che tutti i prigionieri palestinesi liberati provenivano in 21 dalla Cisgiordania e in 5 dalla Striscia di Gaza ed avevano commesso crimini prima degli accordi di Oslo ed erano stati oggetto di sentenze definitive che prevedevano dai 19 ai 28 anni di prigione.

Ma solo poche ore dopo aver mostrato la “carota” il volto di Israele è tornato subito minaccioso ed ha imbracciato nuovamente il bastone: questa mattina infatti sono partiti dei raid aerei su Gaza, ufficialmente si tratta di una risposta al lancio di razzi, ma è difficile non pensare ad una mossa che possa in qualche modo offuscare le tante polemiche sorte per il rilascio dei prigionieri palestinesi.

Secondo i media israeliani, la maggior parte dei palestinesi liberati sarebbero coinvolti in attacchi che hanno ucciso degli israeliani. Alcune famiglie di israeliani uccisi in questi attacchi si sono fortemente opposte al rilascio ed ha nulla sono servite le rassicurazioni del governo che ha garantio che i prigionieri che si impegneranno in attività ostili contro Israele ritornranno in carcere per scontare tutta la pena.

Ma la questione ha alimentato forte polemiche anche con i leader palestinesi. Alle voci circolate sul fatto che la liberazione dei prigionieri avrebbe avuto come contropartita la costruzione di nuovi insediamenti ebraici, i leader palestinesi sono letteralmente insorti ed hanno smentito categoricamente: «Creare un collegamento tra la liberazione di un nuovo gruppo di prigionieri e l’annuncio di migliaia di nuove unità abitative negli insediamenti va contro tutti gli impegni presi nei negoziati» ha dichiarato Yasser Abed Rabbo il segretario generale del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

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