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In Papuasia è caccia alle streghe

papua

In Nuova Guinea due anziane donne accusate di stregoneria sono state torturate per tre giorni e poi decapitate

Una isola da sogno, scoperta per la prima volta dai portoghesi che alla fine del 1800 venne divisa tra olandesi, tedeschi e inglesi prima di essere occupata dagli australiani durante la prima guerra mondiale su mandato delle Nazioni Unite. Siamo in Nuova Guinea e non nella metà che appartiene all’Indonesia ma nella parte orientale dell’isola oceanica che è indipendente dal 1975 quando è diventato un membro effettivo del Commonwealth. Sulla sua moneta, la Kina papuana, troneggia infatti la regina Elisabetta II che è il Capo di questo Stato che è anche membro delle Nazioni Unite.

Eppure, a queste latitudini, ancora resiste la nefasta credenza sulla stregoneria e due anziane donne sono state prima torturate e poi decapitate in pubblico. La polizia era stata avvertita ed era presente ma non è potuta intervenire, bloccata da una ampia e aggressiva folla.

«Non abbiamo potuto fare nulla, i miei uomini hanno cercato di liberare le due vittime, ma il loro sforzo è risultato invano» ha dichiarato ad un giornale locale Birengka Herman, il capo della polizia di Bougainville che ha confermato che: «le donne erano state rapite e tenute prigioniere da martedì scorso dai parenti di un insegnante che era appena morto: Sono state portate nel villaggio di Lopele perché sospettate di praticare la stregoneria e accusate di essere le responsabili della morte di un maestro del luogo. Una azione barbara e senza senso».

Solo alcuni giorni fa la stampa aveva riferito che nel corso di un “sacrificio pasquale” altre sei donne accusate di stregoneria erano state torturate e fortunatamente erano sopravvissute cavandosela con delle marchiature a ferro.

Questo seguiva all’altro orribile episodio avvenuto nello scorso mese di febbraio, quando una giovane donna di 20 anni sempre accusata di stregoneria era stata priam denudata, poi cosparsa di olio e quindi arsa viva davanti alla folla.

Proprio in seguito a questi episodi Amnesty International aveva chiesto al governo di Papua Nuova Guinea di impegnarsi e lottare più energicamente contro queste assurde pratiche che vedono accusare donne di ogni età di stregoneria, credenze ancora diffuse nei territori più poveri del Pacifico, al punto che nel 1971 è stato proprio il governo ad aver introdotto una legge che rende la stregoneria un crimine.

Solo da pochi anni è stata istituita una Commissione per la riforma della legislazione che ha proposto di abrogare questa legge proprio a causa di un aumento degli attacchi contro le persone sospettate di praticare la magia nera.

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