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Il Venezuela dopo Chavez

La successione al Comandante rischia di portare il Paese ad una deriva autoritaria. Il Vicepresidente Maduro è andato in televisione e con la costituzione in mano ha annunciato di voler percorrere strade che in realtà la calpestano

I vertici del Venezuela hanno attaccato i media e l’opposizione, accusandoli di mirare alla destabilizzazione del Paese, mentre è ancora forte l’incertezza sullo stato di salute del presidente venezuelano. Hugo Chavez è ricoverato in ospedale a Cuba da oltre tre settimane, mentre dovrebbe affrontare il giuramento dinanzi all’Assemblea Nazionale per il suo nuovo mandato il prossimo 10 gennaio.

Il ministro dell’Informazione Ernesto Villegas ha detto qualcosa di più sullo stato di salute del presidente, rivelando che è affetto da complicazioni dopo una grave infezione polmonare, verificatasi durante la quarta operazione per estirpare il cancro avvenuta l’11 dicembre a L’Avana. In precedenza, il governo venezuelano aveva parlato più genericamente di una infezione alle vie respiratorie.

Poco prima, le due figure principali dello Stato guidato da Hugo Chavez, il presidente dell’Assemblea nazionale Diosdado Cabello e il vicepresidente del Venezuela, Nicolas Maduro, erano ricomparsi a Caracas dopo aver incontrato il presidente Chavez nell’isola caraibica.

Sulla televisione di Stato, Maduro, l’erede designato dal presidente Chavez, ha accusato l’opposizione di cercare di minare la fiducia della popolazione, alimentando la menzogna con l’obiettivo di destabilizzare il Venezuela, manipolando l’informazione nel contesto di “una campagna di voci malsane”.

Da parte sua, il ministro dell’Informazione Villegas, ha avvertito il popolo venezuelano di non cadere vittima della guerra psicologica che hanno attivato i network internazionali sulla salute del loro Capo di Stato: «media che hanno come obiettivo finale solo quello di destabilizzare il Venezuela e porre fine alla rivoluzione socialista, cara al presidente Chavez».

«Sappiamo che tali operazioni sono effettuate dagli Stati Uniti. Questi ritengono che il loro tempo sia arrivato e siamo entrati in un periodo di offensiva pazzesca a livello internazionale» ha dichiarato Maduro, senza precisare di riferirsi al Governo degli Stati Uniti oppure all’opposizione venezuelana esule in Nord America.

Washington ha risposto immediatamente. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, ha escluso qualsiasi cospirazione Occidentale ed ha assicurato che non vi è alcuna intenzione degli Stati Uniti di interferire sulla politica del Venezuela.

Maduro e Cabello hanno dichiarato che la loro visita a Cuba delle ultime ore, aveva per oggetto una riunione di lavoro con il presidente Chavez, per delineare la strategia da seguire per la sua formale entrata in carica, prevista appunto per il 10 gennaio, dopo la sua ampia riconferma ottenuta nelle elezioni dello scorso 7 ottobre.

Proprio su questo tema, in realtà, si sta giocando il futuro del Venezuela. La questione è decisamente delicata. La presenza del presidente Chavez dinanzi all’Assemblea nazionale per il suo reinsediamento rimane infatti incerta. Nicolas Maduro e Diosdado Cabello avevano parlato di un possibile rinvio, ma l’opposizione, giustamente, insiste sulla necessità del pieno rispetto della Costituzione. Questa, infatti, prevede che in caso di dimostrata incapacità di un presidente eletto, sia il presidente dell’Assemblea ad assumere l’interim e indire elezioni anticipate.

Un forte strappo alla Costituzione, il rinvio dell’insediamento e ancora di più il considerare l’insediamento come una mera formalità, sarebbero il segno inequivocabile che il Venezuela del dopo Chavez assumerebbe una deriva autoritaria. In entrambi i casi infatti non ci sarebbero appigli giuridici di sorta e sarebbero di fatto azioni che calpesterebbero la Costituzione. Se il presidente Chavez non sarà presente il 10 gennaio, dovrà necessariamente ed immediatamente decadere e si dovranno indire nuove elezioni.

Qualsiasi diversa soluzione equivarrebbe ad una sospensione della democrazia. In pratica ci troveremo di fronte, né più né meno che ad un colpo di Stato, che potrebbe gettare il Venezuela nel caos.

Secondo l’opposizione, questi annunci potrebbero in realtà essere solo un tentativo per guadagnare tempo, nella speranza che Chavez, anche se gravemente malato, possa riuscire a partecipare alla cerimonia dell’insediamento o comunque per avere modo di definire nel mentre la sua successione.

Maduro ha infatti dovuto negare le voci di rivalità con Diosdado Cabello, ed entrambi hanno sentito il bisogno di confermare l’ottima qualità dei loro rapporti: «Siamo più uniti che mai» ha dichiarato Maduro, assicurando che avevano giurato davanti al comandante Chavez che sarebbero rimasti uniti.

Sulle condizioni di salute del capo dello Stato, l’opposizione chiede di fare luce con una Commissione politica e medica da inviare a Cuba, una proposta lanciata dal sindaco di Caracas Antonio Ledezma alla luce delle voci sul peggioramento delle condizioni del presidente Chavez, che oggi ha 58 anni ed è al potere ininterrottamente dal 1999.

Da sabato i parlamentari venezuelani sono riuniti per eleggere il presidente dell’Assemblea Nazionale, e dovrebbero riconfermare come presidente Diosdado Cabello, considerato come potenziale rivale del vice-presidente Nicolas Maduro ad assumere l’eredità di Hugo Chavez. Nel mentre Maduro alla televisione di Stato, tenendo in mano la Costituzione venezuelana, a ribadito la tesi che la cerimonia di investitura è solo una formalità, che Chavez è stato eletto in elezioni democratiche e che quindi è già il presidente in carica.

La tensione quindi non è certamente destinata a scendere, ma anzi a salire. Se invece di rispettare il dettato costituzionale si percorreranno strade elusive, difficilmente si potrà evitare una escalation che dai palazzi della politica potrebbe finire sulle piazze. In quel caso la destabilizzazione sarebbe inevitabile e potrebbe gettare il Venezuela nella violenza e nel caos.

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