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Il Parlamento boccia il bilancio UE

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Strasburgo boccia Bruxelles: molti tecnocrati lo avevano spacciato per un successo, ma il compromesso al ribasso sul quadro finanziario pluriennale oggi è stato respinto dagli eurodeputati eletti dai cittadini

Il Parlamento europeo ha manifestato il suo disaccordo sul progetto di bilancio dell’Unione europea per il periodo 2014-2020, adottato dai leader europei nel corso dell’ultimo Consiglio d’Europa. Gli eurodeputati eletti dal popolo al Parlamento di Strasburgo hanno quindi chiesto modifiche ai leader dei governi e ai tecnocrati di Bruxelles per dare la loro approvazione finale al quadro finanziario pluriennale dell’UE, che ora inesorabilmente slitta al prossimo luglio, quando è prevista un’altra votazione.

La risoluzione che ha segnato la sfiducia è stata approvata con 506 voti favorevoli, 161 contrari e 23 astenuti.
Il Parlamento europeo boccia quindi categoricamente le decisioni prese a Bruxelles nel vertice dell’8 febbraio scorso, affermando che «Il Parlamento europeo respinge l’accordo nella sua forma attuale, perché non riflette le priorità e le preoccupazioni espresse».

I leader europei avevano faticosamente raggiunto un compromesso che fissava il massimale autorizzato per gli stanziamenti d’impegno a 960 miliardi di euro mentre riduceva la spesa a 908,4 miliardi di euro. Monti, allora in piena campagna elettorale aveva presentato l’esito del vertice come positivo, in particolare per l’Italia. Aveva infatti parlato di un «risultato soddisfacente, significativo soprattutto se lo si confronta col saldo di altri Paesi che come noi sono contribuenti netti». In realtà l’accordo segnava una grande sconfitta. Per la prima volta infatti nella storia dell’Unione europea un bilancio pluriennale veniva ridotto rispetto a quello precedente, e non parliamo di una lieve riduzione ma di un importante taglio, esattamente l’11% rispetto al bilancio del periodo precedente.

A parte coloro che avevano venduto come un successo quel compromesso al ribasso, sono in molti ad essere felici che i rappresentanti della sovranità popolare europea, i deputati eletti direttamente dai cittadini per essere rappresentati in Europa, abbiano “bastonato” la scarsa fiducia e la davvero poco europeista visione dei rappresentanti dei governi e dei tecnocrati di Bruxelles: «Il Parlamento europeo ritiene che l’accordo, che lega le mani per i prossimi sette anni, non può essere accettato senza che alcune condizioni essenziali siano soddisfatte» aggiunge infatti la risoluzione, significativamente presentata da ben cinque diversi gruppi parlamentari, tra i quali i tre principali, ossia i conservatori del PPE, i socialisti e i liberali.

Gli eurodeputati eletti chiedono quindi una maggiore flessibilità nello stabilire le linee guida del bilancio pluriennale e soprattutto sollecitano la creazione di strumenti per dotare di risorse proprie l’Unione europea, attualmente invece finanziata per circa l’80% dai contributi degli Stati membri. Inoltre, secondo gli eurodeputati uno dei prerequisiti è quello di risolvere il deficit del bilancio 2013 dell’UE, stimato tra 16 e 17 miliardi di euro, esprimendo una «forte opposizione ad un quadro finanziario in grado di portare il bilancio UE in deficit strutturale».

Insomma, sembra proprio che il Parlamento di Strasburgo abbia ben ascoltato il messaggio lanciato dalle urne italiane e ora Bruxelles dovrà rivedere le sue decisioni e pensare all’Europa dei Popoli.

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