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Il governo Monti è “tecnicamente” caduto

 

Giovedì mattina in Senato il Pdl sul Decreto Sviluppo si è astenuto. Finocchiaro capogruppo Pd: Monti vada al Quirinale. Oggi si è conclusa l’avventura del Governo tecnico. Si andrà andrà a fine legislatura con un Monti bis, oppure al voto anticipato con il professore dimissionario?

Si è tanto parlato del Monti bis che forse ci si arriverà già nei prossimi giorni. Si, perché al contrario di quanto sostiene Bersani, che ha dichiarato che in serata si sarebbe saputo se Monti aveva la maggioranza o meno, ben più ferrata sulla prassi istituzionale e sul regolamento del Senato del suo segretario di partito, la Finocchiaro, capogruppo del Pd che a palazzo Madama aveva subito e palesemente dichiarato in aula che Monti deve andare al Quirinale. Su questo non potevano esserci dubbi, visto che sul decreto il Governo aveva posto la fiducia ed essendo al Senato considerato contrario il voto di astensione, la caduta del governo Monti è “tecnicamente” certificata. Non appena il presidente del Senato informerà il Capo dello Stato dell’esito del voto, Napolitano convocherà Monti che salirà al Colle nel giro di qualche ora.

La necessità di cambiare il regolamento del Senato su questo aspetto era stata sollevata già durante la crisi del 2007, ma nulla è stato fatto, quindi Monti non ha davvero altra strada che quella di andare al Quirinale. Il presidente della Repubblica potrà ovviamente invitarlo a ripresentarsi alle Camere per ottenere una nuova fiducia.

Ma non è andata così. Anzi a salire al Colle sara venerdì mattina Alfano. Monti ha dichiarato di attendere le decisioni del Quirinale.

A questo punto, considerando il fatto che tra le varie richieste che il Pdl formulerà per dare il suo appoggio nei due rami del Parlamento, difficilmente non chiederà anche la testa del ministro Profumo. In questo caso il governo che porterà a termine la legislatura “tecnicamente” sarà il “Monti Bis”. In questo caso quando parleremo dell’eventualità che dopo le elezioni il professore torni a palazzo Chigi, dovremmo chiamarla ipotesi “Monti Ter”.

Ma l’ipotesi più probabile, anche alla luce del fatto che la naturale scadenza della legislatura è ormai vicina, è quella che il Presidente della Repubblica decida di tenere Monti a palazzo Chigi, il quale come presidente dimissionario avrà l’incarico, questa voltà si “puramente” tecnico, di occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione e portare il paese alle elezioni anticipate che si svolgerebbero tra febbraio e marzo.

Il silenzio assoluto seguito al lungo e intenso vertice del Pdl di mercoledì, un silenzio diverso e opposto alla molteplicità di tesi diverse e contraddittorie che hanno invece caratterizzato le uscite da palazzo Grazioli degli ultimi mesi, lascia pensare che non sia stata tanto l’uscita odierna di Passera, che è entrato a gamba tesa sulla possibile ricandidatura di Berlusconi, ma diversamente il frutto di un Cavaliere che già da ieri ha ripreso in mano l’iniziativa, che si è subito espressa con questo primo importante atto politico, che indubbiamente rappresenta il voto compatto del Pdl di giovedì mattina in Senato.
Mettere in crisi il governo Monti non è cosa da poco, e solo in 5 non hanno aderito confermando la fiducia al governo tecnico, tra questi Frattini e Malgieri.

Ora, mentre aveva assunto scarsa rilevanza il voto del pomeriggio a Montecitorio, dove il Pdl si è di nuovo astenuto, diveniva importante trarre le dovute considerazioni sull’approvazione o meno del decreto che interviene modificando la legge elettorale vietando l’eleggibilità dei condannati in via definitiva. Difficile non pensare che questa sia una cosa che sta al cuore al Cavaliere. Anche se decisamente edulcorato, a parte le pene che alla fine dovranno essere superiori ai 2 anni rispetto ai 4 annunciati, ebbene il decreto è stato approvato. La conferenza stampa del governo non ha praticamente visto una domanda sul decreto, tutti i giornalisti hanno infatti chiesto conto della crisi, del Quirinale, delle dichiarazioni di Passera.

Come ha ben chiarito il presidente Napolitano, in virtù della sua qualità di Senatore a vita Monti non è candidabile alle elezioni legislative, ma questo non significa che non possa partecipare alla campagna elettorale, come non sono proibite liste in suo nome, come quella di Montezemolo per esempio. Crisi o non crisi, la figura di Monti quindi resta molto più di un fantasma, ed aleggia non solo su palazzo Chigi, ma anche sul più grande palazzo del Quirinale.
 

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