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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Il Financial Times boccia il professore

Per il prestigioso quotidiano economico Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia. Non solo condividiamo questa opinione ma abbiamo qualche cosa da aggiungere

Quella del Financial Times è una netta presa di posizione:«Come primo ministro Monti ha promesso riforme ed ha finito con alzare le tasse. Il suo governo ha provato a introdurre semplici riforme strutturali ma si sono annacquate nell’insignificanza macroeconomica.» Una bocciatura a tutto tondo. Anche secondo il quotidiano economico britannico Monti “racconta” che ha salvato l’Italia dal baratro, ma il merito sullo Spread:«è legato ad un altro Mario, al presidente della Banca Centrale Europea, Draghi».

Sui tredici mesi di governo tecnico il Financial Times è ancora più duro e categorico:«La crisi finanziaria si è sbiadita ma la crisi economica è cresciuta. Non passa un giorno senza notizie sul peggioramento dell’economia, stretta sul credito, calo dell’occupazione, calo dei consumi, calo della produzione, calo della fiducia delle imprese».

«Ancora una volta, un governo europeo ha sottovalutato il prevedibile impatto dell’austerità – sottolinea il quotidiano economico – Dopo aver mostrato quasi nessuna crescita per un decennio, l’economia italiana si attarda in una recessione lunga e profonda».

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Dopo una analisi attenta e razionale sul possibile scenario post-elettorale, l’articolo dopo aver contestato a Monti l’essersi inizialmente presentato come leader “super partes” per emergere poi come un “duro” politico, le conclusioni di Wolfgang Münchauel, non sono certo all’insegna dell’ottimismo: «A giudicare dai sondaggi si andrà verso una paralisi politica».

Ma la più grave accusa a Mario Monti viene espressa in chiusura dell’articolo, quando il professore viene paragonato ad Heinrich Brüning, il penultimo Cancelliere della Repubblica di Weimar. Anche lui non disponeva di una maggioranza parlamentare solida, e in piena “Grande Depressione” e malgrado una situazione economica gravissima, Brüning perseguì con determinazione, tramite decreti presidenziali emanati in via d’urgenza, una politica di rigore e di grande austerità, caratterizzata da tagli di bilancio per tentare di alleviare il peso del debito estero, allora connesso al pagamento delle riparazioni di guerra decise a Versailles.

Risulta storicamente provato che questa politica provocò un grave aumento della disoccupazione, contribuì ad aggravare il disagio sociale e la condizione dei ceti medi, causando il massiccio spostamento dell’opinione pubblica verso l’estremismo populista-nazionalista che alimentava l’area politica rappresentata dall’indotto elettorale, allora controllato dal partito nazionalsocialista di Adolf Hitler.

“Monti is not the right man to lead Italy” titola il Financial Times. Mario Monti, a nostro avviso non solo non è la persona giusta ma risulterebbe persino “dannoso”. E non solo per il futuro dell’Italia, ma anche della stessa Europa.

Anche se proprio lo stesso Monti ha confermato l’esistenza di una egemonia tedesca in Europa, quando nello scorso mese di ottobre ha usato addirittura il termine “colonizzazione” dichiarando: «Spero che saremo ricordati come coloro che hanno evitato la colonizzazione dell’Italia», sarebbe però un grave errore considerare che il professore sia un burattino manovrato dalla volontà teutonica della Merkel. In realtà egli è un accademico di grande caratura, convinto e profondo sostenitore di una visione che vuole i concetti economici prevalere sui valori umani e le esigenze delle persone.

Una sua eventuale “consacrazione” elettorale rappresenterebbe quindi il trionfo definitivo della tecnocrazia europea a scapito dell’Europa dei Popoli. Che Monti sia uno dei massimi esponenti della burocrazia europea che vuole propinarci l’economia sociale di mercato, come giusta e unica medicina per lo sviluppo della nostra civiltà, imponendo un sistema che non ci considera cittadini ma consumatori, e che mette al primo posto gli interessi delle oligarchie finanziarie ed i valori economici rispetto agli interessi delle persone ed i valori umani, lo dimostrano in maniera evidente il suo passato, i suoi scritti e lo confermano le decisioni prese durante i tredici mesi del suo governo tecnico. Lo dimostrano le scelte adottate anche quando il suo governo si dovrebbe occupare solo dell’ordinaria amministrazione. Lo confermano i concetti espressi nella sua Agenda.

Nella sua agenda, infatti, quando Monti parla di Europa non parla certo di cittadini, di diritti, di civiltà, di umanità, di progresso dei popoli, ma parla solo di banche, finanza, fisco, e burocrazia. Nell’agenda testualmente leggiamo: «Le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012 segnano l’avvio di un cammino per la costruzione di un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale»

Ma più che le parole quello che davvero conta sono i fatti. Indiscutibile il fatto che negli stessi giorni in cui ha imposto agli italiani il pagamento dell’IMU anche sulla prima casa, stimata intorno a 3.8 miliardi di euro, il governo Monti ha stanziato 3,9 miliardi di euro per il salvataggio di una banca privata, il Monte dei Paschi di Siena. Un istituto che, oltretutto, come affermato qualche giorno fa da Bloomberg, ha effettuato operazioni definite “opache” con la Deutsche Bank, addirittura scommettendo contro il valore dei nostri BTP.

Il governo Monti, ritenendo i criteri economici prioritari rispetto alla dignità delle persone, si è reso protagonista del significativo caso degli “esodati”. Secondo la Cgil, sarebbero 200mila le persone rimaste senza alcuna tutela pensionistica grazie alla riforma delle pensioni del ministro Fornero, ma altre fonti ipotizzano cifre di trecento, quattrocentomila esodati. Già la sola mancanza di numeri esatti e certi dimostra l’incapacità del suo governo e dei super-pagati funzionari responsabili, e il fatto che non sia ancora avvenuta la pubblicazione ufficiale del primo decreto “esodati” per la salvaguardia della platea dei 65mila che sarebbero stati individuati, dimostra quanto poco stiano a cuore gli interessi delle persone rispetto alle esigenze contabili.

Monti ha gettato ombre anche sul futuro della salute, parlato dell’insostenibilità futura del Servizio Sanitario, e basta leggere con attenzione la sua Agenda per verificare la reale portata del suo pensiero. Per esempio, quando sostiene che i servizi sociali devono avere come obiettivo quello dell’autosufficienza. Anche qui riportiamo letteralmente il pensiero montiano, che prima sostiene che «Anche i servizi sociali territoriali, che hanno sofferto nella stretta della finanza pubblica, devono essere riconosciuti nella loro importanza fondamentale, trovando una soluzione di finanziamento strutturale e di lungo periodo, prima di concludere con una davvero cinica affermazione, che però rivela i fondamentali della sua convinta filosofia: «Infine, bisogna giocare la partita di un vero e proprio piano per l’autosufficienza». Avete capito? Ci rendiamo conto? I servizi sociali devono puntare all’autosufficienza.

Il governo dimissionario, nel più assoluto silenzio della stampa, ha trovato il tempo la scorsa settimana per confermare il taglio di 20mila posti di lavoro, riducendo l’organico delle forze armate da 190mila a 170mila unità. Ma non ha trovato il tempo per intervenire sulla penosa situazione del nostro sistema carcerario e giudiziario, malgrado la condanna della Corte di Strasburgo.

Tutti certamente ricordiamo come Monti abbia sostenuto con forza e pubblicamente che togliere l’IMU sulla prima casa avrebbe avuto come unica conseguenza quella di doverla rimettere, raddoppiata, l’anno successivo. Tutti lo abbiamo ascoltato in campagna elettorale rimangiare queste affermazioni e sostenere invece che questa imposta si può rivedere e persino togliere.

Nella sua Agenda, Monti condiziona la possibilità di tagliare le tasse al raggiungimento del risanamento dei conti pubblici. Nella sua Agenda, Monti dichiara senza possibilità di equivoci che non un euro deve essere destinato alla crescita, ma che invece «ogni provento delle dismissioni deve essere integralmente destinato allo scopo della riduzione dello stock del debito pubblico».

Nella Agenda Monti non solo non esiste la parola “esodati” ma sfacciatamente egli sostiene che: «La riforma delle pensioni ha dato al Paese il sistema più sostenibile e avanzato in Europa». Dalle lacrime della Fornero possiamo tranquillamente passare alla risata amara che sovviene leggendo, sempre nell’Agenda Monti che: «Guardando avanti, al primo posto delle priorità vi è l’esigenza di un’efficace informazione ai singoli lavoratori circa le pensioni che essi possono ragionevolmente attendersi di ricevere, in modo che possano meglio pianificare il loro futuro e i loro risparmi». Professore, ma scherziamo? Al primo posto delle priorità non c’è la questione “esodati” ma una specie di nuovo call center? Nessuno ha detto al professore che calcolare la propria pensione si può già fare oggi e non solo sul sito dell’INPS ma persino su Donna Moderna???

Nella Agenda Monti non esiste alcun passaggio che parla di detassare il lavoro dei giovani. Quella degli under 30 è quindi una proposta evidentemente lanciata solo per le sopravvenute esigenze legate ai sondaggi elettorali. Significativo rilevare che nella Agenda Monti la parola “cittadini” è presente solo due volte. La prima quando Monti sostiene che: «I cittadini devono essere meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli» e poi quando ammette che l’Europa «deve essere più democratica e meno distante dai cittadini». Per il resto è presente la parola “consumatori”, spesso letteralmente sostituita dal termine “cittadini-consumatori”.

Monti è infatti uno dei massimi e più autorevoli sostenitori della teoria economica che trae origine dall’Ordoliberalismo della Scuola di Friburgo di Walter Eucken, elaborata durante la crisi della Repubblica di Weimar, una scuola che riconosceva la necessità di un controllo non dirigista dello Stato nei confronti del sistema economico capitalista. Riproposta da Röpke nella Germania post-nazista del dopoguerra, l’economia sociale di mercato propone una “terza via” tra liberalismo e collettivismo, in cui lo stato deve svolgere una funzione garantista nei confronti del libero mercato. Nulla a che vedere, anzi letteralmente opposta all’idea di Europa di padri fondatori come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che come obiettivo si proponevano invece quello di abolire la miseria e di estendere i servizi pubblici e i bisogni essenziali come cibo, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria, a tutte le categorie sociali. Una Europa dei popoli, una Europa Federale, gli Stati Uniti d’Europa e non l’Europa dei tecnocrati del mercato. L’economia mista secondo i padri fondatori si risolve di fatto in una privatizzazione dei profitti e in una pubblicizzazione delle perdite, favorendo il diffondersi nel sistema di un elevato grado di corruttela.

Se non c’è alcun dubbio che la figura di un premier così serio e morigerato come il professore, sia stata una grande ed evidente inversione di tendenza rispetto al ricco, potente, giocherellone e persino “puttaniere” suo precedessore. Resta però evidente che la credibilità dell’Italia in Europa non deve essere affermata dall’abito, dall’apparenza e dall’immagine, ma dal suo peso politico e culturale, dai suoi fondamentali economici e di civiltà umana.

Nella sua Agenda Monti afferma che:«Per contare nell’Unione europea non serve battere i pugni sul tavolo». Siamo d’accordo, l’Italia conta in Europa perché è uno dei Stati che l’ha fondata, perché ha oltre 60 milioni di abitanti, perché è una grande economia. I pugni sul tavolo vanno battuti per affermare il diritto dell’Italia a volere l’Europa dei popoli, per affermare che in Europa deve prevalere la solidarietà tra i popoli, deve prevalere la sussidiarietà tra le nazioni e deve porre il veto ogni volta che invece nelle riunioni prevalgono negoziati che cercano il compromesso tra gli interessi di parte. Nell’Europa l’interesse di parte deve essere malvisto, deve essere apertamente denunciato, va considerato nefasto, antieuropeo.

Ma sulla credibilità di Mario Monti gli italiani hanno le idee chiare. Il sondaggio della SWG pubblicato l’11 gennaio e presente nel sito del Governo parla chiaro. Fiducia in Mario Monti? 31% poca, 39% nessuna. Secondo lei Monti quando dice che se sarà premier si attiverà per abbassare IMU e IRPEF è… poco credibile 43%, per nulla credibile 35%.

Un sondaggio che dopo questo risultato, che boccia il professore prima ancora del Financial Times, “stranamente” nelle settimane successive non ha più riproposto questa domanda. D’altronde alla domanda se occorra proseguire o meno con la politica del rigore e dall’austerità hanno ormai risposto tutti, esattamente in maniera opposta al professore. In testa Barack Obama che ha dichiarato che se non si alza il tetto del debito pubblico americano sarà una catastrofe per l’economia mondiale.

Il presidente degli Stati Uniti ha detto chiaramente che non è possibile e non sarebbe giusto smettere di spendere quello che si è speso per generazioni. Monti quindi non solo non è la persona giusta per guidare l’Italia, ma è decisamente la persona sbagliata. Perché l’Italia e l’Europa hanno bisogno di una politica che rimetta al centro dell’azione politica ed economica la persona umana, la sua dignità ed i suoi diritti. L’Italia e l’Europa non sono aziende. I criteri fin qui applicati si sono rivelati fallimentari e servono persone in grado di disegnare un futuro in cui la finanza e l’economia siano al servizio dei cittadini, e non viceversa.

L’Europa dal 2008 al 2012 ha stanziato in favore del sistema bancario oltre 5mila miliardi. Sono dati ufficiali dell’Unione Europea. In quattro anni l’Europa dei tecnocrati che da una parte ha imposto povertà, degrado, depressione ai suoi popoli ha destinato due volte e mezzo l’intero ammontare del debito pubblico alle banche private. Di questi ed in meno di tre anni ben 1600 miliardi sono stati già erogati al sistema bancario. Questi sono fatti, sono numeri, non sono parole.

La scorsa settimana, parlando all’inaugurazione della stazione ferroviaria della Tav a Torino, Monti ha infatti sostenuto che “per realizzare scambi come questo nacque lo Stato italiano e la grande storia del Risorgimento”. La sua visione è talmente costretta e limitata che persino lo spirito del Risorgimento viene ridotto e finalizzato al mero progresso economico.

Non siamo intelligenti come lui ed i suoi candidati. Preferiamo continuare ad essere ritenuti stupidi e cretini, e desideriamo continuare a considerare quello dei giovani protagonisti del Risorgimento, come sangue versato per ideali di libertà e di giustizia. Quel sangue ha irrigato la nostra terra per fertilizzarla di diritti, per perseguire il progresso della civiltà a vantaggio dei cittadini e della loro umana dignità.

Quando l’Europa emette una sentenza chiara ed inequivocabile che condanna l’Italia per violazione dei diritti umani, per calpestare nelle carcere la dignità umana, quando i giudici della Corte di Strasburgo si dichiarano “colpiti dal fatto che il 40% dei carcerati è recluso ancora in attesa di giudizio”, l’Europa non viene ascoltata.

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 11 gennaio dimostra nei fatti che un governo non solo “tecnico”, ma persino dimissionario, e che dovrebbe quindi occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, ha invece trovato il tempo per approvare un protocollo con una azienda privata, una società per azioni che si occupa della cosiddetta “chimica rinnovabile”, ha trovato il tempo per approvare in via definitiva un taglio di 20mila unità all’organico delle forze armate, decisioni che riguardano appunto i conti e l’economia, ma non ha trovato il tempo per risolvere il problema dei 65mila cittadini che vivono in carceri sovraffollate e tanto meno ha ritenuto opportuno porre rimedio al fatto che il 40% di questi è innocente ed in attesa di giudizio. Sono numeri, ma non riguardano, purtroppo, l’economia, ma il diritto, la libertà, la dignità umana.

Il presidente del Consiglio dimissionario ha di recente citato una favola della tradizione tedesca, quella del “Pifferaio di Hamelin”. Ha quindi rappresentato gli italiani come i topolini della favola e il suo predecessore come il pifferaio magico che con il suo fascino li portava ad annegare nel fiume. Ebbene, Monti non solo dimentica che nella favola il pifferaio magico viene chiamato proprio per liberare la città dai topi, ma soprattutto dimentica del tutto i 130 bambini e la figura del borgomastro, il Sindaco della città.

Ebbene, se non c’è alcun dubbio sul fatto che Berlusconi in quella favola potrebbe brillantemente interpretare il ruolo del pifferaio magico, Monti potrebbe magnificamente vestire i panni del Sindaco della Città, che facendo prevalere l’interesse economico, abbandona alla tragica morte, non i topolini, ma i 130 bambini della sua città, rifiutando di pagare quanto concordato con il pifferaio.

Lasciamo da parte le “favole” e pensiamo concretamente alla reale possibilità che proprio le urne italiane possano assumersi il compito di spazzare definitivamente dal tavolo l’idea che si possa ancora proseguire una politica che impone oggi ai popoli sacrifici, lacrime, sangue, rigore e austerità, in favore di un domani migliore garantito dal successo dei mercati e delle oligarchie finanziarie.

La legge elettorale non ci permette di esprimere preferenze. Ma in realtà il 24 e 25 febbraio, oltre a rinnovare il parlamento, una preferenza da esprimere ce l’abbiamo. Quella tra due idee di Europa esattamente contrarie e contrapposte. Il referendum è chiaro e semplice: possiamo votare per l’Europa dei consumatori oppure per l’Europa dei cittadini.

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